Vivavoce - Rivista d'area dei Castelli Romani

RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Primo piano

Musica, danza, cortei e schiamazzi ...

"semel in anno licet insanire"


"A carnevale ogni scherzo vale" dicono oggi i bambini per legittimare la loro insubordinazione alla tirannia degli adulti. O quando era legittimata ogni follia e ogni trasgressione, ma soprattutto ogni eccesso dei piaceri della carne, in previsione del lungo periodo di astinenza e digiuno legato alla quaresima. Il carnevale è arrivato fino a noi è dunque è un prodotto dell'epoca cristiana. Il nome steso, secondo le versioni più accreditate, è chiaramente allusivo al precetto religioso che prescrive un regime alimentare magro: "carne vale", arrivederci alla carne; o "carnem laxare", lasciare la carne, da cui anche "carnasciale" termine letterario riferito ai canti carnevaleschi del '400. Le sue origini tuttavia, sono ben più antiche e diffuse, perché legate ai cicli stagionali: nel nostro caso le popolazioni arcaiche celebravano l'avvicinarsi della primavera e le feste ne costituivano i rituali propiziatori. Nella tradizione teutonica, per esempio, il termine carnevale si fa risalire al "carrus navalis", imbarcazione simbolica che i pescatori erano soliti agghindare per un viaggio ideale verso la città degli dei proprio in prossimità della primavera. Per non parlare dei Saturnali, dei Baccanali o delle Opalia e i Lupercali. O di tracce anche nella società babilonese. Comuni a tutte queste festività, la volontà di ricordare i tempi mitici e beati della creazione del mondo, quando gli uomini erano tutti uguali e felici. Niente più barriere, allora, niente più gerarchie, inibizioni, privazioni, oppressioni. Niente più differenze di età, di sesso, di classe. Durante il carnevale regna la più assoluta libertà: i ruoli vengono aboliti, le posizioni sociali ribaltate, la regolarità interrotta. Un vero trionfo popolare che contagia anche i potenti. Il tutto accompagnato da musica, danza, cortei, schiamazzi, licenziosità, eccessi alimentari, e tutelato, a scanso di rappresaglie ma non solo, dall'uso del travestimento e della maschera, altro tratto comune a tutti i carnevali. Oggi, con l'espandersi degli spazi di libertà e di benessere, sono diminuiti gli eccessi di una volta, ma dovunque, dall'Italia alla Francia, dalla Germania alla Danimarca, dal Sud America alla Cina, dall'Inghilterra alla Grecia e alla Russia, persiste il desiderio di una baldoria collettiva almeno una volta l'anno.

Per la rubrica Primo piano - Numero 29 febbraio 2004