RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Sagre & Profane

La cultura del bello

In cammino verso i luoghi dell’arte pubblica

Cosa si intende per arte pubblica o Public Art? La Public Art nasce negli anni Sessanta da un impulso delle pubbliche amministrazioni di paesi quali la Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti che, con i cosiddetti "based community projects", hanno cominciato a tracciare nuove ed insolite vie per riqualificare il territorio urbano ed extra-urbano attraverso installazioni ed opere d'arte rispettose della specificità del luogo. Da quel momento in poi, i contesti più disparati - piazze, scuole, monumenti - hanno cominciato a divenire teatro di interventi artistici ideati e progettati appositamente per il luogo destinato ad ospitarli. Interazione reale con i luoghi è, dunque, la parola d'ordine di ogni intervento. Materiale da modellare, su cui interagire per l'artista è lo spazio reale, il luogo geografico e la comunità di riferimento ritenuta, a ragione, in grado, attraverso una serie di rimandi paralleli, di intervenire indirettamente attraverso la sua storia, i contenuti simbolici e la memoria specifiche del posto. L'effetto prodotto è generalmente spiazzante e costringe gli abitanti stessi a leggere con occhi nuovi il contesto territoriale di appartenenza.
L'idea forte, è che la cultura diventa un servizio per il cittadino, per l'abitante, poiché "usa" lo spazio territoriale o urbano come palcoscenico che esalta ed evidenzia i vari significati culturali, affettivi o psicologici di cui esso è portatore. Arte e cultura, nella Public Art, iniziano a svolgere un ruolo definito e attivo nelle dinamiche sociali e culturali e a rifletterne la complessità delle relazioni. Riqualificazione non solo territoriale, dunque, ma anche, in qualche modo sociale.
Tra i vari gruppi che si cimentano nella Public Art sfruttando la sensibilità di artisti e ricercatori, nell'area metropolitana romana e nel territorio circostante opera da anni Osservatorio Nomade, promosso da Associazione Stalker. I fattori distintivi della pratica Stalker? Pratiche di intervento e soggetti provenienti dalle discipline più disparate (fotografi, scrittori, artisti sonori nonché esperti di economia agraria, naturalisti, antropologi, sociologi e studenti universitari ) e ricerca di modalità di intervento territoriale rispettose dell'humus locale attraverso pratiche di ascolto attivo. Ciascuna modalità deve, nella filosofia Stalker, presupporre come obiettivo la ricerca di conoscenza, la salvaguardia e la promozione della qualità per imprimere politiche attive di valorizzazione del territorio e della sua identità. Tra i vari interventi ideati dal gruppo, uno di questi ha coinvolto a Maggio l'area dei castelli romani, "CAMMINARE tre giorni di incontri e vagabondaggi", con l'appuntamento dal titolo "Stalker: camminare dall'Appia antica a Palazzo Chigi di Ariccia. Percorso di riflessione sulla memoria dei luoghi, la condizione attuale e le trasformazioni in atto". Si è trattato di mix di incontri con scrittori e pubblico sull'esperienza del camminare e veri percorsi itineranti. Il camminare è stato intesto nella sua accezione di gesto naturale, libero ed anche sovversivo che permette di conoscere ed appropriarsi non solo della propria dimensione interiore, ma anche di quella del paesaggio che si attraversa. Non si è trattato esattamente di un intervento di progettazione artistica, plastica o pittorica, piuttosto di un'inclusione culturale che ha inteso ricercare in modo amichevole e sensibile il ricco e complesso sistema di relazioni e processi emergenti sul territorio. Dall'arte pubblica in poi, la questione si è spesso spostata su quanto l'intervento artistico sul territorio, incluso quindi in un panorama esistente, possa correre anche il rischio di violentarlo. Un interrogativo forse, ma anche una provocazione rispetto alla possibilità dell'arte di farsi parte attiva e responsabile in dinamiche non solo culturali, ma anche sociali, e rispetto a quanto possa essere il suo ruolo pubblico. Un ruolo che necessita di tenere ben conto sia dei termini estetici che etici del rapporto con gli abitanti di un territorio e dei margini di intervento e di dialogo con le amministrazioni pubbliche.

Riferimenti

www.osservatorionomade.net
www.undo.net
www.diffusamentemuseo.it/public/arteInGiustaMisura/testimonianze/dorfles.htm

Per la rubrica Sagre & Profane - Numero 65 settembre 2007