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Donna tra libertà e prigionia
 
 

L’emancipazione femminile si registra ormai in tutto il mondo, ma a seconda dei paesi e delle culture in modo maggiore o minore.
Ovunque le donne rivendicano autonomia, uguaglianza con gli uomini e maggiori diritti, ma spesso alcuni governi irrigidiscono ancora di più certe posizioni perpetrando e non eliminando le discriminazioni nei confronti delle donne.
Un esempio è la differenza dei diritti tra uomini e donne in paesi islamici.
In Tunisia, Algeria, Marocco le donne possono indossare gonne e mettere il rossetto, ma in Afghanistan sono ancora nascoste da un velo che non lascia scoperti nemmeno gli occhi, non hanno il diritto di lavorare per mantenere i propri figli, le donne che ricoprono cariche importanti all’interno della società vengono continuamente minacciate ed invitate a ritirarsi. In Turchia, al contrario, le donne possono occupare posizioni di rilievo anche nel mondo politico.
Secondo me l’utilizzo del velo è sempre stato uno strumento in mano agli uomini di governo, per mantenere la donna in condizioni di inferiorità. In diversi paesi la donna è considerata inferiore già dalla nascita, ad esempio in Bangladesh la venuta al mondo di una femmina non è festeggiata invece quella di un maschio sì.
Insomma le donne sono considerate, per svariati motivi e pretesti (religiosi, politici, di tradizioni sociali) ed ancora in troppi luoghi, cittadine di seconda categoria.
Uno dei successi della globalizzazione riguarda però proprio l’emancipazione femminile. Nei paesi più arretrati sta iniziando l’alfabetizzazione delle donne. E’ iniziata anche la carriera politica femminile, poiché le donne elette come deputate occupano il 14% dei seggi come media mondiale. L’attività economica svolta dalle donne è cresciuta notevolmente.
L’ascesa delle donne nel mondo del lavoro afferma il principio della parità dei diritti tra donne e uomini.
Fortunatamente nel nostro paese, e negli altri paesi maggiormente occidentalizzati, questo processo di emancipazione della donna è già molto avanzato.
Tutte hanno diritto di lavorare, il numero delle donne in politica è notevole, e nella vita quotidiana sono autosufficienti essendo anche in grado di svolgere la funzione di entrambi i genitori nel caso abbiano dei bambini.
Nei Castelli Romani l’emancipazione femminile è notevolmente affermata. La donna ha raggiunto un livello di condizione sociale e ha ottenuto opportunità molto simili a quelle dell’uomo, infatti è impiegata regolarmente in tutti i settori, sia in quelli più prestigiosi, sia in quelli più semplici. La donna però ha il dovere di svolgere non uno solo, ma spesso due mestieri, cioè, oltre ad occuparsi della sua professione, che le dona una propria identità ed immagine, deve dedicarsi alla propria famiglia, soprattutto nei primi anni di vita dei figli. Spesso è perciò costretta a lasciare il proprio lavoro per un certo periodo, con ripercussioni negative su eventuali progressioni di carriera. Nel complesso la condizione della donna nel nostro territorio è notevolmente agiata.

 
- Martina Lapresa (I LB)
 
Enjoyce - n° 1 di Dicembre 2007
 
 
 
 
   

 

 

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