RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Primo piano

LIBRI AD ALTA VOCE

Leggere + forte

Le muse


ll 25 marzo nella sala Gangemi della biblioteca di Genzano Alfonso Berardinelli, scrittore e docente universitario di letteratura moderna, si è incontrato con le insegnanti della scuola elementare di Ariccia e Lanuvio nell'ambito del corso di aggiornamento organizzato dal Consorzio S.B.C.R. su lettura, letteratura e libri per ragazzi "Piccoli lettori crescono".
Il Professore ha tenuto un'interessante conferenza "Elogio della lettura ad alta voce. Come comunicare con gli altri attraverso il libro", sostenendo che la lettura ad alta voce di testi letterari è una tecnica straordinariamente efficace sia per quanto riguarda la scuola dell'obbligo che lo stesso insegnamento universitario.
Pubblichiamo qui di seguito le riflessioni che il professore ci ha inviato in proposito e le sottoponiamo all'attenzione di tutti i nostri lettori, certi di far loro cosa gradita.

Ho l'impressione che chi insegna e chi studia letteratura tenda a dimenticare che le opere letterarie non sono state scritte dai loro autori per essere insegnate e studiate, ma per essere lette e rilette. Chi legge un classico dovrebbe essere così ingenuo e presuntuoso da pensare che quel libro è stato scritto proprio per lui, perché si decidesse a leggerlo. Sebbene i lettori siano aumentati di numero, la qualità della lettura è probabilmente peggiorata. Il grande sviluppo e la proliferazione dei metodi per analizzare un testo sono dovuti anche a questo: infatti, quanto peggiore è la qualità degli alimenti, tanto più si moltiplicano i manuali di cucina raffinata e le riviste per i buongustai. Nell'insegnamento si dovrebbero il più possibile semplificare le cose. Che altro può fare di meglio un insegnante se non scegliere bene i libri da leggere e permettere agli studenti la migliore lettura possibile creando o incoraggiando le condizioni perché questo avvenga? Per quanto brillanti possano essere le lezioni del docente, il corso sarà un fallimento (o, peggio, un inganno) se i libri erano scadenti o noiosi. Quanto ai cosiddetti metodi di lettura, non riesco a vederne altri che il rallentamento e la ripetizione. Si può scegliere, per esempio, più o meno a caso, una poesia o una pagina di prosa chiedendo agli studenti in aula di leggerla a voce alta. L'esperimento può essere fatto sia con un testo di un autore già noto, sia con un testo di cui nessuno è tenuto a sapere niente. Quella poesia o quel brano di prosa comincia così a prendere forma, è di nuovo presente, assume la voce che ogni lettore gli presta. Non tutti faranno le stesse pause. Qualcuno sbaglierà o salterà qualche parola. Alcuni cercheranno di imitare gli attori della radio e della televisione... Ognuno, aspettando il suo turno di lettura, farà più attenzione al modo si leggere di chi lo precede e si preparerà, più o meno intenzionalmente, a leggere qualche verso o quella frase o l'intero testo con qualche miglioramento o cambiamento di tono.
Comunque sia, la presenza più impegnativa e reale nell'aula sarà quel testo che ognuno e molti dovranno leggere, al quale ogni lettore darà qualcosa di proprio. Gli errori e le incertezze nella lettura sono utili quanto le esecuzioni più abili e riuscite: a volte anche di più, perché suggeriscono una correzione, segnalano vuoti di attenzione e rischi di fraintendimento. Le attitudini alla "recitazione" non c'entrano. Sarà bene consigliare di leggere in modo che chi sta leggendo capisca meglio che può il significato delle frasi, si abbandoni al loro gioco e ne senta il ritmo.
L'alto numero delle letture e la concentrazione che si crea, tendono a favorire una speciale tensione e attesa interpretativa che permette di passare al momento successivo: quello dell'osservazione, del commento, della discussione e selezione delle impressioni di lettura. (ma si potrebbe anche rimandare tutto a un altro giorno, o lasciare intorno a ciò che si è letto una vasta zona di silenzio). Che cosa ha colpito? Che senso ha quella scelta lessicale? Che cosa si viene a sapere leggendo quella pagina? Questo è naturalmente solo un punto di partenza. Si può decidere di andare avanti a commentare quelle poche righe per un intero mese o passare rapidamente ad altro, secondo i propri programmi o seguendo la concatenazione di problemi e curiosità che nascono nel corso della discussione. Il risultato migliore di una corso di letteratura sarà sempre questo: che gli studenti continuino a parlare di quei libri anche fuori delle ore di lezione e dopo aver superato i loro esami.

Per la rubrica Primo piano - Numero 9 maggio 2002