RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Cibo per la mente

La via per Isfahan

Gilbert Sinou
Neri Pozza, 2001

Un libro costituisce sempre un'opera valida in generale, raramente un'opera degna di attenzione particolare.La via per Isfahan è uno studio ben costruito sulla via di Avicenna, filosofo e medico persiano, basato su di un diario che seppur scritto da un discepolo di Ibn Sina, Abu Obeid el-Jozjani e quindi inevitabilmente fazioso sotto molti aspetti, mostra all'occhio del lettore occidentale sia la bellezza incomparabile dellevaste regioni persiane, con evocative descrizioni particolareggiate, sia la complessità della situazione storica coeva vissuta appieno dal protagonista, e soprattutto mette in luce aspetti della vita del filosofo Avicenna ignorati anche da chi ha cercato di apprendere filosofia al liceo, all'università o per suo piacere. Studiandola su vari testi, si riduce tutto al Canone, o all'essere possibile e l'essere necessario, alla "logica della generazione" e via di seguito (la sua produzione sia come filosofo che come medico è alquanto vasta), al rogo dei suoi libri acceso al Paracelso a Basilea nel 1526, e al come questa veniva giudicata e/o criticata dagli studiosi occidentali. Nel libro, dal linguaggio armonico e scorrevole, Ibn Sina si presenta con ilvestito dell'uomo eccezionale senza dubbio; dotato di formidabile intelligenza, fu un innovatore nel campo della medicina e piuttosto audace nel suo pensiero filosofico. Ma chi si aspetta di leggere quest'opera per trovare conferma all'immagine tediosa che si ha di un filosofo o terribilmente noiosa che si ha della filosofia, sbaglia. Si tratta in realtà di un racconto appasionato della vita vissuta fino in fondo di in uomo che non si privò di alcuna esperienza possibile, dalla volontà di conoscere e curare malattie umane, a quella di sfidare la sua resistenza fisica tra i deserti di Persia o tra gli abbracci delle sue amanti, o prostitute. Forte bevitore, ignorava apertamente il divieto di bere vino (non fu il solo o il primo tra i musulmani) o quello di amare donne secondo il Corano o la Sunna "non lecite". Uomo e saggio, lo sheikl el-rais, il Principe dei Medici, nutrì un violento sentimento di intolleranza verso i Turchi; persiano, di madreebrea, preferì notti di vita all'addiaccio mercè di briganti, piuttosto che vivere alla corte dell'anticipatore dei Selgiuchidi, Mahmud il Ghaznawide, mentrei suoi rapporti con la madre e i suoi amici cristiani furono all'inizio della sua esistenza saldi come i movimenti di un'altalena. Un uomo dai molteplici aspetti, reso interessante da un racconto che rende il lettore incapace di abbandonare il libro; all'autore, Gilbert Sinouè, va dato atto di aver costruito una narrazione avvincente, romanzando il viaggio della vita di Ibn Sina dal suo inizio, con tutti i suoi errori, fino alla fine, con tutte le sue esperienze. Un libro da leggere e da consigliare, per chi desidera conoscere qualcosa in più non solo sull'Uomo Avieanna, ma anche sulla vita quotidiana in Persia alla fine del primo millennio dell'era cristiana, circaquattrocento anni dopo l'Egira, sapientemente evocata dall'autore sia con rappresentazioni suggestive, sia con dialoghi fluenti. Uno scorcio pregevole sul tempo che fu, all'imterno di un palazzo reale o in un caravanserraglio, nella tenda di un predone o in un postribolo, di città in città, fino ad Isfahan, dove il percorso articolato di Ibn Sina ebbe infelice conclusione.

Per la rubrica Cibo per la mente - Numero 10 giugno 2002