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Giornata della memoria 27 gennaio 2007
Per non dimenticare… e pensare ad un futuro migliore
 
 

Sono passati molti anni dalla fine della seconda guerra mondiale e ogni anno, a scuola, il 27 gennaio, noi alunni e alunne insieme alle nostre maestre, ci riuniamo per ricordare i tragici avvenimenti di quella guerra.
Quante persone e quanti bambini e bambine come noi hanno sofferto, sono morti.
C’ era la guerra!
La guerra… che brutta parola ! La guerra si sa semina odio, fame, malattie, dolore, morte.
Allora perché gli uomini dicono di volere la pace ed invece fanno la guerra? A scuola impariamo a memoria tante poesie sulla pace, le illustriamo e ci soffermiamo a fare tante riflessioni e riusciamo a trovare tante parole significative che vorremmo gridare a tutti; quando invece leggiamo brani o libri che parlano di guerra, allora ci sentiamo tristi.
Noi bambini e bambine non abbiamo vissuto la guerra (per fortuna !) e neanche i nostri genitori perché sono tanto giovani, ma molti dei nostri nonni sì.
Ascoltiamo i loro racconti che ci sembrano incredibili.
Lo scorso anno scolastico, nella nostra classe, è venuto il signor Giuseppe Magnaterra, nonno della nostra compagna Chiara Baldo, a raccontarci la sua prigionia in un campo di concentramento nazista.
In quel campo nonno Peppe ha lavorato tanto, ha fatto il sarto, cuciva le divise dei soldati tedeschi.
Era giovane, ha sofferto e si è ammalato.
Ha visto morire molti dei suoi amici ma, lui è riuscito a salvarsi e a tornare a casa.
Eravamo molto attenti e silenziosi al racconto di nonno Peppe e ci dispiaceva di vederlo con le lacrime agli occhi mentre ricordava la sua dolorosa esperienza.
Nel corso degli anni di scuola elementare abbiamo assistito a tante altre testimonianze, anche di persone famose, e ci siamo resi conto che i sentimenti che le accomunavano tutte erano gli stessi: PAURA e DOLORE.
Nel lontano 1944 anche a Lanuvio e Campoleone sono stati segnati dalla guerra. Molte famiglie di Campoleone sono state accolte dagli abitanti di Lanuvio, (da quelli che non avevano lasciato il paese per andare profughi in posti più sicuri).
Hanno condiviso il rifugio che li ospitava giorno e notte.
Sotto il terribile bombardamento del 17/02/44, in quelle grotte, sono morte molte persone e anche tanti bambini/e  di Campoleone.
Tra essi  c’erano alcuni zii della nostra compagna Chiara Salvatori.
Anche il nonno di Christopher era in una di quelle grotte. Lui si è salvato, ma altri suoi parenti non ce l’ hanno fatta.
In quelle brutte grotte, forse, molti rifugiati non si conoscevano nemmeno, eppure le loro mani si sono subito strette.
Avranno parlato di un futuro migliore, avranno riso, avranno pregato, avranno pianto… sicuramente, anche se per poco tempo, sono stati amici.
La guerra !…
La guerra è veramente finita?
In molte parti del mondo c’è ancora.
Noi lo sappiamo dai giornali, dalla televisione. Vediamo scorrere brutte e tristi immagini di persone, di bambini che muoiono ogni giorno, che soffrono, che lavorano e ai quali non viene riconosciuto alcun diritto.
Oggi, da Paesi lontani, arrivano in Italia tante persone che noi riteniamo DIVERSE, forse perché il loro Paese non è in stato di pace, oppure perchè non c’è lavoro.
Vengono in Italia con navi anche rotte e quando sbarcano sembrano i più felici del mondo.
Noi ci chiediamo “Perché l’ Italia ? Perché da noi ? “. Noi siamo un popolo che vive in pace e loro sperano di trovare un lavoro, di sentirsi a casa, perciò loro devono fa parte della nostra società.
Essi, invece, vengono spesso sfruttati, mal pagati e qualche volta anche accusati ingiustamente. Secondo noi, tutto questo non dovrebbe accadere; noi dobbiamo accettare la venuta di queste persone, accoglierle come quando qualche amico viene ospite a casa nostra.
Tutto qua!
Se ognuno di noi facesse questo, il nostro mondo sarebbe migliore.
Noi tutti dobbiamo impegnarci a lavorare perché questo avvenga. È un lavoro lungo e faticoso, ma siamo sicuri che se vogliamo, possiamo riuscirci benissimo.
Speriamo che “i grandi della Terra” prendano esempio da noi bambini che dopo un litigio riusciamo subito a fare pace.
Così nel mondo non ci saranno più guerre.
Ci sarà la PACE e lavoro per tutti, si potranno costruire case.
Gli uomini si rispetteranno e noi siamo sicuri che nessuno avrà più bisogno di lasciare il proprio PAESE per sempre. 

 
- I bambini e le bambine - 5 A
 
Rodarilandia - n° 2 di Aprile 2007
 
 
 
 
   

 

 

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