Vivavoce - Rivista d'area dei Castelli Romani

RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Primo piano

Alla ricerca della spiritualità perduta

Religione e religiosità, sacralità, anima. Nonostante l'invadenza tecnologica, scientifica, materiale, o forse proprio per questa sorta di sopraffazione, sembra che oggi si stia affermando sempre di più un'esigenza diffusa di...spiritualità, di un qualcosa di etereo che ha a che fare col nostro intimo, ma non solo, che ponga la nostra interiorità in relazione con qualcosa fuori di noi che abbia un senso di eternità.
Testimoniano questa tendenza non solo le nostre biblioteche, dove si verifica una richiesta sempre crescente di libri, saggi, biografie e anche narrativa che trattino di questi temi; ma anche a livello di mass-media viene affrontato da più parti il problema di una nuova, o rinnovata spiritualità: films, trasmissioni televisive, servizi giornalistici e radiofonici. E, dulcis in fundo, pensiamo a tutto ciò che si è approfondito negli ultimi anni su una figura che nel corso del XX secolo ha fatto parlare molto di sé: Padre Pio di Pietralcina, che proprio nei giorni scorsi è entrato a far parte con tutti gli onori nella schiera dei santi che popolano i nostri calendari.
In effetti, nonostante l'apparente calo di interesse nei confronti del cristianesimo e del cattolicesimo in particolare, la venerazione dei santi continua a godere di un immutato favore, come se in un mondo che sta ricercando una perduta spiritualità, i santi occupassero un posto privilegiato, costituissero un 'luogo' di riferimento entro cui, paradossalmente,'contenere' quella spiritualità che per sua natura invece, può essere solo illimitata
Non è forse vero, per quel che ci è stato tramandato, che i santi, anche quelli della modernità, hanno sempre riunito in se stessi una dimensione terrena e una dimensione "celeste"?
Sono umani, come noi, ma conducono oltre il piano della normalità, oltre il quotidiano. Fanno parte dello straordinario, sono vicini al divino, ma come gli umani conoscono il dolore e la sofferenza.
Forse è proprio questa riconosciuta ambivalenza, questa sorta di eccezionalità, a renderli
tanto amati e stimati anche da chi si professa non credente.
Che l'argomento sia particolarmente complesso lo testimonia il dibattito anche all'interno del mondo cattolico. In esso convivono posizioni che, pur ritenendo "sacrosanto" un bisogno di trascendenza, temono una religiosità che possa confondere il mezzo con il fine, e sostengono che la spiritualità non possa esaurirsi in atteggiamenti devozionali, ma debba invece contemplare anche una presa di coscienza matura della propria esperienza di fede, una riscoperta reale delle ragioni personali di una scelta religiosa che trova il suo fondamento più importante nella scoperta di un Dio che si è incarnato nella storia e condivide l'esperienza dell'uomo.
Da qui, una serie di interrogativi che possono riferirsi a qualsiasi credenza religiosa: qual è il confine tra devozione e fanatismo ? Quale, il fine ultimo della scelta religiosa? Quali, i veri oggetti della fede?

Per la rubrica Primo piano - Numero 11 luglio 2002
Rosaria Carbone |
Per la rubrica Primo piano - Numero 11 luglio 2002