RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Arte

LA VIA DEI GIGLI - FESTA CONTEMPORANEA DELL\'ARTE DELLE DIFFERENZE

Il 28 giugno si festeggia la bianca fioritura dei gigli: nuovamente si ripete il miracolo di una immagine "paradisiaca" che sostituisce quella di una iconografia di San Giuseppe in tonaca marrone che porta in mano un giglio gigantesco, immagine che aveva rattristato una piccola bambina in visita alla chiesa del suo paese in occasione della "Preghiera di Maggio".
Ormai adulta, l\'artista Linde Burkhardt ha voluto rappresentare nel giugno 2007 al Campo dell\'Arte il suo riabilitarsi con questi fiori, quando due anni prima ebbe la visione di bianchi gigli selvatici che crescendo si stagliavano sul verde scuro di cipressi ed edera. Nell\'opera dell\'artista ogni elemento modulare bianco accoglie un bianco giglio: opera artistica e natura insieme che come scrive Crispolti: «...celebra un candore come tale ormai utopico nel mondo di oggi ma che la natura instancabilmente ci offre riproponendo così nello schieramento dei gigli un possibile "simbolo di speranza" forse un\'alleanza non ancora del tutto perduta tra uomo storia e natura». "La Via dei Gigli" è diventata opera emblematica al Campo dell\'Arte, un percorso obbligato e ogni anno una tappa per "ritrovarsi nell\'arte".
Per un anno, lungo questa via, molti artisti, centinaia di studenti ma anche donne con diversità di esperienze hanno saputo interpretare la voce di questo "cambiamento", e la diversità di ognuno è diventata ricchezza, in quella ricerca di armonia collettiva attraverso un contatto creativo con la natura e con l\'altro.

Così la creazione di una "Struttura Cosmica"
Riccardo Dalisi, gli studenti vincitori di un concorso di design B.A.S.E. (Biennale d\'Arte degli Studenti Europei), dell\'Istituto d\'Arte Mercuri di Ciampino-Marino e dell\'Istituto d\'Arte Novelli di Velletri hanno creato una linea di ricerca lavorando con materiali di risulta. Si sono costruiti alberi con radici, con le chiome alte verso la luce, la pioggia, gli insetti, ma anche gambe che "lanciano in alto il corpo..." la testa e poi le braccia e le mani che si protendono ed elaborano. Infine gli occhi che guardano lontano e le orecchie e l\'olfatto, organi che stabiliscono supporti estesi con tutto il cosmo fino alle stelle. Questo essere meraviglioso che è l\'uomo-donna ha una struttura cosmica così come le piante e gli animali - sottolinea Dalisi.
Ogni cosa seppur diversa nella sua essenza e nella sua raffigurazione è fatta per stabilire molteplici relazioni con l\'intorno, con altre cose e con il "tutto".

Così la "Casa degli Intrecci", attraverso Francesco Pernice, ha fatto incontrare persone che hanno messo in movimento le proprie capacità intuitive e creative, la propria leggerezza ludica, per mettere a calibro la necessità con la vitalità.
La nostra necessità oggi è agire per la nostra sopravvivenza e la sopravvivenza stessa della terra attraverso il guardare con attenzione al mondo naturale e al mondo rurale, lasciandoci guidare dal sentimento per avvicinare le piante, gli insetti, gli uccelli e sentire il loro respiro. Questo contatto è avvenuto con uno strumento della modernità, con la fotografia digitale, stravolta poi con strumenti più tradizionali (forbici, colla, colore). Così altri alberi, altre piante si sono rigenerati per costruire una "casa degli intrecci" dove giovani studenti hanno saputo abbozzare una casa che ha per fondamenta radici, per struttura tronchi, per copertura un cielo di rami, foglie, fiori.

Così il "Vestito di Donna" - installazione creata per un evento importante: il Centenario della Giornata Internazionale della Donna, realizzata da 160 donne con Angela Casaregola e Francesco Pernice - vuole essere il simbolo della loro capacità di creare un tessuto, una rete di relazioni che interpreta emblematicamente la stessa loro vita, la loro capacità di cura, la loro affettività diffusa ed anche le difficoltà per una completa emancipazione, le loro sofferenze spesso senza voce.
Questa opera multidimensionale ha espresso diversità di percorsi e di vissuti con esperienze di arte terapia e l\'uso di varie tecniche artigianali e artistiche: dalla tessitura alla stampa, dal dipinto al cucito con la realizzazione di trame e racconti personali e collettivi in questo grande abito di donna.

