RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Arte

Arte, mercanti e istituzioni culturali

Il 24 gennaio a New York, Sotheby's batte all'asta per 937mila dollari "Ercole e Onfalo" una tela di Luca Giordano. Ossia 650mila euro, prezzo di una villetta a schiera alla periferia di Roma.
Qualche mese fa a Londra, sempre da Sotheby's, un collezionista aveva acquistato per 13 milioni di euro "Lullaby Spring" del quarantenne Damien Hirst.
Ciò che accomuna le due opere sono le dimensioni: la teca di metallo riempita di pillole dipinte di Damien Hirst è grande - più o meno - quanto la tela di Luca Giordano.
Ciò che le divide è invece il concetto di arte.
Se nell'antichità la maestria rappresentava un elemento fondamentale per sviluppare un'intuizione - e senza la tecnica l'intuizione era nulla - oggi, l'idea è tutto. La realizzazione, aspetto secondario, è delegato, il più delle volte, a qualcun altro in possesso di competenze tecnico-artigianali e di macchinari.
Ma in fondo, l'arte si è adeguata alla separazione fra idea e produzione tipica della Rivoluzione Industriale di 3 secoli fa.
Tralasciando infinite discussioni sulle quotazioni delle due opere e sulle motivazioni del collezionista a preferire l'una all'altra, oggi vale la pena riflettere più sull'operato, in tali meccanismi, dei mercanti d'arte e sull'interazione possibile delle istituzioni culturali nel mercato e con il pubblico.
È facile dire: il mercante di Hirst ha fatto un ottimo lancio pubblicitario.
In realtà, il mercante di fine '600 piazzò all'acquirente romano la tela di Giordano, adottando un metodo analogo - di interpretazione, traduzione concettuale, contestualizzazione nel gusto - che Saatchi fa sulle opere di Hirst, a quattro secoli di distanza.
Il lavoro dei mercanti di oggi è però più complesso. Il mercante del '600 doveva convincere che la maestria tecnica della pittura barocca era degna di valore almeno quanto quella della pittura rinascimentale. Il mercante di oggi deve convincere - e ancora prima convincersi - che l'intuizione pregnante l'opera è altrettanto degna di valore delle idee che precedono le opere del passato.
Se, dunque, il mercante del passato era un mediatore di estetica, quello odierno è un mediatore di idee, la cui capacità sta nel distinguere, fra mille, l'idea veramente nuova. L'idea in grado di "resettare" gli schemi mentali del fruitore d'arte. Dopo, ma solo dopo - così come avviene per la vendita di una nuova patatina fritta - arriva la capacità di promuovere l'idea e farla diventare oggetto di scambio.
Quindi, le idee sono sopra e prima di tutto. E non importa che si traducano in qualcosa di concreto da esporre nel salotto di casa. Basta che inducano alla riflessione.
Il padiglione della Spagna alla biennale di Venezia del 2003 di Santiago Serra era vuoto. Due guardie all'ingresso lasciavano entrare solo i visitatori con passaporto spagnolo. Serra ci "sbatte in faccia" - frustrandoci perchè esclusi - il mondo della globalizzazione e dell'immigrazione. Ci fa riflettere più di mille noiose conferenze. E la Regina José Galindo, che cammina scalza di fronte al Parlamento guatemalteco lasciando impronte di sangue, ha la stessa potenza espressiva di Guernica, pur non usando tele, vernici e pennelli.
Ma torniamo ai mercanti che, dunque, fanno il loro mestiere e sono un'opportunità per la divulgazione dell'idea. Ma non verso tutti.
Perché la cultura e le idee siano di tutti - scelta di reale democrazia - le istituzioni pubbliche devono svolgere il ruolo dei "mercanti" verso i cittadini, verso i giovani che dalla fruizione delle opere d'arte - dall'accettazione e dal rifiuto - possano cogliere un'occasione di crescita culturale. All'inizio, il nuovo linguaggio potrebbe apparire distante e oscuro. Ma il tempo e la curiosità lo renderanno familiare.
Sì, le istituzioni devono fare uno sforzo titanico: devono mantenere elevato il livello qualitativo delle esposizioni, evitare scelte facili, selezionare giovani artisti, mostrare tutte le espressioni dell'arte anche le più provocatorie e devianti, spiegare con semplicità un'opera e l'idea genitrice. E lo sforzo è tanto più faticoso quanto più le istituzioni sono piccole e locali, dovendo anche scontrarsi con le incomprensioni del senso comune, dell'elettorato o, peggio, con le pressioni di chi non ha idee, ma amici e parenti da promuovere.
Una società non rassegnata a lobotomizzare cittadini-telespettatori con veline, aperture di pacchi e grandi fratelli, ce la può fare: da sempre la buona arte prevale e rimane, da Luca Giordano a Damien Hirst.

Per la rubrica Arte - Numero 69 marzo 2008