RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Primo piano

La riforma dei cicli scolastici: problemi e prospettive

La Riforma dei Cicli scolastici, approvata con la legge n. 30 del 20 Febbraio 2000, è stata rinviata. In questo spazio invitiamo genitori, docenti ed altri esperti del settore a riflettere e discutere su questo tema, certi che il dibattito potrà essere utile e stimolante in un momento di incertezza per il futuro della scuola.

L'incertezza sull'applicazione della Riforma dei Cicli scolastici, per ora rinviata, potrebbe aumentare la confusione, il disorientamento e la sfiducia dei cittadini, dei genitori ed anche dello stesso personale della scuola ed indurre ad un atteggiamento più propenso alla rimozione del problema che non alla disponibilità ed allo sforzo critico, per capirne la complessità.

Per attenuare questa specie di "choc" del futuro, provo a fornire qualche elemento di informazione, utile alla conoscenza, nell'intento che abbia anche effetti di chiarimento e di rasserenamento.

i . Il motivo di fondo della riforma

Per sgomberare la mente dal pregiudizi, bisogna porsi una domanda di fondo: E' conveniente che i nostri ragazzi escano dalla scuola superiore a 18 anni, per non ritardare di un anno l'iscrizione all'Università o l'avviamento al lavoro, rispetto al loro coetanei europei?

Se si ritiene giusto allineare il termine degli studi della scuola superiore con quello dell'Europa, è ovvio che bisogna accettare di ridurre di un anno la durata complessiva degli studi, che da 13 anni deve scendere a 12.

Dove si può operare oggi questa sottrazione? Nei cinque anni della scuola superiore? Nei cinque anni della scuola elementare? Nei tre anni della scuola media?

E' sembrato opportuno trovare la soluzione nel ponte tra la scuola elementare e media, che, fuse insieme, fonderanno una scuola unica di base di sette anni.

2 . Il quadro della riforma della scuola di base

La legge 30/2000 prevede tre livelli di scuola:

A Scuola dell'infanzia, dai 3 al 5 anni. Il cunicolo è contenuto negli Orientamenti del 1991, ritenuti tuttora validi.

B. Scuola di base : dal 6 ai 13 anni. E' scuola dell'obbligo; è ripartita al suo interno in tre fasi, detti cicli: un biennio iniziale; -un triennio centrale; -un biennio terminale. I programmi della scuola media del 1979 e della scuola elementare del 1985 vengono sostituiti dal Nuovi Curricoli presentati dal Ministro della Pubblica Istruzione il 27 febbraio scorso.

C.Scuola Secondaria: dai 14 ai 18 anni: è articolata in quattro grandi aree: classica-umanistica, scientifica, tecnica e tecnologica, artistica e musicale. I programmi della scuola verranno sostituiti dai Curricoli che verranno emanati entro il corrente armo. Dopo il biennio che n'entra nell'obbligo scolastico, lo studente può completare la fondazione anche fuori della scuola, per es. con l'apprendistato.
3. Benefíci della riforma della scuola di base
La riforma è stata studiata principalmente per portare benefici agli alunni. Oltre all'allineamento con le scuole europee, gli studenti potranno seguire il corso di studi con più regolarità. La scuola di base, con il Collegio dei docenti unificato, con un'unica Direzione e con un unico Consiglio di Istituto, può realizzare finalmente il progetto della continuità verticale, cioè della unitarietà e della progressività dei curricoli di studio ed evitare i rischi di inciampi e quindi della dispersione nel passaggio da un ordine di scuola all'altro.

Il carattere della unitarietà e della progressività è espresso dalla legge nello sviluppo del curricolo dai Campi di esperienza della scuola dell'infanzia, agli ambiti disciplinari, alle discipline.

Nel primo biennio della scuola di base si hanno tre ambiti: linguistico, matematico-scientifico e antropologico; gli ambiti diventano quattro, in quanto l'ambito matematico scientifico viene sdoppiato; si passa all'insegnamento per discipline distinte nel biennio terminale.

4. I problemi per i docenti

I docenti saranno i protagonisti di questa riforma; da essi dipende l'efficacia e la riuscita dei cambiamenti.
Nel tempo breve e medio, i docenti della scuola elementare saranno assegnati al primo biennio; nel triennio centrale è prevista l'attività in comune tra i docenti dei due ordini di scuola; nel biennio successivo dovrebbero operare solo i docenti della scuola media.
Come si vede il triennio centrale rappresenta il periodo di "ibridazione" di due professionalità distinte e diverse. Se dopo un iniziale periodo di apprensione per le novità, prevarrà lo spirito della funzione e del servizio, i docenti dei due ordini di scuola trarranno benefici reciproci dal lavorare insieme.
I docenti della scuola media potranno giovarsi dell'esperienza della scuola elementare, nel campo della psicologia, della pedagogia e dell'organizzazione del curricolo per ambiti disciplinari; i docenti della scuola elementare potranno giovarsi della preparazione dei colleghi della scuola media, più qualificata nel campo disciplinare e culturale.
Un appello va rivolto in particolare al docenti della scuola media, i quali potrebbero vivere in modo negativo, quindi con disagio ed opposizione, il cambiamento; ed in particolare l'unificazione della funzione docente, con un assorbimento verso il basso, anziché verso la scuola superiore.
I docenti della scuola elementare dovrebbero vivere più positivamente l'unificazione con la scuola media, in quanto per loro viene ad essere un'occasione d'oro, una specie di promozione sul campo,
(si pensi ad es. alla possibilità di avere un carico di ore di insegnamento di 18-20 ore settimanale anziché di 22 +2), anche se dovranno affrontare un'intensa fase di formazione in servizio.

Le nuove indicazioni curricolari rappresentano la grande sfida innovativa della scuola di base. I docenti sono chiamati a pensare ed applicare la didattica, non più in chiave di contenuti disciplinari nella logica dei programmi, ma in chiave di obiettivi formativi e di competenze nella logica dell'apprendimento, nella centralità del discente. Saranno in grado i docenti di vincere questa sfida?

Il discorso è lungo e complesso; la sfida può essere vinta, in quanto la Riforma non nasce improvvisamente e dal nulla; ma rappresenta la conclusione e la sintesi di un lungo periodo di incubazione e di sperimentazioni, che hanno avuto inizio negli anni 70 ed il culmine con l'approvazione dell'Autonomia scolastica, istituita dal mese di settembre scorso.

Con l'Autonomia la scuola è stata riconosciuta adulta, capace cioè di assumersi le sue responsabilità di fronte alla società civile ed alle altre Istituzioni educative. La scuola sarà adulta e responsabile, nella misura in cui saprà applicare tre regole d'oro, proprie dell'Autonomia; in particolare, se saprà concentrare e distribuire bene e valorizzare le sue risorse interne, secondo la regola della Responsabilità; se saprà trovare sintonia e collaborazione con le agenzie esterne, secondo la regola della Integrazione. Queste due regole bene applicate portano con sé come risultato un'offerta formativa elevata e flessibile, secondo le esigenze diverse di ogni studente (Regola della Flessibilità).

Per la rubrica Primo piano - Numero 0 giugno 2001