Vivavoce - Rivista d'area dei Castelli Romani

RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Cinema

Monica Vitti a Villa Aldobrandini

Ninì Tirabusciò, la donna che inventò la mossa (1970)

«I saloni e i giardini della splendida villa tuscolana fanno da sfondo alle vicende di una famosa soubrette della Belle Époque».

 

Scritto e diretto da Marcello Fondato, sceneggiatore di film importanti come Tutti a casa e La ragazza di Bube e regista di successi commerciali come ...Altrimenti ci arrabbiamo con Bud Spencer e Terence Hill, Ninì Tirabusciò, la donna che inventò la mossa narra la storia di Maria Sarti (Monica Vitti), bislacca attricetta romana che, dopo varie vicissitudine lavorative e sentimentali, con il soprannome di Ninì Tirabusciò, diventa una famosa sciantosa di varietà.
Ispirato alla vera storia di Maria Campi, cantante e ballerina dei café-chantant di inizio '900, alla quale si attribuisce l'invenzione della "mossa" (movimento d'anca, provocante e irriverente allo stesso tempo), il film di Fondato, che prende il titolo dalla celebre canzone di Salvatore Gambardella e Aniello Califano, rievoca quindici anni di storia nazionale: dall'assassinio del re Umberto I a Monza nel luglio del 1900 all'entrata dell'Italia in guerra nel 1914, passando attraverso i primi scioperi generali, l'emigrazione, la moda dannunziana e il futurismo. Anche se le ambizioni di affresco storico vengono disattese da una certa superficialità di fondo e da un bozzettismo che quasi mai assurge a metafora, l'ambiente chiassoso e movimentato dei café-chantant di inizio secolo è raccontato con affetto e vivacità, mentre i costumi, le belle scenografie di Flavio Mogherini e l'elegante fotografia di Carlo Di Palma contribuisco a ricreare le atmosfere e gli umori dell'epoca.
Nella Villa Aldobrandini di Frascati sono state girate diverse scene del film ed in particolare quelle che mostrano l'ascesa sociale di Ninì. I bellissimi giardini della villa tuscolana fanno da scenario alla storia d'amore con il giovane ufficiale piemontese (la dichiarazione d'amore sulla panchina è ripresa proprio nel "Giardino Privato"). Nel salone del piano nobile è girata la famosa sequenza della festa dell'alta società con l'esibizione di Ninì e del suo compagno in un ballo scatenato e irriverente, che provoca scompiglio tra gli illustri invitati e la fuga del Papa e degli altri ospiti blasonati (tra le numerose opere d'arte, che scorrono dietro i due intrepidi ballerini, riconosciamo i grandi camini, le statue romane di Venere, Mercurio, Minerva e Giunone, il busto bronzeo di Papa Clemente VIII e il grande dipinto di Annesio de Barba, raffigurante il monte Parnaso con Apollo, le Muse e il cavallo Petaso). La sequenza precedente dell'arrivo alla festa è ripresa invece proprio davanti all'esedra del Teatro delle Acque, del quale vediamo la nicchia della fontana con la statua del ciclope e le erme scolpite da Ippolito Buti. Sempre negli interni della villa e nel parco sono state filmate le scene della fuga di Ninì dal suo amante (questi, non volendo cedere al ricatto dei suoi superiori che gli hanno imposto di lasciare la soubrette, ha deciso di uccidere Ninì per poi suicidarsi): si intravede la "scala a lumaca", che dall'atrio d'ingresso della villa conduce ai piani alti, mentre distinguiamo più chiaramente la terrazza del Teatro delle Acque e la Scala d'Acqua con le due colonne tortili, simboleggianti le Colonne d'Ercole, alla quale gli scenografi del film hanno aggiunto alcuni busti di marmo posticci.
Il film si avvale della straordinaria interpretazione di Monica Vitti, premiata con il David di Donatello, che fa di Ninì non solo una figura di artista tipica della Belle Époque, ma anche una donna ribelle e anticonformista (in un'epoca di perbenismo borghese, la "mossa", più che strumento di seduzione, diventa offesa al comune senso del pudore oltre che sfida all'ordine costituito, per assurgere infine a gesto e performance futurista). Intorno alla Vitti ruota una galleria di personaggi complementari, interpretati da tanti protagonisti del cinema e del teatro italiano: da Gastone Moschin a Carlo Giuffré, da Salvo Randone a Peppino De Filippo, da Nino Taranto ad un giovane Lino Banfi nella parte di Nicola Maldacea, divo del café-chantant napoletano. Merita una segnalazione anche Sylva Koscina, nei panni di un'austera dama dell'aristocrazia piemontese, fiera di duellare in topless con la Vitti.

Per la rubrica Cinema - Numero 71 maggio 2008