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Modelli linguaggi e codici
 
 

Se ci soffermiamo a pensare come sia cambiato il modo di comunicare ci troviamo di fronte a numerose alternative. Risulta comunque evidente come i giovani usino le nuove tecnologie in maniera smaliziata e senza timori reverenziali. Mi incuriosisce la recente moda di inviare accanto a frasi brevi e sintetiche in stile sms uno dei simboli che caratterizza lo stato d'animo del momento (per questo si chiamano emoticon?).
Forse per prerogativa professionale o per una mia particolare inclinazione, non tralascio di esplorare questi nuovi codici, e, a questo proposito, vorrei qui fare un breve "excursus" sulla capacità di entrare prepotentemente nella comunicazione di nuovi simboli segni e abbreviazioni. Questi, anche se non direttamente, testimoniano la volontà dell'uomo e soprattutto dei giovani di padroneggiare in modo efficace, veloce e perché no divertente, il linguaggio e la corrispondenza quotidiana e questo, scusate se lo rammento, rimanda ovviamente alla logica e alla capacità prettamente matematica di sintetizzare per raggiungere un obiettivo prefissato.
Quando si parla di modelli possiamo pensare ad una qualunque attività, dalla moda ai pianeti alle automobili, ma sempre la parola modello rimanda alla presenza di due parti:

1. Un sistema reale, che per qualche motivo (perchè troppo grande o troppo piccolo, troppo lontano o troppo costoso o pericoloso) non si riesce o è difficile da esaminare.
2. Il modello vero e proprio, cioè una rappresentazione del sistema reale che ne mette in luce alcuni aspetti.

Per esempio sono modelli:
 
* La scaletta che si usa per scrivere un tema in italiano;
* Il corpo umano utilizzato come modello nelle arti figurative, nella scultura, nella fotografia, nella moda e nell'abbigliamento;
* I fenomeni migratori (di animali, popolazioni) studiati con modelli appositi che ne descrivono tempi modi e dimensioni;
* Le previsioni meteorologiche costruite studiando modelli di comportamenti del clima.

Partendo da questo elenco risulta come, riferendoci a dei modelli, non si inventa nulla, ma si rappresenta ciò che già esiste e si conosce.
La costruzione di un modello è dunque un passaggio indispensabile per risolvere problemi.
Ecco allora che ci si trova di fronte ad un nuovo problema: quale linguaggio utilizzare per descrivere i modelli?
Esistono due possibili linguaggi: il linguaggio naturale usato da tutti per comunicare e il linguaggio formale che rispetta determinati codici.
Anche se i linguaggi formali esistono da molto tempo (già Aristotele se ne occupava nell'antica Grecia) può essere utile capire le differenze tra loro ponendoci le seguenti domande:
* I linguaggi formali sono più sintetici, perché allora non si usano per le comunicazioni fra gli uomini se non in pochi casi?
* Si usa lo stesso linguaggio per parlare al telefono o per inviare un messaggio con il telefonino?
Ovviamente ogni linguaggio ha un suo fondamento ecco: allora entrare in gioco i codici, cioè l'insieme di simboli e regole che descrivono l'oggetto.
Torniamo di conseguenza ai simboli grafici quindi alle emoticon, ma anche ai segnali stradali, alle icone di Windows, ai codici numerici, ai codici musicali.
Si tratta di un elenco certamente incompleto, ma, per concludere, vorrei ricordare soprattutto ai ragazzi che, questa spontanea abilità di schematizzare utilizzata nelle loro conversazioni, li introduce in una storia millenaria dell'uomo, dove la comunicazione in codice è stata sempre sfruttata e li inserisce, loro malgrado, nella tradizione.
Di fatto, non bisogna tralasciare di coniugare storia e modernità, tradizioni e nuove tecnologie e soprattutto, non bisogna limitare, in ogni ambito di conoscenza, lo spunto per migliorarsi perché è questo uno degli stimoli che anima la vita.

 
- M. E .Verdini
 
Mercurio - n° 2 di Marzo 2008
 
 
 
 
   

 

 

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