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Basta aprira la BOCCA!
 
 
Bamboccioni, immaturi, mammoni, bulli, teppisti ed altro ancora. Questi sono alcuni dei tanti aggettivi usati dai mass media per definire i nostri giovani, i giovani che popolano questo strano e difficile universo del nuovo millennio.
 Sempre, in ogni luogo e in qualunque circostanza che offra la possibilità di parlare si ergono importanti (ma vuoti dentro) gli stupidi saccenti che pontificano sui giovani e tirano fuori proclami e sentenze che chiunque, con un po' di umana sensibilità, troverebbe rivoltanti e assurdi.
 Il bello è che ognuno offre dei giovani (più per mania di narcisistico protagonismo che per altro), una definizione che dà l'impressione di dire qualcosa che nessun altro prima abbia mai detto. E così a furia di sputare sentenze sono giunti a definire la scuola come uno zoo safari, pieno di animali selvaggi più o meno feroci, da osservare con morbosa curiosità e da tenere a distanza!
  Qualcuno ha forse dimenticato che si sta parlando di giovani, di studenti non di belve strappate dal loro habitat naturale e diventate, ahiloro, oggetto di curioso piacere, di giovani, così come lo siamo stati noi con i dubbi, le incertezze, le speranze e le illusioni dell'età.
 Tutti i personaggi che si sono "dilettati" a definire i nostri studenti non sanno forse che, dal di fuori, questo zoo, come lo chiamano loro, non è altro che la bellissima copia di ciò che loro hanno prodotto nella società e che continuano a produrre!
 Parlano di generazione che non li assomiglia, parlano di generazione senza più valori, senza ideali né speranze dimenticando che tutto ciò lo hanno distrutto loro e noi eravamo presenti: i messaggi che arrivano dalla televisione sono drammaticamente sbagliati e fuorvianti, la famiglia senza problemi, che fa colazione la mattina con tutti i suoi componenti riuniti attorno al tavolo, spensierata e sorridente quale messaggio vuol dare quando tutte le mattine le famiglie, invece devono fare i conti con orari diversi, con realtà particolari, con stress più o meno espressi e con problemi di cui la realtà pubblicitaria non tiene conto?
 E i modelli di adulti litigiosi, irascibili e violenti nello sport (calcio nostrano soprattutto), nelle trasmissioni televisive, nei reality show, in parlamento, per strada, dappertutto dove li mettiamo? Si cerca, ed è questo il nocciolo della questione, di annientare le menti dei nostri giovani inculcando loro modelli sbagliati, li si rende incapaci di pensare e di proporre un modello che vada controcorrente, se vesti diverso dagli altri sei out, fuori dal gruppo, se studi o fai il tuo dovere sei out, se coltivi degli interessi non da giovane di oggi sei out, insomma sulla base dei nostri fallimenti si è creato un giovani incapace di ribellarsi ad un adulto che in tutti i campi ha qualcosa da nascondere. E così anche i genitori si trovano spaesati, inermi di fronte a dei figli che sembrano distanti 1000 anni luce, ogni loro messaggio è sbagliato, perché sbagliato è l'approccio con i giovani. Nessuno vuole essere più d'esempio, tutti pretendono di essere obbediti e rispettati quando per primi non sanno obbedire.
 Ma molti di noi si sono, forse, dimenticati che, anche se su un altro piano, anche noi abbiamo avuto i nostri problemi di comunicazione con le generazioni dei nostri genitori? Il '68 di chi è figlio? E la fine degli anni '70 con il terrorismo, con alcuni giovani che nel nome di chissà quali nobili ideali sparavano e sprangavano l'antagonista politico?  Non sono stati forse strumentalizzati quei giovani? E noi cosa abbiamo imparato? Ad additare i nostri giovani di essere dei mammoni, dei parassiti, degli ignoranti solo perché non sono come noi!
 Qualcuno di noi ha mai ascoltato il loro grido disperato, il loro messaggio di una solitudine infinita che ha portato la comunicazione a forme aride come gli sms, ai graffiti, a musica demenziale e assordante, o ad altre forme più plateali e a volte violente?
 I murales o graffiti che riempiono le nostre città sono forse peggio di quei cartelloni pubblicitari con immagini e messaggi subliminali e assurdi? I nostri giovani con i graffiti vogliono comunicare la propria esistenza, sempre alla ricerca della libertà, vogliono dare un segnale al mondo degli adulti che è sempre più "alieno". Dobbiamo sforzarci di capire ciò che il nostro modus vivendi non ci fa comprendere, dobbiamo cercare di capire le loro trasgressioni, il loro urlo magari arrabbiandoci con una certa misura, ma arrabbiandoci e non facendo finta di niente perché è questo che loro non vogliono, vogliono che noi per primi reagiamo, ci indigniamo e ci confrontiamo cercando di capire che il loro mondo interiore non è poi così diverso dal nostro.
 Negli scritti di molti giovani si parla solo di amore, di solitudine, di abbandono, di speranze perdute, ci siamo chiesti perché? Vorremmo che i nostri giovani imparassero a vivere in una società che gli è stata imposta e che non hanno creato, che imparassero sui nostri modelli e stereotipi, sulle nostre esperienze, invece dovremmo lasciarli più liberi di sbagliare, più liberi di crearsi un futuro cercando di abbattere quel muro di ipocrisia che tempesta il nostro mondo, quello degli adulti.
Si parla tanto, in campo politico, di riforme in favore dei giovani, delle famiglie ma dove sono questi interventi? Così facendo spingiamo i nostri giovani a disilludersi senza essersi nemmeno illusi, li svuotiamo prima di averli riempiti di chicchessia valori. E allora combattiamo a fianco dei nostri giovani che tutti i giorni hanno da offrirci un'umanità che la classe politica e gli adulti bacchettoni o finti "grilli parlanti"  non conoscono, aiutiamoli a crescere osservandoli nelle loro piccole conquiste quotidiane, specchiamoci in loro e...forse ritroveremo anche noi la strada per una società migliore.
 
- Rocco Fondacaro
 
Mercurio - n° 2 di Marzo 2008
 
 
 
 
   

 

 

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