Vivavoce - Rivista d'area dei Castelli Romani

RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Sistema Territorio

Il Giardino di Diana

Intervista a Gino De Sanctis

La Redazione di Vivavoce è andata a fare visita a Gino De Sanctis, agronomo, titolare del Giardino di Diana, incuriosita dalla singolare e unica location che l' Azienda vanta, in quanto i suoi 4 ettari di terreno comprendono la suggestiva Area archeologica del Santuario di Diana, godono della splendida vista del lago di Nemi e sono circondati dallo scenario imponente del cratere dell'antico vulcano.

Dr. De Sanctis, come ci si sente dentro tanta "ricchezza"?
Io mi ci sento benissimo, è parte della mia vita; da sempre sono qui a dare il mio contributo perché questo luogo incantevole sia valorizzato, attragga l'interesse che merita, emerga e sia conosciuto, apprezzato, goduto per l'immensa mole di suggestioni che la sua storia e la sua cultura, i suoi simboli, che si perdono nella notte dei tempi, riescono ad evocare.
Non ci dimentichiamo che parliamo di tempi remotissimi: il bacino lacustre, compreso nel grande edificio del Vulcano Laziale vecchio di 600.000 anni, si è formato durante la fase idro-magmatica iniziata circa 200.000 anni fa.

E la sua Azienda?
In un ambiente così particolare ed unico è cresciuta negli anni, senza frastuoni e proclami.
È stata una crescita lenta, pensata, faticosa, filtrando centinaia di possibilità e soluzioni, plasmata nel "suo territorio", stretto tra gli impotenti resti del Santuario di Diana e la fitta vegetazione che ricopre le precipitose coste della conca vulcanica.
Un luogo fatto di prezioso silenzio, rotto soltanto dai "rumori" della natura, con una visione d'insieme che mi fa pensare a scenari preistorici.
Uno spazio del genere non poteva che diventare un grande laboratorio all'aperto dove studiare la storia, il territorio, creare sviluppo sostenibile: questo è il mio impegno tenace, che dura da parecchi decenni.

Quanto è grande l'azienda?
L'azienda Il Giardino di Diana occupa una superficie di circa 40.000 mq, destinata ad oliveto specializzato, piante officinali, bosco, apicoltura, con criteri di conduzione praticamente naturali. Inoltre, strutture coperte ad uso aziendale, utili anche per le attività divulgative, spazi verdi attrezzati per sosta e riposo.
E soprattutto l'Area archeologica del Santuario di Diana Nemorense, che insieme alle altre preesistenze storiche, l'Emissario, le Ville Imperiali, le navi di Caligola, fa del lago di Nemi uno dei siti archeologici più importanti in Italia e, non vorrei esagerare, nel mondo.
Per anni mi sono preso personalmente cura dei reperti che mi sono ritrovato dentro l' azienda, in un rapporto non scontato né semplice con la Soprintendenza ai Beni Archeologici, con il Comune, con i gruppi archeologici, con le Università con tutti quei soggetti insomma che con diverse competenze e singolari interessi guardano a questo luogo e che, ciononostante, seguita a correre rischi gravi di abbandono e incuria. Mi rendo conto della mia personale responsabilità ad avere qui sotto i miei occhi tanti "Beni", vede questa strada? È un buon tratto della Via Virbia e sta all'interno della mia Azienda.
Per fortuna in questi ultimissimi anni la Soprintendenza Archeologica del Lazio in collaborazione con diverse Università, anche straniere, sta impegnando molte energie al recupero dei siti di interesse del lago di Nemi.
Parti significative del Tempio di Diana sono state portate alla luce e studiate proprio nella recente campagna di scavo del mese di giugno 2011, fatta in collaborazione con l'Università di Perugia.

Dr. De Sanctis mi sembra di capire che nel suo caso si cerchi di avviare un percorso virtuoso per far collaborare pubblico e privato nell'interesse dell'intera collettività. Sono troppo ottimista?

L'ottimismo serve, insieme alla consapevolezza delle difficoltà e degli antichi mali che caratterizzano il modo, tutto nostrano, di trattare i Beni culturali. Ma credo che qui ci siano le premesse per avviare circuiti virtuosi. Come le ho già detto, per quel che mi riguarda, sento tutta la responsabilità di quello che possiedo, credo di aver dimostrato di avere sensibilità e considerazione per ciò che la storia ci ha tramandato, penso altresì che occorra mettere insieme i diversi soggetti, le cui competenze insistono su questo luogo straordinario, e trovare insieme la strada per un piano di gestione dell'Area che preveda interventi continui di ricerca, manutenzione, promozione: tale è la condizio sine qua non per qualsiasi progetto di valorizzazione di questi luoghi.

E nel frattempo?
Nel frattempo la mia azienda si rivolge ai giovani, anzi ai giovanissimi, ai quali, insieme agli insegnanti più sensibili e attenti a curare il rapporto dei ragazzi con la proprio territorio, offre visite guidate, laboratori didattici, attività ludiche: tutte esperienze rese uniche dall'unicità del luogo, perché unica è l'aria che si respira, unica la magia, unico il ricordo che ci si porta dentro, quando si torna a casa. Il giardino di Diana è dunque oggi tante cose insieme: fattoria Didattica, Area Archeologica, Zona Ristoro, Area Scout, luogo per eventi culturali e musicali, forse deve ancora trovare una sua sintesi, ma mi piace pensare ad un "luogo aperto", che si offre ad un un "progetto Infinito" poiché mai potrà essere posata un'ultima pietra, perché nuove idee e collaborazioni saranno sempre le benvenute, perché è il sottosuolo a suggerirci che ancora ha tanto da restituirci.

Per la rubrica Sistema Territorio - Numero 104 settembre 2011