RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Biblioteca di Trimalcione

Libri in cucina

Vi proponiamo a partire da questo numero una nuova rubrica dedicata a scoprire l'arte culinaria raccontata dagli scrittori. Invitiamo i lettori a suggerire altre pietanze...letterarie.

"...Gesù, gli arancini di Adelina!
Li aveva assaggiati solo una volta: un ricordo che sicuramente gli era trasùto nel Dna, nel patrimonio genetico. Adelina ci metteva due jornate sane sane a pripararlì. Ne sapeva, a memoria, la ricetta. Il giorno avanti si fa un aggrassato
di vitellone e di maiale in parti
uguali che deve còciri a foco lentissimo per ore e ore con
cipolla, pummadoro, sedano, prezzemolo e basilico. Il giorno appresso si pripara un risotto,
quello che chiamano alla mìlanìsa (senza zaffirano, pi carità!), lo si versa sopra a una tavola, ci si impastano le ova e lo si fa
rifriddàre. Intanto si còcino i
pisellìni, si fa una besciamella,
si riducono a pezzettini 'na poco
di fette di salame e si fa tutta una composta con la carne aggrassata, triturata a mano con la mezzaluna (nenti frullatore, pi carità di Dio!).
Il suco della carne s'ammisca col risotto. A questo punto si piglia tanticchia di risotto, s'assistema
nel palmo d'una mano fatta a
conca, ci si mette dentro quanto
un cucchiaio di composta e si
copre con dell'altro riso a formare una bella palla. Ogni palla la si fa rotolare nella farina, poi si passa
nel bianco d'ovo e nel pane grattato. Doppo, tutti gli arancini s'infilano in una padeddra d'oglio bollente e si fanno friggere fino a quando
pigliano un colore d'oro vecchio. Si lasciano scolare sulla carta. E alla fine, ringraziannu u Signiruzzu, si mangiano! Montalbano non ebbe dubbio con chi cenare la notte di capodanno..."

Tratto da Gli arancini di Montalbano di Andrea Camilleri, Milano, A. Mondadori, 1999.