RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Primo piano

Referendum

Da qualunque ottica lo si osservi, il referendum che ci vedrà impegnati nell’ultimo degli appuntamenti di consultazione popolare di questa lunga fase politico-istituzionale, rappresenta senza dubbio un passaggio delicato, che si differenzia in modo netto rispetto ai precedenti referendum popolari.
Per la prima volta saremo infatti chiamati ad esprimerci non su una legge e su una materia specifica (scegliendo di abrogarla, confermarla o modificarla), ma su un vero e proprio riassetto della nostra carta costituzionale. La costituzione è infatti la casa comune, l’insieme delle regole e dei valori condivisi sui quali si fonda la civile convivenza di un popolo; è un patto attorno al quale ci si stringe per condividere delle regole del vivere comune. L’ultima modifica approvata dalla precedente maggioranza parlamentare ha inciso in modo significativo sul testo costituzionale.
Il Disegno di legge N. 2544-D: “Modificazione di articoli della Parte II della Costituzione" interviene infatti su ben sei Titoli della seconda parte della Costituzione, modificando profondamente gli assetti istituzionali del nostro ordinamento repubblicano attraverso la modifica di oltre cinquanta articoli (la costituzione si compone di un totale di 138 articoli). .
Prima di ragionare sulla bontà o meno della riforma, cerchiamo di descriverne in modo sintetico i passaggi principali e le modifiche prodotte: innanzitutto l’entrata in vigore: questa riforma dovrebbe entrare in vigore in modo scaglionato nel tempo, per completarsi nel 2011 (questo a testimonianza della complessità del disegno riformatore); in secondo luogo la modifica del precedente sistema bicamerale: l’attuale Senato, verrebbe sostituito da un Senato federale, composto da rappresentanti dei territori; è una modifica importante perché, oltre ad una composizione differenziata delle due Camere ed una riduzione del numero dei parlamentari e dell’età per essere eletti, comporterebbe anche e soprattutto la fine del cosiddetto bicameralismo perfetto dell’attuale sistema, in virtù del quale le due Camere sono chiamate ad approvare le stesse leggi. La Camera esaminerebbe le materie che afferiscono allo Stato centrale, mentre il Senato federale le leggi che riguardano lo Stato e le Regioni.
Un ulteriore passaggio riguarda il nuovo ruolo (ed i maggiori poteri) che caratterizzerebbe l’azione del premier: il primo ministro sarebbe infatti eletto direttamente dalla popolazione, tramite il collegamento diretto con le liste di candidati; si tratterebbe di un ruolo con maggiori poteri a danno del parlamento e del presidente della repubblica. .
L’ultimo e forse più controverso punto della riforma risiede nell’ampliamento della potestà legislativa delle Regioni. Il nuovo ruolo delle regioni e degli enti locali è già stato ampiamente rafforzato dalla riforma del Titolo V della seconda parte della costituzione, attuata nel 2001 dall’allora maggioranza di centrosinistra; con questa ulteriore modifica alle regioni verrebbe affidata la titolarità anche su materie che finora sono state di esclusiva potestà statale, per garantire un welfare comune a tutto il territorio nazionale. .
Le nuove materie che ricadrebbero nella titolarità regionale, riguardano infatti aspetti importanti nelle scelte di uno stato nazionale, come ad esempio l’organizzazione sanitaria, l’organizzazione scolastica, la gestione degli istituti scolastici e di formazione, la definizione della parte dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico delle singole regioni, la polizia amministrativa e regionale.
In questa breve descrizione delle principali novità sulle quali dovremo esprimerci a breve, appare subito chiaro come il referendum sia un importante momento di partecipazione attiva della popolazione, una scelta determinante per i futuri assetti democratici del nostro Paese.
Per la rubrica Primo piano - Numero 53 giugno 2006