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Lettera aperta a Maria Grazia Moroni
 
 

Cara Maria Grazia,
ho avuto modo di parlare di te qui a scuola e mi è venuto in mente che non ti ho mai scritto una lettera.
Sono diverse le occasioni nelle quali mi sei venuta in mente, in tutte è sempre riaffiorato un particolare ricordo che mi riportava alcune tue caratteristiche che, sono certo di avertelo detto, ti rendevano interessante.
In questo periodo sto riorganizzando il progetto "Noi sul territorio" e in occasione dei contatti con le Istituzioni, ripensavo alla tua prima visita al Museo Civico di Velletri, quando ti sei cimentata, con alle spalle oltre due giorni di studio, nella presentazione di un museo abbastanza ricco di reperti che....... non avevi mai visto. I ragazzi della scuola media di Genzano ti hanno ascoltato interessatissimi prima di entrare e poi ..... sorpresa! Il Direttore del Museo in persona si è offerto di guidare il gruppo. All'interno, per ogni reperto con conseguente spiegazione, il coro da parte del gruppo di Genzano: "Ce lo ha già detto Maria Grazia". Inevitabile, al termine della visita, la domanda del Direttore: ma chi è questa Maria Grazia che ha detto tutte queste cose????? In quel momento sicuramente non solo tu, ma anch'io avevo superato tante nuvolette, si da sentirmi oltre il famoso settimo cielo. Nessun complimento avrebbe potuto essere così forte e realistico.
E quella volta che siamo andati a Frattocchie? Anche lì non avevi mai visto la villa del Seicento gestita dai Frati Trappisti, del resto anche io la vedevo per la prima volta, ma si sa le vere guide studiano i siti sui testi e ne acquisiscono le conoscenze dalle immagini, così quando un paio di volte mi sei venuta a chiedere approfondimenti su quello che avresti dovuto dire, in realtà non avevi bisogno d'altro che di essere rassicurata, tu, che devo essere sincero, sicurezza ne trasmettevi tanta.
Ho seguito le tue vicissitudini con molto dolore, alla fine del primo anno, quando ci hai costretto a valutare i tuoi (comunque validi) progressi con i docenti che ti seguivano nella tua degenza in Ospedale.
Ti ho seguito comunque anche nel tuo secondo anno, anche se non avevo classi, ma lavoravo solo sul progetto, quando sei stata bene eri sempre disponibile per le visite guidate, una certezza!
E siamo giunti al tuo terzo anno, tornato nelle classi, ho avuto il piacere di ritrovare la tua Terza C, ma più di qualcuno dei capelli bianchi che ho lo devo a te! Quel giorno, all'inizio dell'ora, mentre mi accingo a raggiungere la classe, mi corre incontro Annalisa dicendo: Maria Grazia sta male! Mi sono precipitato e ti ho trovato a terra nell'antibagno con la testa tra le mani, che ti lamentavi per il dolore insopportabile.
Non ti nascondo che in quel momento ho dovuto faticare moltissimo per non lasciarmi e lasciarti andare; abbiamo lottato insieme per tre interminabili quarti d'ora, mentre Annalisa si dava da fare per rintracciare tua madre e tua sorella. Se ti alzavo le gambe il dolore aumentava, se ti alzavo la testa il polso diminuiva e sembrava stessi perdendo conoscenza. Dopo questo tempo veramente lungo, hai cominciato ad accusare meno dolore e il polso ha ripreso a battere come il mio cuore che si era fermato.
Da quel giorno sono passate diverse settimane prima che ti dimettessero dall'ospedale e potessi tornare a scuola.
Quest'anno si ripropone il progetto e dovrò riorganizzare un gruppo di ragazzi che ancora una volta ricominceranno ad esporre, con tutte le loro certezze, incertezze e considerazioni, i contenuti di qualche ora di studio; so già che non sarà facile, ma l'esperienza, il ricordo che porto dentro, sono certo, mi sarà di notevole aiuto e tanti altri ragazzi ricalcheranno le stesse scene.
 Voglio concludere questa mia, con la frase che Katia ha scritto sulla lavagna della tua classe, l'ultimo giorno di scuola del primo anno:
<<Non so se saremo ancora insieme il prossimo anno, ma è stato comunque bellissimo stare con voi. Grazie a tutti>>

 
- Mauro Trombetti
 
Mercurio - n° 2 di Marzo 2008
 
 
 
 
   

 

 

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