Così il "Semenzaio"
Gli studenti dei corsi professionali regionali, coordinati dal Prof. Piergiorgio Rossi, del Dipartimento Strutture dell\'Università Roma Tre, Facoltà di Architettura, hanno utilizzato per l\'auto-costruzione di un "Semenzaio" al Campo dell\'Arte una risorsa che oltre ad essere caratteristica del nostro ambiente agrario, è economica, ecologica e facilmente reperibile: la canna di fiume.
Si tratta di un materiale semplice, all\'apparenza fragile e modesto, ma che acquista qualità architettoniche grazie all\'intreccio di moduli triangolari, e alle complesse figure che ne derivano.
Questa scelta si pone come una soluzione low-cost e di basso impatto ambientale - ma con alto valore simbolico - per veicolare importanti contenuti di ricerca e sperimentazione, con notevoli ricadute didattiche: la creatività, la comunicazione nel gruppo di lavoro, la condivisione dei saperi, l\'utilizzo di tecnologie semplici, la riscoperta della manualità si sostituiscono al più banale e tristemente noto consumo di risorse "pesanti", intrusive nei confronti dell\'ambiente.

Così con le Creatività tra Tecnologia e Natura con Riccardo Dalisi, Francesco Pernice e Gioacchino Marino si è sperimentata l\'unione dei materiali della tecnologia moderna, che serve a soccorrere l\'antico consolidando strutture degradate con l\'uso di materiali del tutto naturali: le canne, i rami della potatura che altrimenti andrebbero eliminati per inservibilità... E quindi utilizzare variamente profilati di alluminio o di pvc componendoli con aste ricavate da rami di potatura appena sbozzati.
Le composizioni rispondono a diverse concezioni strutturali. Partono da una forma base trilitica attorno a cui si legano le forme contorte dei rami di legno. È sorprendente come si alternino regolarità ed irregolarità, strategia strutturale con gesti del tutto "gratuiti". Vengono fuori degli obelischi che richiederebbero forse una "purificazione", una razionalizzazione. Si alternano idea e gesto. Sono opera di gruppo.
L\'esperimento è la base per mettere in atto la strutturazione del modello a sei della "compressione discontinua e trazione continua". Infatti con un grande senso di partecipazione, curiosità ed interesse, si riesce a montare il modello con le sei aste. È molto bello, dà un senso di leggerezza, di luminosità. Qualcuno dice: "è una stella!". In qualche modo riproduce la struttura della materia: un organico insieme di forze in equilibrio tra loro basate essenzialmente sul vuoto. Dà l\'idea di un circuito inesausto di tensioni che legano il tutto.
Dal punto di vista del lavoro di gruppo lo sforzo di "compilare" e mettere su un modello (della compressione discontinua e trazione continua) unisce il piccolo gruppo di studenti sul piano della lucidità razionale, della coerenza, della cooperazione. Altrimenti il modello non sta su, fino ad un attimo prima dell\'ultima legatura non sta per nulla in piedi, subito s\'affloscia perché si interrompe il circuito che tutto lega. Una volta realizzato se ne intuisce la valenza espressiva, costruttiva e teorica insieme.

Questo è il risultato di un lavoro iniziato il 23 giugno 2007 che si conclude il 28 giugno 2008 con la "La Via dei Gigli - Festa Contemporanea dell\'Arte delle Differenze". Ognuno al Campo dell\'Arte ha ritrovato, guidato da artisti e da docenti, attraverso la propria forza vitale, la propria emozionalità, la propria diversità creativa molteplici approcci con il mondo della natura e gli altri uomini nella ricerca di quell\'armonia e di quel candore utopico presente in natura e interpretato in questo laboratorio aperto a sempre nuove linee di ricerca.

Per la rubrica Arte - Numero 72 giugno 2008