RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Musei

Il Museo delle Navi di Nemi

Il Museo nacque negli anni ’30 su progetto dell’architetto Vittorio Ballio Morpurgo per ospitare le due navi dell’imperatore Caligola: si tratta di un rarissimo esempio di struttura progettata appositamente in funzione del contenuto. L’edificio è composto da un doppio hangar di calcestruzzo delle dimensioni delle due navi, lunghe 70 metri, il recupero delle quali, dopo diversi tentativi, tra cui il primo nel 1446 è di Leon Battista Alberti, avvenne tra il 1928 e il 1932 sotto la direzione dell’ingegnere Guido Ucelli. e fu reso possibile dallo svuotamento parziale della conca con il ripristino dell’antico Emissario, un canale artificiale realizzato nel V secolo a.C. e tuttora visitabile. Il Museo, inaugurato nel 1940, fu presto chiuso in seguito all’incendio che lo devastò nella notte del 31 maggio 1944 e che distrusse completamente le navi imperiali, privandoci per sempre di una testimonianza archeologica ineguagliabile. Il Museo è stato riaperto nel 1988 con un nuovo allestimento curato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, che unisce il doppio intento di esporre sia reperti provenienti da insediamenti, necropoli e aree sacre del territorio albano, sia quanto rimane delle due imbarcazioni imperiali. I due modellini a un quinto del vero, i pannelli illustrativi con fotografie d’epoca delle fasi del recupero, le riproduzioni e gli originali delle attrezzature di bordo, le porzioni di mosaici e di pavimenti marmorei, le quattro colonne in marmo “portasanta” forniscono suggestive testimonianze delle due eccezionali opere, rivelando la perizia tecnica raggiunta dai cantieri navali romani del I secolo d.C. L’ancora in ferro a ceppo mobile, originale, ha permesso di ascrivere all’epoca romana l’invenzione di tale tipo di ancora, prima attribuita alla marineria inglese del XIX secolo. Davanti all’entrata del Museo, inoltre, è esposta la copia in scala reale di una parte dell’aposticcio di poppa della prima nave, recentemente realizzata dai maestri d’ascia dei cantieri navali di Torre del Greco. L’ala destra del Museo è riservata al territorio di Nemi e dell’area albana con articolate sezioni dedicate alla preistoria e alla protostoria, in cui spiccano i recenti ritrovamenti di un villaggio palafitticolo (Villaggio delle macine) degli inizi della media età del Bronzo (XVII-XVI secolo a. C.), situato sulle rive del lago di Albano, e di una tomba principesca in località Vivaro (Rocca di Papa) con un ricco corredo di oggetti sia di produzione locale che di importazione dall’Oriente e dall’Etruria. Sono inoltre raccolti reperti di età repubblicana e imperiale, di alta qualità artistica, provenienti dal territorio di Nemi. Materiali interessanti provengono dal santuario di Diana, dove dal 1989 si sono intrapresi nuovi scavi e restauri delle strutture conservatesi. Un tratto della via sacra, la Via Virbia, che dalla via Appia, all’altezza di Genzano, conduceva al santuario nemorense, rinvenuto nel costruire il Museo, è visibile in entrambe le ali dell’edificio.