RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Primo piano

UE. Le venticinque anime di un gigante politico

La nascita della Costituzione Europea

La nascita di una Costituzione europea rappresenta un passaggio storico di cui, a livello politico, istituzionale e simbolico forse non si hanno precedenti nella storia dell'integrazione europea. Il metodo attraverso il quale si sta giungendo al compimento di questo percorso, è di per se innovativo rispetto alle precedenti modalità con cui l'Unione ha operato. L'istituzione di una Convenzione nel Consiglio di Laeken (dicembre 2001) ha infatti rappresentato una svolta significativa, favorendo una maggiore trasparenza e un dibattito ampio, segnando l'inizio di una vera e propria fase riformatrice in grado di abbandonare la logica della revisione e dell'aggiornamento dei vecchi trattati, con l'obiettivo (più ampio e più difficile) di strutturare un testo che rappresenti tutti i cittadini dell'Unione e divenga per essi una vera e propria Carta fondamentale in cui riconoscersi quali europei. Il difficile compito affidato alla Convenzione è quindi quello di redigere una Costituzione europea, che vada a sostituire i Trattati precedenti, da quello che ha dato vita alla Comunità europea (CE) al trattato sull'Unione europea (UE), dando vita ad un soggetto istituzionale nuovo che sappia raccogliere l'eredità del percorso unificatore per dare un definitivo slancio al processo di aggregazione e coesione economica, sociale e politica che da oltre cinquant'anni vede protagonisti i principali Stati europei e che vede oggi l'Unione composta da 25 Stati membri in rappresentanza di un popolo vasto ed eterogeneo. Il 28 febbraio 2002 ha avuto luogo la sessione inaugurale dei lavori, che si sono conclusi il 18 luglio 2003 ed hanno visto la Convenzione, presieduta da Valéry Giscard d'Estaing elaborare il Testo da consegnare poi al Presidente di turno dell'Unione.

Il passaggio è storico, epocale e costituisce un'occasione da cogliere in termini di high polity, cercando di operare uno slancio in positivo, elaborando temi e proposte di alto profilo e non rimanendo in un'ottica di mero scambio e trattativa tra interessi nazionali ed esigenze di compensazione. Naturalmente, come in ogni altro momento di devoluzione di sovranità, di creazione di soggetti che abbiano forza vincolante, i nodi da sciogliere si sono mostrati subito molto difficili da superare, ostacolando il percorso ed il lavoro della Convenzione. Il Testo Costituzionale, che presumibilmente sarà approvato in tempi brevi ha ancora aperti infatti i temi più significativi. Dalla composizione della Commissione, alle modalità di voto, ai temi della politica estera, il vero futuro della nuova Unione è ancora da decidersi e la nascita di un gigante politico o di una struttura sterile è ancora in bilico.

Il progetto di Costituzione ha cercato infatti di innovare profondamente il ruolo e la composizione della Commissione ed il sistema di votazione che l'Unione dovrà adottare, soprattutto alla luce di un'Unione allargata e composta da 27 Stati membri. La composizione della Commissione rappresenta una questione sulla quale vi è un dibattito molto acceso, intrecciandosi sia interessi nazionali che i Paesi membri (vecchi e nuovi) cercano di difendere strenuamente, sia problematiche legate al raggiungimento di un equilibrio tra esigenze di rappresentatività e legittimità democratica e la necessità di garantire l'efficienza della Commissione stessa. Difficoltà e ostacoli ancor maggiori sorgono poi nello stabilire le modalità di voto; la maggioranza qualificata (raggiungibile attraverso un computo ponderato in cui si sommano sia i voti dei singoli Stati, sia percentuali della popolazione rappresentata) e il voto all'unanimità rappresentano le due modalità attraverso cui l'Unione prenderà decisioni a seconda delle materie oggetto della votazione. Il pericolo (o la certezza?) consiste nell'affidare alla possibilità di veto dei singoli Paesi un ruolo troppo ampio, che tocchi una serie di tematiche tale da bloccare e rendere impossibile un corretto funzionamento del sistema, impedendo di fatto che l'Unione sia in grado di muoversi come un soggetto politico dinamico ed efficiente. Il diritto di veto da parte degli Stati è purtroppo adottato su questioni di politica estera e di difesa, dove molti Paesi non sono disposti a cedere una porzione tale della propria sovranità, non volendo essere vincolati da decisioni prese a livello comunitario su questioni molto delicate e di grande importanza. È invece di vitale importanza che l'Unione possa avere una effettiva politica estera , che sia in grado di operare da protagonista sulla scena mondiale; inoltre è necessario (soprattutto alla luce dei preoccupanti sviluppi negli equilibri planetari) che l'Unione abbia una sola voce, che dia la possibilità di prendere decisioni concrete in tempi brevi e che si realizzi l'avvio di una vera politica estera comune.

La forza economica non è più sufficiente a imporsi scissa da una significativa rappresentanza politica. L'autorevolezza internazionale (meglio ancora planetaria) sarà sicuramente più forte se la Costituzione non sarà vittima dei particolarismi e non vedrà le nuove istituzioni nate al suo interno bloccate da interessi nazionali o microinteressi regionali. Il popolo europeo c'è, le istituzioni non possono mancare; le grandi responsabilità connesse ad una grande forza devono essere affrontate con gli strumenti adatti e la Costituzione del popolo europeo deve essere in grado di fornirle.

Per tutto il mese di Giugno le biblioteche di Rocca Priora, Lanuvio e Genzano allestiranno una vetrina tematica sull'Europa.

Per la rubrica Primo piano - Numero 33 giugno 2004