RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Cibo per la mente

Il canto di Diamanda Galàs

Panoramica di brani musicali, performance e caratteristiche dell'artista

"Guilty! Guilty! Guilty!" (2008) è il titolo dell'ultimo album pubblicato da Diamanda Galàs composto da brani registrati dal vivo durante il tour "Diamanda's Valentines Day Massacre". La musicista americana di origine greca propone nella recente raccolta interpretazioni personalissime di brani in lingua inglese di autori francesi, "Heaven have mercy" di Edith Piaf e "Interlude (Time)" di George Delerue - compositore che lavorò molto con Truffaut prima di trasferirsi a Los Angeles - e di brani americani, come "Long Black Veil", ballata country, "Down so Low" di Tracy Nelson e ancora "Eight men and four women" di O.V. Wright. Nell'album domina il rapporto tra pianoforte e voce e i virtusosimi espressivi tipici della Galàs paiono quasi calibrati, essenziali. La tematica principale è l'abbandono d'amore e il dolore che ne segue il quale, a detta della musicista, ha similiratà con le sofferenze legate a tragedie sociali da lei spesso cantate.
L'album si rivela particolarmente adatto ad un primo ascolto delle produzioni di questa artista, alle quali non è sempre facile avvicinarsi. Proviamo a dare uno sguardo alla sua carriera musicale oramai più che trentennale. Nata nel 1955 a San Diego, in California, da genitori emigrati in America e provenienti dalla Grecia e dall'Anatolia, Diamanda Galàs attinge la sua vena creativa da repertori e materiali eterogenei e da autori di diversa nazionalità; canta in inglese e in greco, ma utilizza spesso anche il francese, l'italiano, lo spagnolo. Nel 1979 è al Festival di Avignone per interpretare "Un jour come un autre" del compositore Vinko Globokar, opera basata su denunce di Amnesty International. Il direttore del parigino "Théâtre Gerard Philippe-Saint-Denis", dopo aver assistito allo spettacolo, la invita ad elaborare un progetto originale. La Galàs realizza così le sue due prime opere performative: "Wild Women with Steack Knives" e "Teagouthia apo to Aima exon fonos" (Canto del sangue di coloro che furono assassinati), quest'ultima dedicata alle vittime della "Dittatura dei Colonnelli" che tra il 1967 e il 1974 governò la Grecia a seguito di un colpo di stato. Tra i diversi album della Galàs citiamo: "You must be certain of the devil" (1988) ispirato ai canti gospel e agli spiritual degli schiavi neri, la trilogia "Masque of the Red Death" (1988), ispirata a "La morte rossa" di Poe e dedicato alla vittime dell'Aids, "Malediction and prayer" (1998) in cui musica poesie di Baudelraire e Pasolini, "Defixiones, Will and Testament" (2003), un tributo alle vittime greche e armene del genocidio turco avvenuto durante la prima guerra mondiale.
Ascoltando le prime creazioni musicali l'artista sembra avere come riferimento stilistico ed espressivo un caleidoscopico insieme di passato arcaico e sperimentazioni del '900: le litanie del lamento funebre rituale pagano tipiche dell'antica Grecia, le dissonanze del "Pierrot Lunaire" di Shoenberg, gli esperimenti di distorsione vocale realizzati da Antonin Artaud in "Per farla finita con il giudizio di Dio" * e le sperimentazioni di Demetrio Stratos. Diamanda Galàs già nelle sue prime opere esprime la capacità di dare voce alle macerie di qualcosa che non è riuscito a svilupparsi, agli aspetti distruttivi, ma anche a quelli rimasti distrutti. "Wild Women with Steack Knives" fa pensare a monologhi psicotici, alle loro dissonanze sonore, nelle quali la parola ha perso la funzione di rappresentazione di significati, mentre assume potere l'articolazione drammatica della sonorità vocale.
La poesia come arte ha un legame sia con il livello preverbale e concreto del suono che con quello dei significati, e tra questi due universi fa da tramite la parola poetica. Diamanda Galàs si muove, con il suo originale temperamento, musicando e intrepretando poesie di Baudelaire, di Kavafis; la sua interpretazione di "Supplica a mia madre" di Pasolini ci conduce all'interno della poesia, che si rivela, allora, trasformazione di un monologo interno, disarticolato, in preghiera.
