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La comicità plautina vincente anche tra i contemporanei
 
 

Dopo aver assistito, presso l’Auditorium del liceo classico J. Joyce di Ariccia, alla celeberrima Aulularia plautina, raccogliamo alcune riflessioni sulla comicità e l’attualità di Plauto.

 Vissuto nel III sec a.C., tuttora studiato nei licei italiani, è ricordato come uno degli scrittori latini più famosi: con il suo contributo ha segnato il genere romano della commedia per sempre.

Le sue opere non sono state apprezzate solo dai suoi contemporanei ma, da quando gli umanisti le hanno riscoperte, dopo il lungo periodo medievale in cui, per ovvi motivi, sono rimaste nell’ombra, sono sempre state considerate un modello comico che ha influenzato, in Italia, autori come Machiavelli e Goldoni ma anche gli stranieri Shakespeare e Molière.

Il “genio” plautino sta nell’aver saputo attingere sia dalla scrittura greca antica che dai suoi contemporanei oltre che nella capacità inventiva. Ha saputo rielaborare i personaggi, attribuendogli per lo più fisionomie comuni e caratteristiche della società dell’epoca, facendoli diventare “tipi”, più che persone reali.

Oltre ai testi Plauto trasforma la stessa messa in scena: il metateatro e lo smascheramento dei trucchi di scena gli permettono, infatti, di allontanarsi sempre più dalla realtà ma parallelamente consentono al pubblico di avvicinarsi alle commedia e allo stesso autore.

La nuova commedia di Plauto è una “commedia di carattere”, che rende possibile un raggruppamento dei personaggi per categorie, in questo modo l’autore non è costretto a soffermarsi sulla loro psicologia ma ne deve solo esaltare i tratti caratteriali essenziali per sfruttarne la comicità.

L’umorismo di questo autore è immediato, così come lo era quello del greco Aristofane; Plauto, per l’appunto, attinge molto dalle opere dei Greci, le quali vengono tradotte e adattate anche secondo il criterio della contaminatio. Sono anche altri gli aspetti che accomunano Plauto ad Aristofane, ad esempio alcune tematiche e l’aver scritto durante la guerra, ed è probabilmente proprio questo il motivo per cui entrambi hanno come obiettivo quello di coinvolgere il pubblico: offrirgli un diversivo.

Nonostante le varie somiglianze con alcuni autori greci, ma anche latini, Plauto si è distinto per la difficoltà che suscita la comprensione dalle sue commedie a causa della forma; dei temi affrontati (che non erano più né didascalici né morali) e del lessico adottato: si serve infatti di termini di uso quotidiano, spesso volgari, così come lo sono le trame e le situazioni che presenta.

La stessa volgarità che ha reso Plauto famoso nel III sec a.C. permette oggi, più di duemila anni dopo, a determinate tipologie di film, come i film natalizi di Boldi e De Sica, di registrare incassi da record.

Ora è necessario porsi una domanda: perché la volgarità suscita ilarità immediata e con tanta facilità?

“Perché tutti vedono la volgarità negli altri ma non in se stessi” è così che ha risposto Carlo Verdone, attore comico e autore, e non è forse vero? Quando si vede al cinema o al teatro la rappresentazione di un uomo “grezzo”, “scurrile”, “licenzioso” subito viene identificato con qualcuno che si conosce ma sicuramente mai con se stessi, e così si ride credendo di sbeffeggiare “l’altro” senza rendersi conto che forse c’è qualcuno che ha visto in noi  quel personaggio negativo.

Inoltre sarebbe un’ipocrisia dire che gli insulti e talvolta perfino le oscenità sono entrate a far parte del linguaggio di tutti i giorni, ma resta comunque una “sorpresa” per il pubblico sentire quelle stesse parole durane uno spettacolo, teatrale o cinematografico che sia tanto da essere sempre oggetto di fragorose risate. Questo atteggiamento è di difficile comprensione, forse può essere interpretato come un’altra maschera, stavolta ad indossarla non sono più gli attori ma il pubblico.

 
- Nicole Affinita - Alessandra Morinelli III LB
 
Enjoyce - n° 3 di Maggio 2008
 
 
 
 
   

 

 

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