RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Primo piano

L'amore ucciso

Falsità dell'informazione e verità della fiction

Nella biblioteca di Velletri c'è un libro: si intitola L'amore ucciso. È della Mondadori, fa parte della collana Ingrandimenti, una collana di saggi.
Sullo scaffale è posizionato accanto a libri che parlano di discriminazioni, crimini e misfatti vari. Il suo numero secondo la classificazione Dewey è 364.250 956 95: significa fattori sociali come cause di criminalità in Giordania.
L'autrice si chiama Norma Khouri, è cristiana, ed ha sostenuto di aver documentato l'assassinio per motivi di onore di una sua amica islamica, tale Dalia, da parte del padre. Le due amiche avrebbero aperto una negozio di parrucchiere ad Amman e sarebbero per questo state perseguitate dalle rispettive famiglie. Il libro è dedicato alla memoria di Dalia.
Gabriele Romagnoli su "Musica" aveva scritto che il libro "ha una scrittura discutibile, una scrittura affrettata, ma non è un romanzo, è un urlo".
E invece era un romanzo, un urlo falso insomma. Norma Khouri si è inventata tutto e questo ci pone una serie di problemi e comporta alcune riflessioni.
La prima, stupida e scontata, è che dobbiamo cambiare posto al libro nella biblioteca di Velletri. Ora va messo tra i romanzi in lingua inglese e non più tra i saggi sociologici.
La seconda è che il libro, ai suoi lettori, qualcosa ha comunicato: anche se con l'inganno, ha comunque fatto conoscere una realtà verosimile su un ambiente in ogni caso semi sconosciuto, almeno fino al momento della lettura.
La terza è che Manzoni aveva ragione. Norma Khouri senza saperlo ha seguito il suo pensiero: Per aver visto forme e colori, e in ispecie per aver visto fiori, il nostro artista può prendere da un fiore reale la forma, per esempio, de' petali del suo fiore, da un altro il colore, da un altro la disposizione, e così del rimanente. Non voglio dire che prenda ogni cosa da fiori reali. Potrà anche inventare una forma di petali, di foglie, che non sia quella di nessun petalo, di nessuna foglia reale. E allora, vedo bene anch'io, che fa un'operazione diversa. Ma cosa fa? Deduce il verosimile dal vero; imita la natura, senza copiarla. E dedurre, imitare, non è né creare, né trovare. [...] (dal Dialogo sull'Invenzione) giacché il verosimile (materia dell'arte) manifestato e appreso come verosimile, è un vero, diverso bensì, anzi diversissimo dal reale, ma un vero veduto dalla mente per sempre o, per parlar con più precisione, irrevocabilmente: è un oggetto che può bensì esserle trafugato dalla dimenticanza, ma che non può esser distrutto dal disinganno [...] (da Del Romanzo Storico).
La quarta è che talvolta è più vera una bugia conclamata che una presunta verità e che, soprattutto dopo questo caso, saremo sempre più in difficoltà nel distinguere vero e falso, specialmente su certi argomenti che, dall'11 settembre in poi, sono meno semplici da decifrare, come la conoscenza del mondo islamico, o le verità e le bugie sul terrorismo internazionale e le guerre.
La quinta infine è che il nostro ruolo di biblioteche pubbliche, quindi di erogatori e "referenti" dell'informazione, diventa sempre più impegnativo, ma allo stesso tempo più affascinante. È nostro compito infatti offrire gli strumenti perché il pubblico si autoinformi e incrementi autonomamente il bagaglio delle proprie conoscenze, senza cadere nei tranelli che il mondo dell'informazione tende quotidianamente. Paradossalmente ormai ogni cittadino può crearsi un percorso formativo documentandosi attraverso la fiction (il "romanzo" della Khouri ne è un esempio), prendendo invece con le dovute molle ciò che ci viene spacciato per autentico.
Il trionfo del regista americano Michael Moore e dei suoi film - documentari, dei quali abbiamo parlato più volte sul Viv@voce, conferma la volontà del pubblico mondiale di affrancarsi dall'omologazione dell'informazione. Noi lo aiuteremo a percorrere questa via.

Per la rubrica Primo piano - Numero 35 settembre 2004