RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Gocce di scienza

Galileo, la Fisica e la Comunicazione

Non sarebbe stato necessario usare la lingua corrente, l'italiano invece del latino dei dotti, da parte di Galileo per illustrare tesi scientifiche. In genere non è ovvio porsi come obiettivo prioritario da parte degli studiosi riferire alla gente comune sui risultati ottenuti. Non lo è, non lo era tanto meno in un'epoca in cui avanzare ipotesi in antitesi con le teorie correnti significava essere messi al bando come nemici dell'umanità e, come tali, mettere a rischio la vita passando magari attraverso atroci torture. Riferiamoci, ad esempio, all'opera "Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, tolemaico e copernicano", dove viene riportata in forma letteraria ed attraverso dimostrazioni matematiche, la discussione scientifica tra tre interlocutori incentrata principalmente su di un argomento tra i più critici del momento, la contrapposizione tra sistema geocentrico ed eliocentrico. La data della pubblicazione è il 1632. Circa trenta anni prima era stato bruciato sul rogo Giordano Bruno che sosteneva la tesi copernicana a dispetto delle posizioni ufficiali teologiche ecclesiastiche ed anche di diverse scuole filosofiche del tempo che si avvalevano principalmente di argomenti aristotelici. Galileo intanto continuando i suoi studi, attraverso intuizioni ed osservazioni sperimentali che nel frattempo migliorarono specialmente con l'uso del cannocchiale, si convinse definitivamente della validità dell'ipotesi di Copernico. Era stato diffidato dal pubblicare tali tesi ma la circostanza che lo convinse a rischiare fu l'avvento di Urbano VIII come pontefice. Uomo colto, un matematico presso il quale Galileo aveva riposto le sue aspettative di libertà per il pensiero scientifico. La storia ha mostrato degli eventi diversi ma, dal momento che non sarebbe serio ritenere questa la sede giusta per una analisi delle cause o delle conseguenze dell'abiura, ci limiteremo a riportare l'opinione di molti secondo i quali l'impatto eccezionale ottenuto dall'opera scritta in volgare presso la gente comune abbia potuto indurre gli uomini di potere ad assumere posizioni più intransigenti verso lo scienziato e le sue idee. Comunque sarebbe riduttivo giudicare il modo di esprimersi di Galileo come dettato solo da esigenze propagandistiche. Galileo era un fisico, forse il primo in senso autentico avendo usato il formalismo matematico per rappresentare i fenomeni reali. Ma quello logico matematico non è il solo sistema a cui debbono soddisfare le leggi della fisica. Ogni scoperta in questo campo, in qualunque epoca, per potersi affermare deve necessariamente superare barriere concettuali di notevole entità. In altri termini, non è sufficiente usare schemi interpretativi e rappresentativi usuali per poter conoscere a fondo la realtà. Tale esigenza, profondamente avvertita da Galileo, l'indusse a confrontarsi oltre che con le tesi filosofiche vigenti anche con forme di pensiero più pure, autonome dalle linee del sapere corrente. Da qui la scelta di rappresentare le diverse posizioni rispetto alle nuove idee attraverso la contrapposizione dialettica di tre soggetti, Salviati lo studioso che propone, Simplicio la filosofia aristotelica, a quel tempo la teoria ufficiale compatibile con la visione religiosa cattolica del mondo, e Sagredo che usa il senso comune per la comprensione del reale, ma mostra anche curiosità ed apertura verso il nuovo, prerogative umane indispensabili per il percorso della conoscenza. All'interno di tale struttura, dove è possibile eseguire esperimenti ideali, sono presenti diverse componenti culturali e necessariamente viene usato un linguaggio rigoroso ma comune a tutti, tale da rendere maggiormente autentici e validi i giudizi poi enunciati. Dunque, la comunicazione come atto integrante del processo scientifico oltre che strumento di diffusione del sapere. Tale paradigma non ha perso di validità nel corso dei secoli successivi, anzi, se si considerano gli sviluppi recenti della fisica, i temi che hanno portato alla divisione con la fisica classica, la meccanica quantistica, il dualismo onda - particella, ovviamente, la relatività, ci si rende conto di quanto sia necessario e determinante il confronto con tutte le espressioni della logica non solo matematica. La concezione del tempo, la curvatura dello spazio, il calcolo delle probabilità, l'infinito o l'infinitesimale, esempi di concetti che non possono essere trattati semplicemente in base all'esperienza e che mostrano una connessione naturale con temi filosofici. Ma il rapporto con la filosofia come con qualsiasi altra dottrina non deve essere inteso come una indagine sui contenuti o accettazione di ideologie, piuttosto come una ricerca del formalismo adeguato a contenere le linee innovative. Einstein non avrebbe mai potuto formulare teorie come la relatività se non fossero esistiti pensatori del calibro di Leibniz o di Mach, o matematici come Grossmann o Levi Civita, ma sono risultati indispensabili anche ragionamenti elementari sulla realtà. (Anche Galileo trattò la relatività e riportava come tipica situazione da studiare quella del moto in una cabina all'interno di una nave). La comunicazione, dunque come proposta da Galileo, assume valenze plurime nel perseguire effettivi obiettivi scientifici. È condivisione di esperienze e di pensieri ed ognuno di noi è autorizzato a partecipare ed a contribuire, anche con il solo ascolto, anche con il buon senso.

Per la rubrica Gocce di scienza - Numero 64 luglio 2007