RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Folklore

Speciale Natale e Capodanno

Piombo fuso, focacce d’ortica e cavoli cappucci

superstizioni, cibi e tradizioni della notte di Capodanno

Mangiar carote, lenticchie o piselli garantisce un'annata prospera, bere birra fresca fa ringiovanire: le usanze e le superstizioni legate alla notte di Capodanno, la magica notte a cavallo tra un anno e l'altro, sono davvero numerosissime. Molte, naturalmente, quelle legate al tentativo di scoprire cos'avrà in serbo l'anno nuovo: un tempo, nella notte tra il 31 dicembre e il primo gennaio si facevano sgocciolare in un po' d'acqua della cera o del piombo fuso, o si gettavano nell'acqua bollente delle uova sgusciate, per poi leggere gli eventi futuri a seconda del modo in cui si solidificavano. In molte regioni d'Italia si credeva inoltre che se ragazze da marito e giovani 'zitelli' si fossero guardati allo specchio la notte di San Silvestro, avrebbero visto apparire accanto al proprio il volto del futuro coniuge.
Tutti sanno, comunque, che per propiziarsi la sorte è bene indossare qualcosa di nuovo e di rosso, con analogia al rinnovarsi del ciclo delle stagioni nel solstizio invernale. Capodanno segna infatti un momento di passaggio e rigenerazione a conclusione dei dodici mesi dell'anno e per questo motivo il suo numero simbolico è il 13, con allusione appunto al rinnovamento ma anche alla ripetizione del carosello stagionale. Nei tarocchi, il numero tredici corrisponde all'Arcano della Morte, che vi è raffigurata tradizionalmente in mantello nero, falce e scheletro: ogni passaggio da un vecchio a un nuovo stato è infatti una sorta di 'morte'. Quest'associazione è tuttavia uno dei motivi per cui al 13 viene spesso attribuito un significato negativo (oltre al fatto che all'Ultima Cena parteciparono tredici convitati, i dodici Apostoli e il Cristo), benché la radice profonda della negatività che circonda questo numero risieda nel fatto che "il 13 è uno dei numeri che va oltre ogni sistema chiuso, tant'è vero che nelle fiabe nessuno può aprire impunemente la tredicesima porta" (A. Cattabiani, 'Lunario'). Un discorso a parte vale per gli inglesi, per i quali il 13 è il numero del boia (ossia, ancora, della morte) in quanto in passato la paga di quest'ultimo ammontava a uno scellino e un penny, cioè appunto 13 pence.
In passato, i metodi da seguire l'ultimo dell'anno per garantirsi i vantaggi più vari erano quanto mai numerosi: ad esempio, cucinando o mangiando una minestra di piselli si credeva di tener lontane le malattie della pelle (stesso risultato si otteneva eliminando le mele dal cenone) e di favorire la fecondità e l'abbondanza; le carote portavano soldi (così come pesci, miglio e cavolo cappuccio); la carne di maiale con i crauti assicurava la buona sorte; dopo la mezzanotte era d'obbligo (e lo è ancora) in molte regioni d'Italia lo zampone con le lenticchie, che portavano anch'esse denaro - ogni lenticchia un quattrino - e che a Roma e nel Lazio si usa raccogliere e portare alla bocca una ad una, con le dita; i dolci, infine, per loro natura erano fatti apposta per addolcire ogni giorno futuro, specie se cucinati la sera del 31 dicembre, e gustare una focaccia d'ortica il primo giorno dell'anno prometteva salute e prosperità. Attenzione, però, a non tagliare l'ultima fetta di pane dalla pagnotta proprio a San Silvestro: in tal caso, infatti, il pane verrebbe a mancare per tutto l'anno seguente.
Porta fortuna saltar giù dalla sedia o dal tavolo al dodicesimo rintocco della mezzanotte; se le foglie d'edera o di pervinca posate sul camino si arricciano soltanto, senza prender fuoco, l'anno nuovo sarà buono (cattivo, invece, se si bruciacchiano). Un'usanza simile è presente anche in Abruzzo, dove si fanno cadere sulla pietra rovente del focolare, una volta spazzata la brace, le foglie di un ramoscello d'olivo, pronunciando nel contempo il nome di colui del quale si vuol conoscere la sorte: se le foglie 'resistono' al calore, contorcendosi e volteggiando su per la cappa, la persona in questione andrà incontro a un futuro prospero, mentre se si posano e restano immobili, magari bruciacchiandosi un po', la attendono malattie e disgrazie, se non addirittura una prossima fine. Con una foglia di pervinca immersa in un piatto colmo d'acqua la notte di San Silvestro si possono trarre auspici sul futuro: se resta fresca e verde, questo sarà felice, il contrario se si annerisce o si macchia.
Era considerato un buon segno se la mattina del primo gennaio s'incrociava un carro coi cavalli o se la prima persona incontrata per strada fosse stata un uomo, soprattutto se giovane e bello; una donna al contrario, specie se vecchia, portava disgrazia, così come non poteva star tranquillo chi s'imbatteva in un portalettere, un mendicante, un becchino o un campanaro. Peggio che mai se s'incappava in un funerale o in un cavallo bianco; al contrario, chi per prima cosa, uscendo sull'uscio di casa, avesse visto un gobbo o, colmo delle fortune, uno spazzacamino, avrebbe avuto successo e denaro per tutto l'anno. Se faceva presto giorno, l'anno sarebbe stato ricco; se il tempo era sereno ma freddo, si poteva sperare nella buona salute (nebbia o vento forte promettevano, invece, malattie e disgrazie); un'alba di un rosso intenso preannunciava guerra.
Infine, se l'anno nuovo comincia di domenica, superstizione vuol che si tratti di un anno di disgrazie, mentre se il primo gennaio capita di giovedì sono in arrivo benessere e prosperità (al contrario, se il primo dell'anno cade di martedì è imminente un periodo di 'magra'). In Friuli, invece, si dice che se l'anno comincia di domenica o di mercoledì sarà buono, di martedì e di venerdì cattivo; e sempre in questa regione, così come nel Veneto, allo scoccare della mezzanotte si usa lanciare un paio di zoccoli dall'alto di una scala per conoscere l'avvenire (se cadono nello stesso punto l'anno sarà felice). Una superstizione simile vigeva anche nel centro Italia, dove le ragazze da marito usavano lanciar verso l'uscio di casa le loro pantofole: se queste cadevano con le punte rivolte verso la soglia, le proprietarie si sarebbero sposate entro l'anno.

Per la rubrica Folklore - Numero 77 dicembre 2008