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Laboratori che passione
Un laboratorio speciale
 
 

Da qualche giorno, a scuola  abbiamo iniziato a fare una specie di laboratorio che si chiama “Arte-terapia”.
In un primo incontro, Corrado e una sua amica ci hanno fatto fare dei giochi con la musica e poi ci hanno fatto costruire una casa di cartone.
Dopo un po’ di giorni con le nostre case abbiamo fatto una città con tutte le cose necessarie.
Questo gioco per noi è stato molto divertente.
Ognuno di noi ha messo la sua “ casa dei sogni” nel posto giusto della città, mentre gridavamo forte il nostro nome.
Nella città, poi, abbiamo aggiunto tutte le cose che mancavano.
Ogni volta che c’è questo laboratorio facciamo qualcosa di nuovo: è come un gioco che continua.
Abbiamo usato questi materiali: carta, cartone, colori, fili, sassi, acqua, plastica, forbici.
Durante il gioco ognuno di noi si sente molto bene, non litiga ed è molto felice e contento.
Sicuramente noi siamo l’unica scuola su tante che fa queste cose.
In poche parole,questo laboratorio è come un gioco che ci insegna a creare cose belle e a credere nella fantasia che ti passa nella mente.
E’ anche quel qualcosa che piace a noi perché è creare con segni, disegni, suoni e scritture.
Diciamo che è un laboratorio che cattura l’anima a chiunque.
Non devi scrivere frasi, tabelline, problemi, esercizi o altro.
Puoi parlare sempre o alcune volte, e puoi stare anche in silenzio.
E’ come un percorso da percorrere giocando, ridendo e facendo delle cose per imparare con tranquillità.
Dopo aver completato la città con tutti i particolari, ognuno di noi doveva scegliere un momento della giornata in cui riprendere la città con la telecamera.
Tutti gli altri bambini, intanto, suonavano con degli strumenti musicali e creavano l’atmosfera.Alla fine abbiamo dovuto fare una cosa molto" dispregiativa” per qualcuno e forse molto divertente per qualcun altro: abbiamo distrutto tutto.
Abbiamo dovuto far morire la nostra città perché tutte le cose hanno una vita.
Nasciamo,viviamo, ci sviluppiamo e poi muoriamo, come la nostra città. Per me è stato strano fare quella cosa. Però non fa niente, perché forse era quello la trama del gioco: avere una soddisfazione a fare una cosa e poi lasciarla.
Quando Susy ci disse di distruggere la città, era come se noi eravamo  stati cattivi e dovevamo “sfrattare” e mandare via tutti gli abitanti della città.
Demolire la mia casa dei sogni mi aveva veramente appesantito e io cercavo di consolarmi.
Mi è veramente dispiaciuto, ma in quel gioco, bisognava farlo.
E’ stata la cosa più brutta, mi ero affezionata alla mia casa e non volevo più distruggerla.Quando tutti avevano cominciato a dare calci alle case della città, io e Beatrice abbiamo preso le nostre case perchè ci dispiaceva romperle, ma poi le abbiamo rotte anche noi.
Mentre le rompevamo si era fatta una gran polvere e ci veniva da tossire, allora le maestre ci hanno fatto uscire fuori.
Stiamo aspettando  con impazienza il prossimo incontro e ci dispiacerà molto che sarà l’ultimo di quest’anno. Speriamo di rifare questo laboratorio anche l’anno prossimo.

 

 
- Sasha, Milena, Gianni, Chiara S. - 4 A
 
Rodarilandia - n° 2 di Aprile 2007
 
 
 
 
   

 

 

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