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Tra la vita e la (buona) morte
 
 

Credo che ogni uomo abbia il diritto di morire dignitosamente; un corpo obbligato alla nutrizione e alla respirazione forzata non si può definire tale, perché al suo interno non vi è più nulla se non l’umiliazione.

Nessuno è in grado di definire se l’eutanasia sia giusta o sbagliata, dal momento che per giudicare bisogna conoscere; comunque ci si può fare un’idea esaminando i casi da un punto di vista esterno.

L’accanimento terapeutico è come una medaglia, ha due facce: da una parte, mettiamoci nei panni di una madre che ha un figlio che può essere tenuto in vita soltanto da una macchina; quest’ultima farebbe di tutto pur di poter abbracciare, stringere e sfiorare il corpo di suo figlio ogni giorno, un corpo su cui poter piangere, anche se ormai ridotto ad una scatola vuota. Dall’altra parte pensiamo alla persona distesa su di un letto d’ospedale, ricoperta di tubi… E’ questo quello che avrebbe voluto se fosse stato ancora cosciente? La dignità è uno dei principi fondamentali dell’essere umano.

Vi è molto da discutere sui limiti dell’accanimento terapeutico e sul diritto del malato, dal momento che ambedue le parti (il medico e il malato) posso aver ragione; però mi chiedo: perché, un medico che per pietà decide di interrompere le cure di una persona in coma, viene definito un assassino? C’è ben poco da dire al riguardo, vista l’incredibile facilità con la quale si arriva a formulare un giudizio così severo.

Oggettivamente, quando una persona non è più in grado di intendere e di volere, interrompere le cure sembra la cosa più giusta da fare; invece, da un punto di vista affettivo si diventa egoisti ma allo stesso tempo pieni di amore: non si pensa ad altro che ad accudire e ad amare un corpo, anche se ormai senza vita.

A mente lucida è facile prendere in mano la situazione, e poter decidere cosa sia la cosa giusta da fare. Bisogna trovarsi in determinate situazioni per potersi schierare da una parte o dall’altra. Non sono dunque in grado di definire chi abbia ragione o chi abbia torto. Il mio giudizio rimane sospeso, nel bel mezzo delle due facce della medaglia.
 
- Isabel Zevini (IGEA) - 3 C
 
Impertinente - n° 1 di Dicembre 2009
 
 
 
 
   

 

 

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