RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

In primo piano

Ma che cos’è la cultura?

Le nostre città hanno vissuto nel secondo Novecento trasformazioni epocali eppure in questo nuovo secolo si affacciano incalzanti altri grandi fattori di cambiamento, penetrando nel tessuto sociale con processi dagli esiti ancora largamente imprevedibili. Globalizzazione, new economy, società dell'informazione e della comunicazione, sono realtà che agiscono proprio nella sfera più delicata della trasmissione di contenuti, della creazione di conoscenza e di memoria, è giusto dunque interrogarsi sull'idea della cultura, su come essa venga oggi percepita dal senso comune e quale sia il ruolo che le istituzioni pubbliche le attribuiscono. Una volta, quando l'analfabetismo rappresentava in Italia il 75% della popolazione, la persona colta leggeva i grandi autori, ascoltava musica classica, coltivava le arti e, poiché apparteneva ad una ristretta élite, poteva di solito permettersi di viaggiare e vedere il mondo; poi, in pochi decenni, la crescita dei redditi, la scolarizzazione di massa e i mezzi d'informazione hanno creato i presupposti per il formarsi di un largo pubblico che "consuma" cultura in un senso molto più ampio: mostre, musei, cinema, viaggi, trasmissioni d'informazione, giornali e riviste. Si è fatta strada la consapevolezza che la cultura è un valore per sé e per i propri figli, un valore immediatamente spendibile per la qualità della vita, per la professione e, perché no, per l'immagine positiva che ognuno desidera dare di sé. Le conoscenze di cui è fatta questa cultura sono spesso un po' superficiali, messe insieme in percorsi affrettati e non sistematici, ma sbaglierebbero intellettuali e operatori culturali se si ergessero a censori rimpiangendo la "vera" quanto inafferrabile idea di cultura. Esiste sul concetto di cultura una letteratura sterminata che va dalle scienze sociali alle scienze della vita, ma, molto più pragmaticamente, per chi opera nel territorio è possibile toccare con mano come questa cultura diffusa seppure "imperfetta" aiuti ad avere gli occhi aperti sul mondo, a sentire il proprio tempo, a conoscerne i processi e le tendenze, i dubbi e le inquietudini. Pazienza se le opere letterarie non sono la nostra lettura preferita; leggere, viaggiare, comunicare e navigare su Internet aprono comunque la strada alla costruzione di reti di relazioni che ampliano lo spazio di ciascuno, al di là dei confini del territorio. E' piuttosto compito di chi governa a diversi livelli di responsabilità, di chi organizza servizi e prodotti culturali, operare per far crescere la ricchezza e la qualità dell'offerta culturale, per diffonderla e rendere efficace l'incontro con un pubblico che ha i requisiti per apprezzarla. L'esperienza degli ultimi anni ha dimostrato come a livello locale si esprima una diffusa domanda di "storia", che è poi il bisogno di saldare il passato con il presente, e di poter assicurare un futuro della memoria collettiva quando tutto, intorno a noi, si muove privandoci dei consueti punti di riferimento. Dalla creazione di nuovi musei legati alle peculiarità locali, al restauro diffuso di monumenti e centri storici, al recupero delle tradizioni enogastronomiche, al turismo culturale, ai centri di servizi multimediali, tutto ci riporta ad una concezione della cultura meno astratta e più vicina alla vita quotidiana dei cittadini. Da questo magma di intrecci fra conoscenze più o meno organizzate e saperi specialistici sedimentati scaturiscono le idee, l'organizzazione e la circolazione del sapere come know how, quel capitale intellettuale e immateriale che costituisce la ricchezza più grande di una società complessa e mutevole. E' importante condividere la consapevolezza che la crescita culturale della società è un interesse comune per l'apporto insostituibile del capitale cultura allo sviluppo sociale ed economico del sistema territorio. Ad un passo dalle elezioni, prima ancora di conoscere i risultati, un consorzio di strutture culturali, deve portare all'attenzione di tutte le forze politiche la questione cultura, come fattore di sviluppo e di coesione del tessuto sociale con tutte le sue differenze e articolazioni. Nella società del XXI secolo ciò che riguarda la vita culturale e l'informazione dei cittadini non è più una preoccupazione di poche anime elette ma un punto nodale su cui si gioca la possibilità di essere protagonisti del cambiamento, e anche di adattarlo alla propria storia.

Per la rubrica In primo piano - Numero 0 maggio 2001