RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Cinema

La bestia nel cuore

“La bestia nel cuore”, Italia, 2005, regia di Cristina Comencini, con Giovanna Mezzogiorno (Sabina), Alessio Boni (Sabina, giovane doppiatrice, conduce una vita apparentemente tranquilla insieme al compagno Franco, anche lui attore. Dopo la morte dei genitori, però, sempre più spesso si sente tormentata da una vaga inquietudine. Quando scopre di essere incinta, gli angosciosi ricordi di infanzia che aveva rimosso cominciano ad affiorare prepotentemente sotto forma di incubi notturni. Anziché informare il marito, decide di partire per rivedere il fratello Daniele, emigrato negli Stati Uniti dove ha ricominciato una nuova vita. L’incontro con Daniele la aiuterà a far luce sul passato e a scoprire gli abusi compiuti dal padre nei loro confronti.
Applaudito a Venezia e certamente sopravvalutato dalla critica festivaliera, che ha assegnato con un po’ di leggerezza la coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile alla Mezzogiorno (forse Isabelle Huppert o la Buy, tanto per non fare nomi, l’avrebbero meritata di più), il film della Comencini, tratto dal suo ultimo romanzo omonimo, ha il merito di portare sul grande schermo argomenti scottanti e di grande attualità. Il film affronta, infatti, il tema delle molestie sessuali sui minori all'interno della famiglia e l’omosessualità femminile, con una certa asciuttezza di toni anche nei momenti più drammatici. Nonostante tutte le buone intenzioni (temi importanti, struttura narrativa complessa scandita da diversi piani temporali, tentativo di scavare nelle pieghe nascoste della rispettabilità borghese, alternanza di registri narrativi), però, il film non ci ha convinto né coinvolto. A livello di sceneggiatura si capisce poco del contesto familiare, della figura del padre che abusa dei figli, del ruolo della madre; il finale è fin troppo rassicurante; infine, non vi sembra piuttosto inverosimile la storia d’amore saffico tra la Finocchiaro, una donna di mezza età lasciata dal marito per un'amica della figlia, e la Rocca, lesbica trentenne non vedente? Non convincono neanche i personaggi: fin troppo stereotipati quelli principali (davvero scialbe le figure maschili) e troppo macchiettistici quelli di contorno: il pur simpaticissimo amico regista, ma anche la Finocchiaro. È a loro comunque e ad Emilia (Stefania Rocca), più che alla Mezzogiorno, che ripropone con la stessa monotonia la figura femminile inquieta e tormentata già vista in La finestra di fronte, e Lo Cascio, fin troppo compassato, che sono affidate le scene più fresche e spontanee del film. Non ci sono piaciute, poi, le scelte di una regia che vola basso, seguendo lo sciatto cliché televisivo (così vituperato nel film stesso), a cui ci ha purtroppo abituato tanto cinema italiano, figlio di cotanta fiction. Anche i pochi movimenti di macchina “azzardati” ci sono sembrati francamente fuori luogo: passi per i lunghi piani sequenza della casa paterna, ma cosa dire delle vorticose riprese dall’alto della protagonista in treno?
Il successo al botteghino del film, insieme a quello di Faenza, I giorni dell’abbandono, è comunque una boccata d’ossigeno per il nostro cinema “d’autore” e fa sperare che si producano e si vedano più film italiani di qualità, anche se, rispetto a film di autori giovani quali Sorrentino (L’uomo in più, Le conseguenze dell’amore), Garrone (L’imbalsamatore, Primo amore) e Patierno (Pater familias), il cinema della Comencini (e il film di Faenza) ci sembra ancora di secondo piano.

“La bestia nel cuore”, Italia, 2005, regia di Cristina Comencini, con Giovanna Mezzogiorno (Sabina), Alessio Boni (Franco), Stefania Rocca (Emilia), Angela Finocchiaro (Maria), Luigi Lo Cascio (Daniele), Giuseppe Battiston (il regista).