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Edizione 2021 - 2022

 
 
 
     
   
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Rothko: l’emozione del colore
 
 

“Amo vedere l’oggetto e il sogno disciogliersi nell’immaterialità del ricordo e dell’allucinazione più di quanto desidererei. L’artista astratto ha dato vita materiale a molti mondi sconosciuti, a tempi ignoti. Ma io rifiuto la sua negazione dell’aneddoto, come rifiuto la negazione dell’esistenza materiale. Per me infatti l’arte è un aneddoto dello spirito, è l’unica possibilità di rendere concreta la resa della sua velocità, tanto variabile, e del silenzio” (Mark Rothko)

Per festeggiare la riapertura del grandioso Palazzo delle Esposizioni, progettato dall’architetto Pio Piacentini alla fine dell’Ottocento e ancora oggi dominatore incontrastato dell’asse urbanistico di Via Nazionale, Roma presenta al pubblico una mostra-evento dedicata ad uno dei massimi esponenti della pittura del Novecento: Mark Rothko (1903-1970). Le circa cento opere esposte, provenienti da alcuni dei più importanti musei del mondo, offrono una panoramica pressoché completa del complesso sviluppo linguistico di cui l’artista si è fatto protagonista nei quarantacinque anni della sua attività. Dai primi dipinti figurativi, in cui Rothko si concentra sul tema alienante dell’uomo nella città, di cui gli spazi claustrofobici della Subway diventano sintesi rappresentativa, si passa alla fase surrealista  e quindi a quella pienamente astratta.
E’ importante sottolineare come l’approdo alla pura astrazione sia avvenuto attraverso una meditazione lenta e progressiva, come se la conquista della pura forma dovesse avvenire, paradossalmente, attraverso l’abbandono del linguaggio figurativo. A partire dagli anni ’50, Rothko non rappresenterà più immagini riconoscibili, i frammenti della realtà oggettiva che fino a quel momento aveva comunque inserito nelle proprie tele; d’un tratto, ciò che più gli interessa è creare dei pannelli fatti di solo colore, così intensi e puri da poter suscitare un effetto di spazialità ultraterrena o, se si preferisce, spirituale. I grandi dipinti realizzati dall’artista nella fase più tarda della sua produzione, appaiono come immense porte verso l’infinito; porte aperte verso dimensioni “altre”, in cui l’osservatore attento ed “ispirato” potrà perdersi e ritrovarsi, scoprire spazi inimmaginabili e sconosciuti.
E’ stato detto che Rothko volle fondare con le proprie creazioni  una sorta di religiosità laica, offrendo attraverso i propri dipinti la possibilità di esperire una dimensione mistica ed emozionante, senza legare le proprie opere ad alcun credo riconosciuto.
La verità è che le opere di questo straordinario artista si comprendono assai meglio attraverso una visione diretta e disincantata (ma non pregiudiziale, mi raccomando!) che per il tramite di qualsiasi speculazione critica o filosofica. L’assoluta essenzialità della sua arte richiede un rapporto diretto ed esclusivo tra l’osservatore e il dipinto: di fronte alle sue tele, immersi nel bagliore ammaliante della sua intensa tavolozza, siamo invitati ad entrare nello spazio della pittura. Dopo pochi istanti di silenziosa contemplazione (da affrontare con lo stato d’animo con cui ci avvicineremmo ad una pala d’altare), la superficie apparentemente compatta del dipinto comincia a prendere forma, assumendo l’aspetto di una superficie lunare (come nei grandi Neri) o assumendo forme scultoree dal plasticismo morbido e avvolgente.
Per quanti vorranno avvicinarsi alla sua arte con curiosità e sentimento, la mostra del Palazzo delle Esposizioni sarà più che una rivelazione, un viaggio dell’anima.

Mark Rothko
dal 6 ottobre al 6 gennaio 2007
Palazzo delle Esposizioni
Via Nazionale, 194 (metro Repubblica) - Roma
Domenica, Martedì, Mercoledì e Giovedì: dalle 10,00 alle 20,00
Venerdì e Sabato: dalle 10,00 alle 22,30
Lunedì: chiuso
Ingresso ridotto per studenti

 
- Irene Baldriga
 
Mercurio - n° 1 di Novembre 2007
 
 
 
 
   

 

 

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