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I racconti del mistero
Il campeggio
 
 
Mi svegliai col sole che batteva sul mio cuscino e mia madre che mi chiamava dalla cucina. Era finalmente arrivato il giorno della partenza. Ancora assonnata gettai i piedi giù dal letto. Dove erano finite le mie pantofole? Mezzora dopo salutavo la mia famiglia dal finestrino del pullman che partiva. Era stata un’idea di mia madre quella di mandarmi, quell’estate, a quel campeggio con ragazzini della mia età, unica cosa che ci accomunava da come potevo vedere nel pullman. Erano tutti intenti a sentire la guida che descriveva il posto dove avremmo trascorso due settimane. Ma io, ormai, ne avevo sentito parlare dai miei genitori tante di quelle volte che neanche la ascoltavo. Sapevo già che saremmo andati in montagna, esattamente in una valle ai piedi di un bosco. Ma ora mi interessava osservare il volto dei miei compagni. Guardavano la guida come se ormai conoscessero a memoria ogni sua singola frase. Avevano volti dai tratti semplici, di quelli che si scordano facilmente, ma un particolare li rassomigliava tutti, la carnagione molto chiara. Una frenata brusca mi fece distogliere dai miei pensieri. Eravamo già arrivati! La vita in campeggio era come me l’ero immaginata e così la prima settimana passava in escursioni, passeggiate, gite e picnic. L’ultimo giorno ci diedero due ore di “libertà” per andare dove avessimo voluto. Così ci lasciammo alle quattro vicino alle tende, con l’accordo di ritrovarci tutti là dopo due ore esatte. Io me ne andai da sola perché erano scappati tutti via velocissimi e quando mi girai anche la guida era sparita, come se si fosse dissolta. Così incominciai a camminare persa nei miei pensieri, passo dopo passo. Poi, alzando gli occhi, vidi che si era fatto buio, e che ormai mi trovavo nel bosco. Chissà come ci ero arrivata senza accorgermene. Due sere prima la guida ci aveva detto che con il buio era meglio non avventurarsi troppo oltre. Un brivido mi percorse la schiena. Guardai l’ora: erano le sei e dieci! Agitatissima mi guardai intorno ma ormai mi ero persa, perché non sapevo più da che parte ero arrivata. Poi scorsi davanti a me Laura, una mia compagna, ma era così pallida, non sembrava lei… era… un fantasma! Ero gelata dalla paura. Fluttuando a mezz’aria tra i rami degli alberi iniziò a parlare: “Tutti noi del campeggio” disse ”tanti anni fa ci siamo persi in questo bosco stregato, e tu, così ci hai liberato dall’incantesimo che ci teneva legati qui!” Detto questo si voltò per andarsene e scomparve. Mi svegliai col sole che batteva sul mio cuscino e mia madre che mi chiamava dalla cucina. Fortunatamente era solo un sogno! Era finalmente arrivato il giorno della partenza. Ancora assonnata gettai i piedi giù dal letto. Dove erano finite le mie pantofole?
 
- Lucia Fantini
 
Noi ci siamo - n° 2 di Maggio 2005
 
 
 
 
   

 

 

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