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Gli alimenti OGM cancelleranno la fame nel mondo?
 
 

Gennaio 2006: il presidente americano Bush manda un messaggio al Forum di Cooperazione Commerciale fra Usa e Paesi dell’Africa.
Gli Stati Uniti  sono pronti ad aumentare del 50% gli aiuti allo sviluppo per tre anni, a condizione che i Paesi del continente nero aprano le frontiere ai prodotti agricoli geneticamente modificati.
Il messaggio arriva nel pieno di una crisi alimentare che coinvolge 14 milioni di persone  nell’Africa Australe.
Maggio 2006: i vescovi delle filippine chiedono una moratoria sul commercio di granturco geneticamente modificato, perché preoccupati dell’ impatto sull’ambiente.
Può davvero il transgenico essere utile per il problema della fame?
Alberta Guerra, responsabile per la campagna di Focsiv ( le Ong di matrice cristiana) risponde di no, per diverse ragioni. La prima è che gli Ogm sono un pericolo per la biodiveristà.
Nella situazione attuale si può escludere a priori che la ricerca transgenica, possa contribuire all’autosufficienza alimentare delle aree povere, perché è dimostrato che la fame non dipende dall’insufficienza di cibo, ma dal fatto che i poveri non hanno accesso alle risorse.
Il pianeta potrebbe produrre cibo abbondante per tutti, ma milioni di persone non hanno accesso alla terra, all’acqua, al credito. Queste sono le ragioni della fame, oltre a i conflitti.
Prudenza e attenzione ai criteri etici: sono i due pilastri della posizione della Chiesa cattolica sugli ogm.
Recentemente la Chiesa ha affermato che le biotecnologie possono essere uno strumento utile alla soluzione di gravi problemi, come la fame e le malattie.
Ma si avverte che il potenziale di questo strumento “non è neutro”: esso può essere usato sia per il progresso dell’uomo, sia per la sua degradazione.
Poiché si è constatato che l’applicazione di queste scoperte nell’ambito industriale e agricolo produce a lungo termine, effetti negativi, ogni intervento in un’area dell’ecosistema non può prescindere dal considerare  le conseguenze in altre aree e sul benessere delle  future generazioni.

Tratto da Famiglia Cristiana n. 51 del 2006

 
- Michela Dionisi (IGEA) - Serena Pescetelli (IGEA) - Debora Sticca (IGEA) - 2 B
 
Impertinente - n° 3 di Giugno 2006
 
 
 
 
   

 

 

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