RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Cibo per la mente

Le rose di Atacama


Di Luis Sepúlveda, Guanda, 2000

«Eccole. Sono le rose del deserto, le rose di Atacama. Le piante sono sempre lì, sotto la terra salata. Le hanno viste gli antichi indios atacama, e poi gli incas, i conquistatori spagnoli, i soldati della guerra del Pacifico, gli operai del salnitro. Sono sempre lì e fioriscono una volta all'anno». Questi minuscoli fiori rossi appassiscono dopo poche ore, ma la loro bellezza li rende così preziosi da spingere gli uomini ad attenderne per giorni la fioritura.
Le rose di Atacama ricordano che la vita spesso non è altro che una stoica forma di resistenza, proprio come quella dei personaggi anonimi le cui storie ci racconta Sepúlveda con il solito stile asciutto, ironico e sempre affettuosamente partecipe a cui lo scrittore cileno ci ha abituati.
Eroi quotidiani, uomini e donne fuori degli schemi, «emarginati» come li ama definire l'autore, che hanno affrontato con dignità e orgoglio le sventure della vita, cercando di opporsi al potere, all'arbitrio e all'ingiustizia, sono ora ricordati in questa raccolta di racconti. Tra di essi non potremo mai dimenticare Vidal, un sindacalista ecuadoregno, che riusciva a sopportare i frequenti pestaggi dei latifondisti grazie alla fotografia di Greta Garbo che custodiva sempre con se sotto il poncho; Don Giuseppe, detto Tano, un italiano «che era giunto in Cile per errore, aveva trovato i suoi migliori amici per errore, era stato felice a causa di un altro enorme errore e rivendicava il diritto di sbagliarsi». E ancora la russa Inna Pasportnikova, meccanico di una squadriglia aerea tutta femminile durante la seconda guerra mondiale, costretta oggi a mettere in vendita i propri trofei e i propri ricordi su una bancarella di Mosca; e infine il cane Fernando che, nella città argentina di Resistencia, "frequentava" matrimoni, funerali e soprattutto concerti dove esercitava, abbaiando contro le stonature, la funzione di critico musicale.
Queste sono soltanto alcune delle storie narrate da Sepulveda che amava ripetere «a me non importa decisamente nulla degli eroi vittoriosi [...] degli eroi di marmo».

Per la rubrica Cibo per la mente - Numero 0 giugno 2001