RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Archeologia

La villa di Domiziano a Castel Gandolfo

Chi sale a Castel Gandolfo, a sud del paese moderno, si trova a costeggiare l'alto muraglione che custodisce la villa un tempo dei Barberini, già dei Visconti di Besnate, divenuta proprietà dello Stato Pontificio nel 1930 in seguito ai Patti Lateranensi. Con quest'ultima acquisizione si arricchì ulteriormente il già straordinario complesso residenziale pontificio, luogo prediletto dal '600 ad oggi per il riposo estivo dei Papi, composto dal ben noto Palazzo, già rocca dei Gandolfi e poi dei Savelli, con la Chiesa adiacente e il "giardino del moro", cui si era aggiunta nel 1773 la villa Cybo Malaspina.
La villa Barberini si distende, con i viali ombrosi e le sue terrazze digradanti verso la via Appia, sistemate a giardini all'italiana, sui resti della villa imperiale di Domiziano (81-96 d. C.). Già Giovambattista Piranesi nel '700 aveva colto l'atmosfera singolare e piena di fascino, riproducendo le antichità più importanti del luogo in alcune splendide acqueforti. Natura e resti archeologici convivono perfettamente: i fiori e le piante spuntano dai ruderi, senza però nasconderli, anzi esaltando con i loro vivaci colori le murature laterizie e i marmi finemente decorati di venti secoli fa.

Testimonianze architettoniche
La villa di Domiziano si articola su tre panoramiche terrazze, che si adattano alle caratteristiche geo-morfologiche del terreno, sul ciglio del verdeggiante cratere del lago Albano, cui il monte Cavo fa da sfondo, nel luogo ove sorse l'antichissima Alba Longa.
Sul primo terrazzamento, che occupa la sommità del colle, erano dislocati gli ambienti di servizio, il cimitero dei servi imperiali e le grandi cisterne, di cui se ne conservano tre, le quali, con l'eccezionale lunghezza complessiva di circa 123 m, ci danno un'idea della quantità di acqua consumata. Lungo il primo terrazzamento si estende un grandioso criptoportico in laterizio (la sua lunghezza attuale è di 120 m), in origine decorato con finissimi stucchi; era una sorta di via tecta, ingresso monumentale coperto al palazzo, da cui partiva uno dei due diverticoli della via Appia. La seconda terrazza, che poggia in parte sulla volta del criptoportico, era occupata dal quartiere residenziale, articolato intorno a tre cortili, di cui però restano scarsi resti, e collegato ad una terrazza panoramica sul lago e a quattro ninfei con nicchie destinate a statue e giochi d'acqua, forse pertinenti ad una fase tardo-repubblicana (villa di Pompeo?). Il teatro con ampio portico retrostante, poggiante su proprie sostruzioni in muratura, costituisce un raccordo tra la seconda e la terza terrazza: del teatro rimangono tre cunei con i gradini e una notevole decorazione in stucco con rappresentazioni del mondo dionisiaco e apollineo: uno dei più importanti complessi decorativi antichi. L'ultima terrazza è occupata dal circo, ormai quasi del tutto invisibile, sotto cui è scavata una cisterna: si tratta probabilmente di una installazione a giardino, dove avvenivano le venationes (giochi di caccia). Del complesso residenziale domizianeo faceva parte anche il Ninfeo Bergantino, una grandiosa grotta esterna alla proprietà papale, situata più in basso, al margine del cratere del lago.

Testimonianze scultoree
Il grande valore documentario di questa villa domizianea è dovuto non solo ai resti monumentali, ma anche all'apparato scultoreo, che ornava i giardini e gli ambienti interni e che fortunatamente è in buona parte conservato. In ogni tempo, infatti, in quest'area sono state rimesse in luce opere d'arte di eccezionale qualità, attualmente collocate nell'Antiquarium, lungo i viali della villa e all'interno del Casino. La collezione si distingue non tanto per il numero delle opere, ma per la loro eccezionale qualità, essendo il committente l'imperatore stesso. Ricordiamo le splendide statue di atleti, repliche romane di originali greci dei più importanti artisti della seconda metà del V secolo a. C., quali Mirone, Policleto e i suoi allievi, tra cui un torso acefalo nella preziosa pietra scura detta basalto. Non meno importanti sono le raffinatissime decorazioni architettoniche del teatro, i cui enormi blocchi riccamente decorati da complesse cornici finemente traforate e da ricchi fregi vegetali, da cui fuoriescono animali fantastici, costituiscono quasi un unicum nella decorazione architettonica del tardo I secolo d. C. Pieni di suggestione sono i gruppi statuari rinvenuti duranti gli scavi del 1841 nel Ninfeo Bergantino, che sebbene frammentari, costituiscono una testimonianza straordinaria della ricchezza degli "arredi" scultorei di questi luoghi di delizie: i gruppi di Polifemo e di Scilla, che richiamano le vicende di Ulisse, avvicinando questa grotta-ninfeo ad un'altra grotta famosa, quella di Sperlonga, pertinente al complesso residenziale dell'imperatore Tiberio

Per la rubrica Archeologia - Numero 71 maggio 2008
Maria Barbara Savo |
Per la rubrica Archeologia - Numero 71 maggio 2008