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Sarà anche “simulata” ma…
Che “Impresa”!
 
 

Premessa

17 novembre 2008

È una giornata cupa, e coperta di nuvole. L'aria è come sospesa.

Il motivo? La Quaresima, la nostra perfida professoressa di economia aziendale, ha proprio voglia di interrogare. Lo sguardo è imperscrutabile, ma chiunque la conosca almeno un po' sa che dal suo lieve sorrisino ha tutta l'aria di fucilare l'intera classe. Perché è un po' così. Le sue interrogazioni si volgono sempre allo stesso modo, con un capro espiatorio che avanza tra i banchi, aria funebre e concetti confusi, già pronto ad essere minacciato da domande senza senso e termini incomprensibili.

Jessica si tortura le doppie punte con aria apparentemente assente.  Improvvisamente però, arriva un rumore. Bussa qualcuno. Tutti ci voltiamo istintivamente, con un moto di speranza.

“Chi sarà mai?” chiede la Quaresima, con il sorriso già scomparso dalla bocca. Per lei chiunque disturbi la lezione è un miserabile, un traditore. Anche le bidelle sono condannate a morte.

“Un angelo custode,”mormora qualcuno, credendoci davvero. La risposta arriva presto... Dalla porta, timidamente, entra un professore. Tutti alzano un po' la testa, in attesa di una sua sentenza.

“Ragazzi, ho un comunicato,”ci dice il salvatore. “Ho in ballo un progetto importante, la creazione di un’impresa. Probabilmente parteciperete voi e noi del quarto B...”

“Ah,”è l'unica cosa che esce da Suor Quaresima.

Il professor Sgrò annuisce e si allontana, non prima di tornare sui suoi passi.

Sorride. “Ah... Dimenticavo! Se tutto va bene, si va a Barcellona.”

 

9 maggio 2009

Ne è passata di acqua sotto i ponti. O meglio, ora il progetto ce l'abbiamo in mano, al porto di Civitavecchia, aspettando solo che la nave ci porti a Barcellona. Ma questo importa poco. Il fulcro di questa storia è la concretizzazione del nostro progetto. Presentare alla “fiera” un lavoro durato mesi. Vabbè, non che Barcellona poi, faccia così schifo...! E non fa neanche schifo l'accompagnatore che ci guida dentro la nave. Qualcuna lo guarda assorta... O forse è troppo stanca per parlare. Ci lasciamo trasportare così, fino alle cabine. Stasera niente progetti, niente pensieri, niente porchetta... Stasera si va in disco! “Ma quale disco...”dice Loredana, appena entrata, con la faccia basita. “... Stà cofa è un buco...!” Benedetta, che invece ha più padronanza dell'ambiente, decide di buttarsi in pista alla “vada come vada.” E infatti incrocia un casertano, che sembra interessato all'acquisto. I due, al posto di parlare si insultano, come due novelli sposini. Volano parolacce. Alla fine Benedetta fa un volo dalle scale e si ritrova stremata a terra. Linda invece decide un assolo in mezzo alla folla. Ma di certo non pensava che le sarebbe venuto il colpo della strega e così, fingendo che non fosse successo niente, batte in ritirata. A Sara non va meglio. I piedi le si consumano così tanto che è costretta, appena tornata in cabina, ad immergerli in una bacinella di acqua calda. Insomma, archiviato il flop della prima sera, si pensa già al giorno più importante. E poi, se è vero che il buongiorno si vede dal mattino, allora Zeudi è una grande esperta in questo. Il problema è che non se la fila nessuno. Bocche corrucciate, trucco sfatto, effetto vedo/non vedo, vedo uno zombie. Le sopravvissute non hanno molta voglia di svegliarsi. Dalla bocca di Betta esce pure un: “Fermatelo... No!” che probabilmente rivela un trauma, post-caduta, che le deve aver compromesso qualche funzione cerebrale. Dopo una marcia funebre ed una colazione veloce, ecco il momento tanto agognato.  ciò che ci ha fatto arrivare qui, l'obiettivo principale, l'unico e il solo. La “fiera”. L'occasione per presentare il nostro prodotto. Non importa quante ore di viaggio ci siamo fatti, o quanto poco abbiamo dormito. La fiera è la fiera. Ed è un miraggio. Una sala di forma ovale, con tanti stand disposti uno di fronte all'altro, ognuno a presentare il proprio prodotto. Il senso per cui sono lì. Prodotti tradizionali, come olio d'oliva, mozzarelle, ma anche presentazioni diverse, come trasporti, come viaggi. Presentato da gente che viene da tutta Italia. Dietro quegli stand, quella gente, c'è un lavoro durato mesi, che ha assorbito le loro giornate e li ha spinti ad arrivare fin lì.

