RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Cibo per la mente

Il paese dei Mezarat: i miei primi sette anni (e qualcuno in più)

Fo, Dario
Feltrinelli, 2002


Dal prologo:
dice Bettelheim, studioso del comportamento umano, "di un uomo basta che mi diate i primi sette anni della sua vita, lì c'è tutto, il resto tenetevelo pure". Questa affermazione ci permette di capire l'importanza che ha per lo scrittore Dario Fo la sua prima infanzia, i cui episodi, amicizie, influenzeranno in maniera profonda il suo futuro di attore, d'autore e capocomico. Figlio di un modesto capostazione, l'autore nasce a San Giano. Il padre spesso è trasferito in stazioni modeste, tutte situate sul lago Maggiore, questo continuo girovagare permette a Fo di conoscere luoghi nuovi, fare continue amicizie, varie esperienze, venire a contatto di diverse realtà, di persone modeste ma di infinita saggezza e di capacità narrative non indifferenti. Leggendo questo bel libro, delle volte sorge un dubbio, è un uomo quello che scrive o un bambino, o un uomo nel cui animo è rimasto quel bambino che si divertiva per una bella nuotata nel lago, per una monelleria con gli amici, che si incantava per le belle forme di una donna o per il bacio di una coetanea. Fondamentali per la sua formazione i discorsi del nonno Bristin, ortolano e commerciante di verdure che fu il suo maestro di clowneria "le battute ed i commenti di mio nonno piccavano lingua e stomaco di chiunque si trovasse ad ingoiarle". Per non parlare dei pescatori, veri fabulatori che si riunivano sotto il portico della darsena a raccontar favole. Il loro linguaggio e le loro storie hanno influito profondamente sulle sue scelte future e sul modo di capire fatti e personaggi della fantasia e della realtà.
La storia non si dipana su un filo conduttore, ma è un susseguirsi di episodi, connubio di ironia e serenità, di garbo pagliaccesco. Ricordi di infanzia che affiorano limpidi e vivi come se fossero vissuti nell'istante in cui è scritto il libro. Prosa immediata che scivola come un sorso d'acqua pura, punteggiata qua e là da frasi, da parole di un dialetto vissuto in modo naturale. Episodi che sono pennellate su un ritratto, che suscitano un riso spontaneo ed ironico ed anche commozione autentica. L'ottimismo di questo libro ci fa ricordare la nostra infanzia, che non è poi così diversa dalla sua, ma la sua ha modellato un superbo artista.

Per la rubrica Cibo per la mente - Numero 24 settembre 2003