RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Cibo per la mente

Generosità e limpidezza

Breve intervista ad Aldo Onorati su Virgilio Brocchi

Che ricordo ha di Virgilio Brocchi dal punto di vista umano?
Bellissimo. Ero meno che ventenne, quando gli spedii la prima raccolta di versi. Mi rispose dicendo che la sua "buona stella", cioè la vista, non gli permetteva più di leggere, ma solo di scrivere. Tuttavia - nobiltà dei grandi - si era fatto leggere le mie poesiole da un famigliare. Io gli avevo espresso la mia ammirazione, e lui: − Caro figliolo, l'ammirazione onora più chi la professa che chi la riceve −. E mi dava consigli con la generosità ammirevole ed insolita di un autore celebre verso un anonimo giovinetto.

Come lo ha conosciuto?
Brocchi era nato a Orvinio, paese di mia madre. Gli orviniesi, che sapevano tutto di lui scrittore, mi fornirono il suo indirizzo. Nacque così una splendida corrispondenza che, purtroppo, ho smarrito insieme a tante altre lettere di personaggi famosi.

Che cosa ne pensa come scrittore?
Brocchi è un autore generoso, legato ai sentimenti pieni di speranza del socialismo ideale. Ci sono pagine altissime nei suoi romanzi, degne di essere antologizzate, non fosse altro per la limpidezza dello stile.

È mai stato, Brocchi, nei Castelli Romani?
Il modo in cui li descrive, fa pensare di sì.

Può parlarmi del rapporto di Brocchi con Orvinio?
Voglio dire solo questo: mi scrisse che non era più salito nel bellissimo borgo sabino dal giorno della sua partenza da esso, per non mutare il ricordo di sogno che aveva dalla sua infanzia. Questo tradisce un amore appassionato per quelle montagne in vista del bianco Velino, per quelle bianche pietre delle strade, i silenzi odorosi di cerri bruciati nei camini... Il sogno deve restare nella sua intatta purezza del ricordo.

Perché, secondo lei, Virgilio Brocchi è stato completamente dimenticato?
Talvolta ciò avviene dopo la morte a scrittori di successo come per una sorta di reazione. Anche il più importante Giovanni Papini ha avuto un simile destino. Quel grande pensatore, scomodo e controcorrente sempre (sia col fascismo che con la sinistra, e con la stessa Chiesa, checché se ne dica), cioè Giuseppe Prezzolini, gira clandestino sulle bancarelle. È in parte causa dell'invasione 'barbarica' dei non-autori di oggi, legati a leggi di mercato che non consentono di riesumare le perle dall'oblio. Ma il fatto che un critico del suo spessore ora ne parli, è significativo e bene augurale. Pur nel mio pessimismo, credo tuttavia che nulla vada perduto completamente. Che poi dall'oblio si riemerga con un milione di copie o con mille, non cambia niente nella sostanza. Ai fini della storia dello spirito e della Bellezza, i corsi e ricorsi fanno parte delle battaglie costruttive della vita e della 'scommessa col tempo'.

Per la rubrica Cibo per la mente - Numero 105 ottobre 2011