RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Cibo per la mente

Tornare a Gramsci. Una cultura per l’Italia

"Nel pensiero di Antonio Gramsci l'indagine sulla cultura nazionale e popolare, nel suo rapporto con la cultura filosofica, assume un rilievo significativo, anche in relazione al problema della costruzione nazionale dello Stato italiano, a partire dal Risorgimento. In un contesto come quello attuale, nel quale torna centrale la riflessione sulle radici dello Stato nazionale, anche in occasione delle celebrazioni sul 150° dell'Unità e delle tensioni culturali e politiche che rimettono in discussione l'unità del processo risorgimentale, quello di Gramsci si presenta come l'ultimo grande tentativo novecentesco di pensare in maniera organica l'Italia come nazione moderna e di rintracciarne un'identità culturale e popolare. Il pensiero di Gramsci, sia nel suo spessore di indagine für ewig che nella sua curvatura politica, trova consistenza e profondità in tale direzione. Dal rapporto tra letteratura e vita nazionale, alla questione della lingua e della cultura popolare, al confronto con Croce, con lo storicismo italiano, con Bergson e la filosofia europea, al problema del moderno "Principe" e alla lettura del Risorgimento, Gramsci produce un'indagine che si pone ai vertici del pensiero moderno e che permette di ripensare una cultura unitaria per l'Italia di oggi.
Il presente volume, ricavato dalle iniziative sviluppate dall'Istituto Gramsci Toscano per la celebrazione dei settanta anni dalla morte di Gramsci, che hanno visto, tra l'altro, la realizzazione di un convegno (Gramsci e la questione dell'identità nazionale, Firenze 15-17 novembre 2007) e di un ciclo di conferenze (31 ottobre-13 dicembre 2007), promossi a cura di un comitato scientifico composto da Mario Caciagli, Michele Ciliberto, Fabrizio Desideri, Gaspare Polizzi, Gabriele Turi, segue tali itinerari in forme pluridisciplinari e con un'attenzione convergente allo stato presente della documentazione e del dibattito critico, e alle risonanze prodotte nell'attuale confronto culturale. L'articolazione tematica configura in tal modo una rete intrecciata di percorsi, divisa in cinque sezioni.
Nella prima sezione - Letteratura e vita nazionale - Giulio Ferroni individua l'estensione a Machiavelli di motivi determinanti del pensiero politico gramsciano, rintracciando la problematica creazione di un "mito", insieme teorico, politico e personale, nel segno della tensione umana di un prigioniero "disarmato". Bartolo Anglani, soffermandosi sulle prime letture letterarie di Gramsci, focalizzate - negli scritti fino al 1920 - sul rapporto fra Italia ed Europa, rintraccia in esse archetipi pre-politici, funzionali a una considerazione negativa dell'identità italiana, che avrà un suo ruolo nella scelta politica socialista e rivoluzionaria. Gaspare Polizzi indaga sul rapporto possibile tra Gramsci e Leopardi e, dopo aver richiamato le vicende di un lungo dibattito, segue un tema di comparazione legato all'analisi della società italiana, evidenziando divergenze e affinità tra il "metafisico" (Leopardi) e il "filosofo di società" (Gramsci), nella direzione di una comune tensione etico-politica.
Un altro nodo teorico che assume qui il dovuto rilievo consiste nella riflessione sulla lingua e sulla cultura popolare, affrontata nella seconda sezione (La questione della lingua e la cultura popolare). Tullio De Mauro mette in evidenza l'uso nuovo della parola "cultura" in Gramsci, connesso al suo sforzo di elaborare una nozione di "cultura" che lo mette originalmente in rapporto con sviluppi importanti del pensiero contemporaneo. Franco Lo Piparo sostiene l'esigenza di inserire la riflessione linguistica gramsciana nel contesto della sua riflessione politica, rintracciando in essa la matrice "liberale" del suo pensiero. Al confronto con l'opera di Goethe si dedica Maria Fancelli, ritrovando in Gramsci lettore di Goethe e traduttore dal tedesco un'incubazione di spunti che emergeranno nella riflessione matura sulla cultura popolare. Con la medesima dimensione si confronta Lucia Borghese, muovendo dalle traduzioni gramsciane delle fiabe dei fratelli Grimm, finalizzare alla fruizione per i lettori italiani degli strumenti popolari della letteratura tedesca. Ancora sul terreno antropologico, ma da una prospettiva autobiografica connessa alla cultura italiana del secondo dopoguerra, procede Pietro Clemente, con i suoi ricordi sull'allontanamento e il nuovo ritorno agli insegnamenti di Gramsci.
Il legame con la filosofia italiana ed europea è oggetto della terza sezione (Il rapporto con la cultura filosofica). Giuseppe Cacciatore rivendica il ruolo di tutto rilievo rivestito da Gramsci nel ripensare alcune idee centrali della politica e della filosofia moderne, a partire dallo storicismo e dal nesso tra marxismo e filosofia della prassi, in funzione della criticità e della storicità del pensiero. Giuseppe Guida si indirizza sul rapporto di Gramsci con momenti "alti" della filosofia francese del primo Novecento, cogliendo aspetti della presenza di Bergson nella dimensione fideistica e vitalistica del giovane Gramsci. Sul tema centrale del confronto con Croce e con Gentile torna Michele Maggi, seguendo la tensione tra idealismo e realismo nei Quaderni, che coniuga in forme mobili e a volte ambigue politica ed etica. La direzione del rapporto con la filosofia italiana si trova riflessa a contrario nel contributo di Mario Quaranta, che dal confronto di Ludovico Geymonat con il gramscismo italiano trae considerazioni critiche sulla continuità di un atteggiamento decisionista che ha pervaso il marxismo italiano, specie nei gramsciani del Pci.
L'unico contributo inserito nella quarta sezione (La nazione mancata), di Alberto Burgio, assume un rilievo specifico per l'importanza della ricognizione critica sul concetto di "nazione mancata", interpretata sul piano storico e politico, a partire dalle concezioni della "rivoluzione passiva" nella storia dell'Italia moderna.
Portano un ulteriore arricchimento al volume tre indagini che aprono - nella quinta e ultima sezione, dal titolo Oltre la dimensione nazionale - direttrici apparentemente distanti da quella centrale nel volume, ma che convergono per riflesso o per contrasto con l'immagine "italiana" di Gramsci. Si tratta della ricerca di Massimiliano Biscuso su alcuni aspetti della riflessione gramsciana sul nesso americanismo-fordismo-postfordismo, della rassegna sul ruolo politico delle letture di Gramsci in America Latina condotta da Antonino Infranca, delle indicazioni fornite da Gianluca Fiocco sul peso assunto dai "neogramsciani" di lingua inglese nel dibattito sulla teoria delle relazioni internazionali e sul soft power.
Come ogni volume collettaneo, anche il presente non può pretendere di essere esauriente e completo nella varietà dei temi trattati. L'auspicio è che esso contribuisca comunque nel suo piccolo a rilanciare la riflessione su Gramsci "pensatore italiano", immerso nella variegata tradizione della nostra cultura nazionale e insieme capace, per il suo sguardo di lunga portata, di insegnare agli italiani dioggi una via possibile per la rifondazione di una cultura nazionale, in una fase così critica della loro storia che sembra mettere in discussione gli elementi costituitivi della loro identità."


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Per la rubrica Cibo per la mente - Numero 97 dicembre 2010