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Esperienze letterarie
 
 

Sabato 17 Novembre 2007, l’Auditorium del liceo di Ariccia J. Joyce ha ospitato la presentazione del libro Vita  di Giuseppe Ungaretti (ed. Anemone Purpurea)  dello scrittore e critico letterario Walter Mauro.
La “forma” dell’evento, efficacemente organizzato dalla bibliotecaria Bruna De Felici, responsabile del progetto “Lettura”, è quella ormai collaudata dell’incontro diretto dell’autore con gli alunni (ricordiamo il precedente di successo con il libro Caligula alla presenza dell’autrice Maria Grazia Siliato).Partecipe  il preside Roberto Previtali e numerosi professori che, in classe,  dall’inizio dell’anno scolastico hanno commentato ai ragazzi il testo in oggetto.
A completare la presentazione c’è  l’armonica unione tra poesia e musica con le letture di liriche di Ungaretti e il contributo al pianoforte del maestro Giampiero Belotti.
L’incontro ha inizio con la presentazione di un video in cui il poeta, maestro di Walter Mauro, descrive la zona dei Castelli Romani e, nel dettaglio, il paese di Marino in cui Ungaretti ha soggiornato.
A questa documentata parentesi di vita fa seguito l’intervento dello scrittore Aldo Onorati che esalta la poetica ungarettiana nella sua capacità straordinaria di farsi portavoce delle esigenze umane e delle sue  debolezze e nota, al contempo, come il lavoro di Walter Mauro non sia soltanto il frutto di un’attenta ricostruzione biografica ma soprattutto il risultato di uno stesso percorso di vita, di un’ importante e “formativa” amicizia.
Ecco che quindi si lascia spazio alla poesia vera  e propria: la platea, che manterrà un livello d’attenzione soddisfacente, può così lasciarsi trasportare dalle emozioni delle liriche ungarettiane, lette con sorprendenti competenze espressive dai bravi Lorenzo D’Urso e Sara Gallo. S’instaura così un percorso musicale e poetico che sembra ricalcare la storia del poeta stesso,  l’alternarsi delle letture e del pianoforte scandisce simbolicamente l’esperienza di Mauro ed Ungaretti e rivela un pezzo di vissuto dopo l’altro, ancor prima dell’intervento dell’autore.
Ma chiaramente, la più genuina testimonianza ce la riporta il prof.  Walter Mauro che ripercorre le tappe più importanti della vita di Ungaretti (“paragonabile solo a quelle di Byron e di D’Annunzio”). La sua è una ricostruzione, a dispetto degli anni, lucida, rigorosa ed onesta, una ricostruzione fatta da amico per amico, da critico per lettore, ma soprattutto da “testimone” che ha vissuto in presa diretta un periodo politico, culturale e letterario fondamentale per la storia italiana. Viene illustrata perciò l’intera parabola poetica ed espressiva di Ungaretti; si parte dalle primissime esperienze ad Alessandria d’Egitto agli studi nel 1912 a Parigi. E’ la capitale francese il luogo dove comincia a maturare la sua vocazione poetica, è un ambiente fertilissimo-dice Mauro- dove il giovane Ungaretti viene a contatto con personalità di grande spessore come Apollinaire, Picasso, Braque e Palazzeschi. L’autore spiega poi come il giovane poeta abbia studiato e avuto come punto di riferimento la poetica del Leopardi, sbrigliata però da ogni tendenza di carattere meramente interpretativo per lasciare spazio a sfaccettature prettamente “umane”.
Proprio quell’umanità, quella necessità di risposte di cui trasudano le opere frutto della tragica e dolorosissima esperienza sul fronte. La vera poetica ungarettiana nasce quindi, ci fa notare l’autore, come qualcosa di estremamente tangibile, come un bagaglio di esperienze umane, di sofferenze e ferite profonde. Il porto sepolto vede il sangue delle trincee, L’Allegria e Sentimento del tempo si sviluppano come l’atavica necessità dell’uomo di trovare risposte alla sua condizione precaria, come la necessità di un ultimo baluardo di speranza. Ecco perciò che l’autore spiega l’importanza della parola, della sua profondità capace di mitigare una realtà troppo spesso tragica.
Giunti al termine dell’incontro, lo spettatore comprende non soltanto l’eccezionalità dirompente, emblematica e di frattura col passato della lirica di Ungaretti, ma anche la grandezza dell’arte poetica in generale. Quello a cui abbiamo assistito, senza dubbi, ha un grande risvolto formativo, avvalorato infine dalla risposta che Mauro dà alla domanda su cosa sia, nel profondo, la poesia: “E’ improvvisazione - dice- è qualcosa che viene da dentro”. E forse, questo, vale più d’ogni altro commento.

 
- Ruben Bocale (IV LB)
 
Enjoyce - n° 1 di Dicembre 2007
 
 
 
 
   

 

 

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