Il loro compito è come il nostro. Mostrare ciò che possono offrire, acquistare ciò che a loro serve. Come abbiamo fatto noi. C'era chi vende, lì fermo, e chi acquistava.

Diventare imprenditori, o almeno, sfiorare quella piccola bugia che magari è un'ipotetica verità di un domani non troppo lontano. Perché dopotutto, imprenditori un po' nella vita dobbiamo esserlo. E quindi tutto ciò che distribuiamo, ciò che illustriamo o spieghiamo, in realtà è una anticipazione del nostro futuro. In un certo senso è davvero come lavorare...

Come quando decidiamo di convincere una cliente a comprare la nostra porchetta... Solo che era vegetariana! E quando ci dividiamo tra chi va avanti e indietro per la fiera ad acquistare, e chi è fermo, lì, a cercare di vendere. È come un meccanismo segreto che si attiva dentro di noi, aldilà del jeans e della maglietta che indossiamo. Vuol dire che l'impresa sta funzionando...

“Guardate... è Barcellona.”

Barcellona è davanti a noi, oltre le vetrate della nave Grimaldi.

Barcellona, quella vera, quella che va aldilà delle vetrate, la viviamo dopo pranzo, capitanati da una strana guidatrice con una parlata poco rassicurante, simile ad un rantolo. Qualcuno,  con scarsa convinzione, prova a leggerle il labiale.

Barcellona è quella degli artisti di strada, e delle architetture caratteristiche; è magia, ma è anche, per ogni ragazza che si rispetti, una bella scorpacciata di shopping. La guidatrice che ansima la facciamo parlare da sola. Ora ci aspettano un po' di negozi...

E la sera? E la sera disco...!

 

Martedì 12 maggio: la fuga dei vittoriosi.

“Zeudi è sparita!”

E Benedetta è disperata. Se non la trova entro pochi minuti la Quaresima sarebbe capace di buttarla giù dalla nave. Ma ecco che la mattutina appare all'improvviso, lasciando ogni preoccupazione al momento in cui ci saranno le premiazioni per lo stand migliore.

Ma quali premiazioni! Vi sarebbe piaciuto, vero?

Un finale coi fiocchi è pretendere troppo. E poi con la Quaresima è una corsa continua, mica puoi pensare di fermarti un attimo! No, no. Dopo l'Ultimo Pranzo è come assistere alla finale dei quattrocento metri. Tutti a correre come fuggiaschi. Chi porta le valigie a destra, chi a sinistra. La Quaresima con uno strano cartellone in mano... Bah. Cos'era lo capiremo solo più tardi.

“Ma io ho fame,”si mette a piagnucolare Loredana.

“E io c'ho sonno...”

“Anvedi chissù...!”

“C'ho tutto il trucco sbavato...” Dovresti vedere quello che avevi di notte, tesoro...

“Aho, se salpa...!”

“Ma che si salpa, scemo! Qua stiamo appena a scende...!”

 

 

Postfazione

15 maggio 2009

Jessica si tortura le doppie punte con aria apparentemente assente.

Agli altri non va molto meglio... Parliamo di esclusi, intendo. Ma di loro c'è poco spazio per i ricordi. Siamo in sala informatica e la Preside sventola in mano quello strano foglio che la Quaresima portava in mano al momento dell'atterraggio. La mappa del tesoro.

“E sono orgogliosa di dimostrare quanto impegno e quanto onore...”

Il cartellone che ha in mano la Preside non è altro che il premio, l'onorificenza ottenuta da noi studenti-un-po'-lavoratori per aver costruito con originalità un progetto d'impresa.

E meno male che non abbiamo portato vestiti eleganti...! Chi l'ha detto poi, che una maglietta non fa un bell'effetto?

E in anteprima, solo per gli esclusi di Barcellona (perché c'è sempre un rovescio della medaglia...): una giornata a Cancelliera!
 
- classe 4B (IGEA) - classe 4C (IGEA)
 
Impertinente - n° 3 di Maggio 2009
 
 
 
 
   

 

 

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