Vivavoce - Rivista d'area dei Castelli Romani

RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Cibo per la mente

Il libro delle spossatezze

Dell'Erba, Gaetano
Firenze, Clinamen, 2003

Lo scrittore Gaetano Dell'Erba è uno psichiatra, dal 1996 agli inizi del 2003 primario presso il Centro di Salute Mentale della Asl di Genzano di Roma. Lascia con questo libro ai suoi pazienti dei Castelli Romani un dono bellissimo e graditissimo e i doni si sa, antropologicamente parlando, sono simboli per restare in relazione con gli altri.
Una prosa asciutta, lucida, razionale capace di spiegare con precisione il susseguirsi degli eventi ma capace anche di momenti più rari di lirismo, pacatezza, distensione, momenti preziosi che lasciano spazio all'accorata ricerca di Dell'Erba di una giustizia sociale in un campo dove mai sarà del tutto appagata.
Il libro è un romanzo ma chi conosce l'autore vi scorgerà qualcosa di veramente suo rispetto al mero artificio letterario. Veniamo alla storia: Vittorio Bernardi è medico psichiatra presso un qualunque ospedale pubblico di una qualsiasi sonnolenta provincia italiana che l'autore non definisce.
E' alle prese con i dolori e le sofferenze quotidiane di chi fa un lavoro così tanto a contatto con i parossismi delle umane tragedie esistenziali. E i casi non mancano anzi si avvicendano proprio in un momento difficile per il dottor Bernardi. Durante una torrida estate si accorge di sentirsi stanco e spossato dal lavoro, sono i sintomi del burnout, una sindrome i cui effetti egli, come medico, ha riconosciuto in tanti malati e che colpisce chi lavora troppo e troppo bene. Anche a casa il legame sentimentale con sua moglie Ivana inizia a mostrare i segni di una incomprensione difficilmente sanabile. Una serata con gli amici lo conforterà un poco e allenterà il senso di oppressione e la tensione accumulata.
Intanto in ospedale viene ricoverato Michele N., depresso, una vita da orfano passata tra orfanotrofi e riformatori, una vita ai margini di quelle che la gente per bene non vuole sapere che esistono, troppo doloroso troppo impegnativo. Vittorio tenta ma è inutile morirà gettandosi dal ponte, qualcun altro poteva fare qualcosa ? Viene ricoverata Giulia Pallavicini, una ragazza bella e obesa con problemi di bulimia e con la quale Vittorio instaura un solido legame di stima e reciproca collaborazione.
Nei reparti, dove sempre aleggia la paura di possibili suicidi, si odono le grida disperate di Lina, una donna di trent'anni perseguitata da voci che la offendono e la umiliano. Vittorio che le ha tentate tutte, non può fare altro che coccolarla...l'aspetta la morte psichica che lo scrittore definisce "territorio di confine tra la vita e la morte, limbo pietoso, sospensione indefinita." Infine Alice, peso venticinque chili, ricoverata in condizioni gravissime per anoressia, morirà poche ore dopo il ricovero.
Una serata quasi di lavoro aspetta il dottor Bernardi, il maestro ha trovato una nuova compagna, più giovane di lui, con curve alla Rita Hayworth è il caso di sfoggiarla davanti agli amici, agli ex studenti di università ora insigni professori, al mondo accademico, ai medici che fanno soldi dentro le cliniche private. Tra i baroni della medicina Vittorio Bernardi si muove male; sono quelli della ricetta facile per un farmaco miracoloso sul quale prendono la tangente, non ascoltano i loro malati e quelli gravi li spediscono alle strutture Asl dove c'è chi suda per sanare i sofferenti e per uno stipendio da quattro soldi fa miracoli. Riceverà nel corso della festa le avances di una sua collega ma non accetterà, è innamorato di sua moglie.
Ivana però non regge l'urto della crisi esistenziale di Vittorio, non lo comprende, non riesce a stargli vicina... si getta tra le braccia di un altro e il loro matrimonio finisce.
Ed ecco arriva la salvezza da una spossatezza interiore alla quale sembra non esserci rimedio: è il confronto con Giulia Pallavicini, medico e paziente alla stregua di uno stesso male, di uno stesso vuoto, quel vuoto che ci si porta dietro dall'infanzia come un filo conduttore doloroso nella propria vita, se la figura materna è stata assente da sempre. Giulia scriverà una lettera ad una madre dalla quale non ha mai ricevuto un briciolo d'amore.
E Vittorio passerà un'intera nottata in cimitero sulla tomba della madre morta quando era piccolissimo, riascolterà i versi di una nenia inglese: "Il mio bambino non perdonerà / non ha nulla su cui piangere." Anche la madre di Vittorio ha sofferto l'indifferenza dei genitori, è stata lasciata dal marito con un bambino piccolo da allevare, ha abbandonato la forza e la volontà di lottare con un suicidio il cui prezzo è stato pagato da Vittorio. Eppure questa notte la madre non vuole essere giudicata, consola il figlio per aver perduto la donna che ama, lo salva a sua volta dal suicidio chiedendogli della sua paziente.
"E Giulia?" fece lei.
"Già, Giulia..." borbottò lui di rimando.
Il libro si chiude così: "uscisti alla luce del sole. Non saresti più stato lo stesso di prima, ma il mondo continuava, e lo seguisti".

Per la rubrica Cibo per la mente - Numero 23 agosto 2003