RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Archeologia

Corioli

Veduta di Monte Giove, Villa Moncada

La maggior parte dei cartografi moderni e per ultimo il Nibby, prendendo in esame le indicazioni topografiche fornite dagli storici latini, localizzarono a Monte Giove l'antica cittadella di Corioli, distrutta dai Romani nel 491 a. C. Sappiamo infatti che Corioli era situata presso l'odierna Via Nettunense non lontano dalla cittadella di Polusca ( presso Aprilia ), sappiamo inoltre da Livio che il territorio di Corioli confinava con quelli di Ardea e di Ariccia ( Livio III, 71 ).
Plinio menziona i Coriolani tra quei popoli che partecipavano alle Feriae Latinae sul Monte Albano, dove le città albane si riunivano per rinnovare il loro vincolo religioso e politico, il che lascerebbe supporre per Corioli un'origine latina ( Plinio III, 69, 5 ).
In seguito all'invasione dei Volsci nel Lazio alla fine del VI secolo a. C. Corioli divenne per così dire "capitale " degli stessi Volsci, ovvero una città-stato avente un territorio di propria pertinenza.
Poco tempo dopo Corioli entrò a far parte della Lega Latina, ultimo baluardo d'indipendenza dei popoli del Lazio antico contro la crescente supremazia di Roma, e strinse alleanza con quelle città che intrapresero la guerra contro Roma stessa.
Nel 491 a. C il console romano Postumio Cominio invase il territorio dei Volsci e Corioli venne conquistata dopo un breve assedio, grazie al valore militare del giovane patrizio G. Marcio, soprannominato Coriolano in seguito a questa impresa.
Gli abitanti di Corioli durante l'assedio, avendo sentito dire che i Volsci di Anzio erano in procinto di portare loro aiuto con un'armata numerosa, sicuri di sé aprirono imprudentemente le porte della città per lanciarsi contro i Romani, i quali respinsero i Coriolani ed approfittando della città lasciata aperta vi irruppero e la saccheggiarono ( Plutarco, Vita di Coriolano 8 e Dionisio, VI, 92 ).
L'occupazione strategica del piccolo centro di Corioli garantiva ai Romani l'accesso alla pianura pontina, attraverso un varco creato tra i territori di Ariccia e di Ardea.
In seguito alla distruzione di Corioli gli Aricini e gli Ardeati si disputarono il possesso del suo territorio, posto proprio sui loro confini. Nel 446 a. C. a sedare questa contesa intervenne Publio Scapzio, che aveva militato con Cominio durante la presa della città, il quale ricordò che il territorio dei Coriolani era divenuto, per diritto di guerra, proprietà di Roma e con votazione unanime il popolo romano venne dichiarato padrone del territorio conteso.
Questo passo di Livio dimostra in realtà come in seguito alla sua distruzione la località non venne più abitata e rimase soltanto il toponimo legato al fondo.
Sulla cima del colle, nel lato che guarda verso Via Montegiove Nuovo, si conserva un terrazzamento rettilineo, lungo circa 200 metri e alto 3 metri, costituito da un costone di tufo tagliato verticalmente e dalla probabile funzione difensiva. Molti anni fa, a detta dei proprietari ( il conte Raimondo Moncada ed il signor Dino Bonechi, che si ringraziano per la cortesia ), durante alcuni lavori di ristrutturazione di questo costone vennero rinvenuti molti blocchi di peperino, alcuni dei quali si conservano oggi di fronte alla vicina Grotta di Coriolano. Alcuni di questi blocchi presentano delle cavità per l'inserimento delle tenaglie, mentre altri conservano delle tracce di lavorazione costituite da cornici angolari e da scanalature ad angolo retto.
Le dimensioni di questi blocchi, alti 30 cm x 90 x 60 cm, sono simili ad a quelle dei blocchi arcaici di Roma, pertinenti alle mura Serviane o alle fondazioni del tempio di Giove Capitolino, i quali consentono di datare questa muratura alla fine del VI secolo a. C. e di attribuirla alla fortificazione della città di Corioli.
È probabile che originariamente lungo questa terrazza si aprisse una delle porte della città, poiché qui compare una stretta apertura praticata nella roccia da cui si sale verso il casale, la quale è stata rinforzata recentemente da murature moderne.
Il lato settentrionale del colle invece era rinforzato naturalmente da un altro costone di tufo, visibile lungo la linea ferroviaria, nel quale si notano l'andamento delle venature e le tracce di una lavorazione antropica.
Questa fortificazione corrisponde probabilmente all'antica acropoli di Corioli e recinge un'area grande circa metri 300 x 200, grossomodo equivalente ad esempio a quella delle acropoli di Laurentum, Ardea e Cori.
La vicina Grotta di Coriolano invece è costituita da un ambiente ipogeo scavato nel tufo con pianta a croce latina, utilizzato probabilmente per la raccolta delle acque e facente parte del sistema di approvvigionamento idrico della città.
Secondo il Nibby il nome del colle può derivare da un tempio dedicato a Giove presente sull'acropoli, che i Romani, secondo il loro costume, rispettarono dopo la presa della città e che avrebbe conservato il proprio toponimo fino al Medioevo.
In realtà il toponimo relativo a Giove nel Medioevo si riferisce spesso alla presenza di strutture antiche poste sulla cima di un monte, le quali venivano interpretate genericamente con i resti di un tempio. Effettivamente il culto di Giove si riscontra spesso fin dall'epoca arcaica sulle acropoli delle città romane, come nel caso del tempio di Giove Capitolino a Roma, di Giove Latiar a Montecavo o di Giove Anxur a Terracina e questo può aver indotto nel Medioevo all'errata interpretazione delle rovine di Corioli e di conseguenza alla nascita del toponimo di Monte Giove.
Nel 1883 presso la linea ferroviaria, a non molta distanza da Via Ginestreto, vennero rinvenuti due scarabei smaltati di produzione fenicia, provenienti probabilmente da una tomba di epoca orientalizzante e databili quindi al VII secolo a. C.
In base ad alcuni dati archeologici e toponomastici è possibile localizzare la necropoli di Corioli sul vicino Monte Due Torri. Sulla cima del colle infatti si conserva quella che sembra essere una tomba a dado di forma troncopiramidale con porta rastremata, ricavata in un blocco di tufo sporgente rispetto alla parete rocciosa, la quale immette in una piccola camera sepolcrale a pianta quadrata ( m. 2 x 2 ) che conserva le tracce del letto funebre. La distruzione di Corioli avvenuta nel 491 a. C. costituisce un termine ante quem per la datazione di questa tomba al VI secolo a. C.
Le tombe rupestri, molto frequenti nell'Etruria meridionale, compaiono invece raramente nel Latium Vetus, ad eccezione dei casi di Ardea e Velletri.
Inoltre ai piedi di Monte Due Torri si conserva l'antico toponimo di Soriano, attraverso l'omonima via, probabilmente in epoca romana riferito al colle stesso. Questo termine sembra derivare da Sorano, divinità arcaica di tipo funebre alla quale erano spesso dedicate in passato località a carattere funerario. Ricordiamo per esempio il dio Sorano riportato nel cippo arcaico sotto il Niger Lapis a Roma, oppure il fondo Sorano compreso tra S. Palomba e Cancelliera, ad uso sepolcrale.

Per la rubrica Archeologia - Numero 74 settembre 2008