RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Gocce di scienza

Le dee bianche: Lune, stelle e Comete

L'evento culturale Eptagonos 2003, a 10 anni dalla prima edizione (1993 - Idus Nemorensis), e daal costituzione dell'AssociazioneCulturale Idus Dianae che lo promuove, si ripropone quest'anno a Monte Porzio catone, a Palazzo Borghese, nel cuore del borgo antico, dominante una delle più belle piazze panoramiche dei Colli Albani, e presso l'Osservatorio Astronomico di Roma (sede di Monte Porzio), anch'essoluogo di rara bellezza, contornato dai folti boschi del Monte muscolo e da significativi luoghi archeologici: l'antica città di Tusculum, Villa Mondragone, il Barco Borghese, l'Eremo dei camaldolesi, la villa di Matidia Augusta, sito archeologico ritrovato recentemente nel grande parco che circonda l'Osservatorio.
A vederlo dal basso non sipuò che rimanere incantati: la lunga scalinata, in travertino bianchissimo, che sale tra ulivi e oleandri, per arrivare all'imponente colonnato della facciata ed alla cupola che si staglia contro il bosco... quasi come un tempio della Gerusalemme celeste!
Ed è proprio al cielo, ed alle antiche divinità che lo "abitarono" che si rivolge l'evento di quest'anno. Sono le Lune, le Stelle e le Comete di un remoto Oriente che, a partire dalla Mezzaluna fertile, dalla Mesopotamia e dall'Egitto, diffuse arte, scienza, letteratura e pensiero per tutto il mondo. Ne è un esempio la pregevole tavoletta in pietra, assunta quale simbolo della manifestazione, il cosiddetto "mappamondo mesopotamico", una delle più antiche raffigurazioni della terra e del cielo, con al centro la città di Babilonia ed una scritta cuneiforme che riporta le conquiste di Sargon di Akkad (XXIV sec. a. C. - Londra British Museum).
Il referente narrativo della Manifestazione è quindi il Cielo, fotografato e dipinto o disegnato dagli astronomi tra il 1700 e l'800, come documenta la preziosa mostra a Palazzo Borghese, con opere che provengono dal Museo dell'Osservatorio Astronomico e Copernicano. Ma anche il cielo cantato dai poeti e dai musicisti, come nello spettacolo per recitativo e musica, la "Cometa di Betlemme", arricchito dalle rarefazioni tonali del liuto e del flauto arabo, del violino e delle percussioni della musica araba antica. E infine il Cielo dell'antico Oriente descritto, analizzato, raccontato nelle relazioni : Il mantello stellato di Mitra, la vespertina stella del mattina, la Ishtar dei Sumeri, la Luna cantata dal poeta Omar Khayyan (Khorasan - XI sec.) o le Comete, affrontate con taglio narrativo/scientifico, che possedevano virtù taumaturgiche, oracolari, e verso le quali gli antichi si rivolgevano con devozione e timore. Da Ishtar alla Suida di Bisanzio, da Suida a Leucotea, Selene o Iside d'Egitto, o Artemide-Diana, Dee lunari e dalla triplice identità: la Luna nuova, bianca Dea della nascita, la Luna piena, rossa Dea dell'amore e della battaglia, la Luna nera, o luna vecchia, Dea della morte e della divinazione.

"Questo cielo stellato su cui giriamo, è come una lanterna magica.
Il Sole è la lampada, il mondo lo schermo
noi siamo le immagini che passano"

(Omar Khayyam)

Per la rubrica Gocce di scienza - Numero 22 giugno 2003