RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Editoriale

Una Fondazione per la Cultura ai Castelli Romani

Il 21 ottobre 2009 l'Assemblea dei Sindaci del Consorzio SBCR ha approvato all'unanimità lo Statuto della Fondazione per la Cultura Castelli Romani. È il risultato importante di un processo iniziato oltre un anno fa quando il C.d.A. del Consorzio proponeva all'Assemblea di avviare una riflessione sulla opportunità di dotare il Consorzio di un ulteriore strumento operativo che rafforzasse l'incisività delle azioni e dei progetti volti a fare dei Castelli Romani un sistema territorio fondato sulla cultura, la creatività, l'innovazione.
La direzione del Consorzio, supportata dalla consulenza di professionisti esperti in materia, ha pertanto organizzato una serie di incontri, comune per comune, con sindaci e assessori alla cultura per analizzare e rendere il più possibile palesi dubbi e perplessità sulla opportunità di una tale scelta.
Da tali incontri emergeva nel complesso la consapevolezza e anche la soddisfazione di essere partecipi di una esperienza, quella del Consorzio, che ha certamente qualcosa da dire sul terreno della cooperazione tra Enti locali per la gestione associata di servizi e che permette oggi ai Comuni di allargare ad altri settori di interesse comune tali acquisite capacità.
Mi piace ricordare questo processo che ha condotto alla Fondazione per sottolineare un fatto che si colora oggi di particolare significato: le modalità con le quali si è giunti ad assumere tale decisione rientrano in quei processi che puntando sulla capacità di approfondimento, di dialogo e condivisione tra soggetti diversi, rafforzano di fatto la democrazia. Non solo. La neonata Fondazione, per la quale si è in attesa del riconoscimento regionale, dopo i primi passi di consolidamento servirà, se opportunamente guidata, a offrire una sponda nazionale e internazionale al territorio dei Castelli, che se da una parte lavora oggi al rafforzamento e al rinnovamento della propria identità - impegnandosi nella valorizzazione dei suoi "capitali storici"e contemporaneamente favorendo i processi di innovazione in atto - dall'altra ha bisogno di proiettare la sua storia e il suo presente fuori dai confini territoriali, aprendosi al nuovo e al diverso che viene dal "globale".

Per la rubrica Editoriale - Numero 87 dicembre 2009