A Roma il 15 dicembre 2009 si è tenuto presso l'Aula Magna dell'Università La Sapienza il concerto di Diamanda Galas "Your kisses are like fire" che ha ripreso la strada percorsa nell'ultimo album. Nel repertorio del concerto brani noti come "The house of the rising sun" o la "Chanson de vieux amants" di Jaques Brel, Si può cogliere l'estrema originalità della Galàs proprio in queste re-interpretazioni, nelle quali viene letteralmente strappato il velo della riproposizione conformistica di canzoni note, e queste assumono nuovi volti su cui melodie e ritmi si intrecciano, susseguono e strattonano, inseguendo la molteplicità e la mutevolezza del sentire.
Eccessiva, definita "dark", è lei stessa che rivela di avere una propensione a far emergere il lato lugubre di canzoni e poesie. Il movimento di moda urbana soprannominato "dark" nasce in Inghilterra negli anni '70, ma è la cultura americana che da sempre appare particolarmente legata ad aspetti che potremmo definire "oscuri"; il festeggiamento di Halloween (originariamente antico culto celtico), l'arte narrativa di Egdar Allan Poe, l'"Antologia di Spoon River" e più recentemente i film di Tim Burton appaiono espressioni culturali nelle quali la relazione con il macabro, la paura e l'oscuro viene trasformata, secondo percorsi e processi differenti, in qualcosa di vitale.
Diamanda Galàs nel passare da toni aggressivi e tragici, che evocano i lamenti delle Erinni, a momenti di dolcezza sussurrati, e nel saltare da ritmi cupi ed oscuri ai vitali e sicuri ritmi del blues, ci fa scorgere qualcosa di nuovo e terribile: la disperazione, il bisogno, il desiderio e la sofferenza sono catastrofici e assumono quasi la parvenza di demoni interiori, forti ed espressivi, totalizzanti e spiazzanti. Diamanda conduce in stadi del sentire e dell'essere dove le emozioni sono più contraddittorie e conflittuali, come fossero parte di un mondo borderline.
Diamanda, come americana di origine mediterranea ed europea, si fa vettore di un'insieme di consonanze e collegamenti culturali, tra cui fa da tramite la sua capacità di esprimere emozioni di livelli non coscienti. Le sue interpretazioni fanno scorgere affinità all'interno di un repertorio che abbraccia opere ritenute generalmente molto differenti tra loro: le canzoni francesi, con la loro tendenza alla malinconia, quelle più strazianti del vallone Jaques Brel, e poi ancora i blues, corali bisogni di vicinanza e comunione della medesima condizione di sofferenza, cantano di esperienze universali come il dolore, la perdita, la mancanza e la speranza, a cui ogni cultura da voce in modo differente. La musicista percepisce queste similarità e giunge a mostrare espressivamente gli aspetti comuni di produzioni tanto diverse.
Cantare in più lingue e utilizzare modalità espressive legate al genere dark per musicare un repertorio così vario sembra derivare dalla sua personale capacità di poter sviluppare legami e interazioni tra produzioni di culture differenti. Capacità che, in determinati momenti storici, viene a mancare in un intero gruppo sociale generando le persecuzioni del diverso, troncando - in chi si rende responsabile del crimine - l'istinto e il dovere di perpetuazione della vita. Crimini sociali che non conducono mai ad una salvezza o ad un miglioramento.
Per questo Diamanda Galàs, oltre a voler rappresentare le vittime di tragedie sociali, sembra racchiudere in sé, e mostrarci, la capacità di dialogare con la diversità sotto forma di musica, canzoni e parole, coinvolgendoci - se si ha la forza di resistere - in quello che si rivela, alle fine, un atto dal potere quasi trasformativo.

* Quest'opera, nata per essere trasmessa alla radio francese nel 1948, non andò in all'epoca poichè "giudicata" blasfema. Artaud morì proprio nel 1948, in seguito agli elettroshock e all'esperienza del manicomio. "Per farla finita con il giudizio di Dio" venne trasmessa da Radio France solo nel 1999.

 



Diamanda Galàs, Guilty! Guilty! Guilty, 2008 (CD audio)

Per la rubrica Cibo per la mente - Numero 89 marzo 2010