Vivavoce - Rivista d'area dei Castelli Romani

RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Inchiostro dei Castelli

Lilith Di Rosa, romanziere finalista alla prova di masterpiece

Intervista a Lilith Di Rosa

Già nel numero precedente abbiamo avviato una efficace collaborazione con l'Archivio degli scrittori dei Castelli Romani, presente presso la biblioteca comunale di Frascati. Vivavoce in questo numero e in quelli a seguire ve ne presenterà alcuni, attraverso interviste e approfondimenti della nostra redazione.

Il suo manoscritto - intitolato Russian Roulette (a breve sarà pubblicato da Bompiani) - è stato finalista per il talent scout Masterpiece, in onda su Rai Tre a partire da novembre 2013. Tra la giuria gli scrittori Andrea De Carlo, Giancarlo De Cataldo e Taiye Selasi. Tra gli ospiti in studio Roberto Vecchioni, Michele Placido, Dacia Maraini, Concita De Gregorio. Lilith Di Rosa è di Rocca di Papa ma abita a Roma, ha 34 anni ed è operatore TV. Vivavoce lo ha incontrato per i suoi lettori.

Ci racconti la tua esperienza a Masterpiece?
Esperienza assolutamente straordinaria, intesa come fuori dal comune, con la potenza che può avere la TV, è entrata nella mia vita come un carrarmato. Destabilizzandomi, trasformando la normale percezione degli eventi, acutizzando gli entusiasmi e i momenti grigi.

Hai dichiarato che lasceresti volentieri la città in cui abiti Roma perché "poco a misura d'uomo", sappiamo infatti che hai vissuto anche tre anni in Olanda. Cosa non ti piace di Roma? E cosa ti resta invece dei luoghi della tua infanzia, i Castelli Romani?
Roma è una città che mi imbestialisce, ed io non voglio permetterglielo. Me ne sono accorto un giorno, ero nel traffico, stavo litigando con un tipo, poi ho visto il mio volto sfigurato dalla rabbia riflesso nello specchietto retrovisore, ho pensato "ma che cavolo sto facendo! voglio permettere veramente a questo inferno di città di trasformarmi?". È una città che ho amato visceralmente, con tutto me stesso, come da un amante mi sento tradito. Rocca Di Papa è un posto meraviglioso, anche se mi ha accolto con diffidenza (come spesso nei piccoli centri) sono stato per anni in imbarazzo quando dovevo rispondere "sono figlio di forestieri", essendo i miei di Roma, mi ha adottato affettuosamente.

Di cosa parla il tuo romanzo Russian Roulette? Quanto della tua anima (incompleta) hai messo nella sua stesura?
Non è facile dire di cosa parla il romanzo, sicuramente dell'inadeguatezza, dell'alienazione, della difficoltà del relazionarsi, della mostruosità che è vivere questa epoca, della difficoltà nel sopravvivere in questa epoca. Tanto di me è nel romanzo.

Che cosa significa per te scrivere? Quale messaggio vorresti che arrivasse ai tuoi lettori?
Scrivere è un modo per esprimere il mio mondo interiore, più passano gli anni, più cresce la difficoltà di condividere i miei sentimenti con gli altri, quindi scrivere mi è necessario per uscire da questa galera auto inflitta. Non ho idea di quale messaggio vorrei trasmettere, forse mi basterebbe descrivere la difficoltà di crescere.

Quali sono secondo te le doti che uno scrittore deve possedere?
Che domandone, non saprei, credo che se qualcuno ha qualcosa di interessante da comunicare debba farlo. A me piacciono le scritture asciutte e taglienti, senza troppe cornici grammaticali.

È stato scritto e detto tanto della generazione alla quale appartieni, a volte forse anche inadeguatamente. Viviamo anni di crisi non solo economica ma soprattutto di valori. Cosa ti piacerebbe vedere in un futuro prossimo?
Mi piacerebbe tornare ad avere dignità e rispetto. Faccio turni di undici ore giornaliere, non ci dormo la notte, dopo tutte le persone che si sono sacrificate per i nostri diritti, vivo con magnifici contratti a giornata, eredità di una politica cieca lontana dalla vita reale delle persone.

Per chiudere, secondo te, quale ruolo possono svolgere i "talent show televisivi" per un aspirante scrittore?
Se possono servire a lanciare degli sconosciuti, ben vengano, se possono aiutare persone che non hanno i soliti cognomi riconducibili a qualcuno, come spesso succede in questo paese, dove la cultura naviga immobile. Anche se tendenzialmente non credo che la letteratura debba essere competizione.

Per la rubrica Inchiostro dei Castelli - Numero 121 giugno 2014