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Edizione 2021 - 2022

 
 
 
     
   
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Visita al campo di concentramento DACHAU
 
 

Iniziamo a camminare, tutti stiamo attenti a non far troppa confusione poiché proviamo un profondo rispetto per le persone che a loro insaputa hanno dovuto soffrire solo perché di razza diversa.
Mi colpisce una lunga fila di case dormitorio per gli ebrei a sinistra e degli ufficiali a destra.
A guardarle da lontano così pulite, sembrava impossibile credere che lì dentro, ammassati come animali, gli ebrei trascorrevano le loro ultime notti prima di andare a morire.
Mi volto a guardare verso la mia destra; anche gli altri mi seguono. Altri dormitori trasformati in museo stanno dritti e ordinati come soldati; entrando dentro, una grande immagine che simboleggia il potere nazista mi attira e decido di fotografarla:
E’ un pugno che schiaccia delle persone, che inutilmente cercano di scappare.
Poco più avanti una fotografia illustra una lunga fila di uomini e donne ebree che pazientemente attendono di entrare nel lager.
Continuiamo la nostra visita; in un’altra stanza dentro un armadio sono custodite due divise di prigionieri ebrei, sono bianche a strisce blu. Con queste divise era ben difficile nascondersi, oppure fuggire. Continuiamo a camminare.
Mentre parliamo e sentiamo la crudeltà di questo posto, entriamo nella stanza dove i nazisti per farsi ubbidire e piegare le volontà e le dignità degli ebrei, usavano picchiarli con dei lunghi e sottili bastoni.
La stella con su scritto jude e’ esposta dentro un quadro: e’ il simbolo ebraico e la condanna per coloro che l’indossavano.
Da una finestra del museo, si vede un monumento innalzato in onore delle vittime del nazismo, che più di ogni altra parola, spiegava la ferocia umana.
Sembrava una grande rete che tiene imprigionati senza scampo uomini e donne.
Proseguiamo questo viaggio “nell’inferno di Dachau”, su un computer l’immagine di quello che era un uomo, compare chiaro e drammatico. Il disgusto mi assale, la rabbia anche.
Come si può arrivare a tanta crudeltà?
Come si può uccidere senza pietà una persona solo perché di razza diversa dalla tua?
Finito di guardare le crudeltà esposte nel museo, andiamo a vedere le camere a gas: altra “grande” invenzione per la
distruzione di massa.
Mentre cammino, m’immedesimo così tanto di sentirmi anch’io l’ebreo condannato a morte.
Arrivo davanti alla camera a gas. E’ piccola e comunque letale.
Entro, mi guardo intorno e un forte senso di abbandono mi assale, e’ una specie di vertigine che mi costringe ad appoggiarmi contro una parete, alzo lo sguardo e dal soffitto si vedono dei buchi dai quali passava il gas velenoso.
Esco, mi sento di nuovo libero, ma e’ una sensazione che dura poco perché, la guida ci descrive la stanza dove venivano fatti gli esperimenti sulle persone.
Fortunatamente non la possiamo visitare, forse questa volta non avrei avuto il coraggio di entrarci.
Il campo di Dachau e’ enorme, camminiamo per un po’ prima di arrivare ai forni crematori, altro mezzo per la distruzione di massa, inventata da menti assassine.
Una lapide con su scritto “krematorium” saluta noi visitatori.
Di nuovo un senso di nausea e di angoscia mi assale.
M’immagino ebreo anch’io, costretto a trasportare i miei compagni nell’ultimo luogo di questo immenso “inferno”.
L’unico sollievo e’ pensare che quei forni “maledetti” erano usati soltanto per i morti, per non lasciare testimonianza delle atrocità.
La visita nel lager e’ finita.
C’incamminiamo verso il pullman che ci aspetta dove ci ha lasciati.
Mi volto a guardare il monumento in onore delle vittime del nazismo e penso:

 “mai più dovrà accadere; mai dimenticare!”

 
- Vittorio Massa
 
Impertinente - n° 3 di Giugno 2006
 
 
 
 
   

 

 

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