RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Enogastronomia

Poco marketing tra i produttori di vino ai Castelli Romani

L'ultima domenica di maggio è il giorno dedicato a "Cantine Aperte", manifestazione nazionale nata nel 1993 per opera del Movimento Turismo del Vino. Il Movimento ha sede a Torgiano (PG) e delegazioni in tutte le regioni italiane.
Le cantine che partecipano all'iniziativa, in base ai dati ricavati dal sito ufficiale della stessa organizzazione (www.movimentoturismovino.it) sono 900 circa.
"Cantine aperte" è una manifestazione valida (come calici di stelle, benvenuta vendemmia, novello in cantina, vinitaly, ...) che consente di valorizzare sotto vari aspetti il settore enologico, specialmente attraverso il contatto diretto con un folto pubblico di visitatori (circa il 50% sono giovani di 25-30 anni, soprattutto donne, appassionati enoturisti colti ed esigenti con forte capacità di spesa).
L'iniziativa, quindi, non può che avere il nostro plauso; una volta l'anno, in tutta Italia, nello stesso giorno (in alcune regioni la manifestazione comincia il sabato e termina la domenica sera) chiunque ha la possibilità di visitare cantine, grandi o piccole con gli annessi vigneti e rendersi conto, attraverso un percorso guidato, del processo produttivo dell'intera filiera. Si possono vedere ad esempio i macchinari adibiti alla lavorazione delle uve e alla vinificazione, le attrezzature per l'affinamento, la maturazione, l'imbottigliamento dei vini e, quando esistente, il reparto invecchiamento degli stessi con le classiche botti di legno e/o le note barriques.
Certo sarebbe molto interessante poter assistere alle lavorazioni in fase vendemmiale, ma ciò comporterebbe al produttore grosse difficoltà organizzative e di sicurezza per le decine, centinaia e a volte migliaia di persone che affollano le Cantine in quei giorni.
Al visitatore, in ogni caso, è offerta una magnifica opportunità di conoscenza del settore vitivinicolo. Si possono assaggiare, inoltre, specialità gastronomiche (vere e proprie eccellenze agroalimentari del comprensorio) e degustare i vini tipici della zona, sotto la guida degli enologi e dei sommelier preposti al servizio d'accoglienza. Alcune Cantine organizzano feste anche con canti e balli che rispecchiano gli usi, i costumi, le tradizioni del territorio.
"Cantine Aperte" è una bella occasione per il visitatore, ma a nostro parere lo è soprattutto per il produttore.
La Cantina, è vero, deve sostenere la complessità della manifestazione sotto l'aspetto organizzativo ed economico (pensiamo al personale dell'azienda che di norma non lavora nei giorni festivi, ai collaboratori esterni, ai camerieri, ai sommelier, ai cuochi, ai cibi e vini offerti per gli assaggi, alla stampa dei manifesti, depliant e ad ogni altra forma di pubblicità, ecc.), ma le spese rientrano almeno in parte, attraverso la vendita diretta delle bottiglie di vino e delle eventuali specialità gastronomiche. L'azienda vitivinicola ben operando acquisisce, inoltre, una positiva immagine, la cui ampiezza e validità sono direttamente riferite alle modalità dell'organizzazione e, ovviamente, ai prodotti presentati al pubblico nel giusto rapporto qualità/prezzo. I visitatori soddisfatti, per di più, diventano acquirenti "fidelizzati".
In altre parole la manifestazione è una ottima forma di pubblicità per la Cantina (privata o sociale) e quindi più che di spesa organizzativa è opportuno parlare d'investimento, o meglio di valida iniziativa di marketing.
Il numero delle Cantine aderenti alla manifestazione varia da Regione a Regione e si basa oltre che sull'ovvio desiderio partecipativo, anche sulla qualità/quantità e diversità dei vini prodotti, sulle identità strutturali e capacità organizzative degli stabilimenti presenti nel territorio.
La parte da leone per il numero più alto di Cantine partecipanti spetta alla Toscana, seguita dalle Regioni Piemonte, Veneto, Umbria e Campania.
Nel Lazio, nel 2007, hanno aderito 23 Cantine, di cui 12 situate nella provincia di Roma.
Nei Castelli Romani, in altre parole nel territorio della Strada dei Vini (benedetta iniziativa che forse sta decollando) cosa succede? Registriamo 8 adesioni, di cui 4 nella zona D.O.C. Frascati (ove sono presenti circa 35 produttori), una nella zona D.O.C. Velletri e una anche in quella del vino a denominazione d'origine controllata Colonna - Montecompatri. Nel territorio della D.O.C. Colli Albani le Cantine partecipanti sono state due, mentre nelle zone D.O.C. Colli Lanuvini e Marino non si è verificata alcuna adesione.
Le Cooperative agricole e le Cantine sociali del comprensorio non hanno partecipato.
L'impressione ricevuta dai dati sopra menzionati (impressione forse errata e se così fosse ne saremmo felici) è che negli ultimi anni nei Castelli Romani (e probabilmente anche in altri territori) il numero delle adesioni a "Cantine Aperte" tende progressivamente a diminuire. E' vero che c'è un calo effettivo e costante della produzione di vino, quale conseguenza della diminuzione degli ettari coltivati a vigneto, ma questo non comporta di pari passo una evidente riduzione del numero delle Cantine, che oltretutto sono impegnate a migliorare la qualità e a diversificare la gamma dei vini.
Riflessione finale. Ascoltiamo sovente le giuste preoccupazioni dei produttori per le difficoltà in cui versa il settore vitivinicolo castellano, soprattutto per i costi operativi elevati e per i guadagni poco remunerativi che si ottengono dalla vendita dei vini. Si esprimono progetti anche condivisibili per facilitare il collocamento dei prodotti sui mercati nazionali ed esteri, come degustazioni guidate, fiere, mostre, operazioni di marketing, ecc.
Nei fatti, al momento di operare concretamente, però, cosa succede? Poco, pochissimo. L'operatore vitivinicolo, a volte privo di stimoli, attende supinamente dagli organismi ufficiali un aiuto economico. L'aiuto quando è elargito, magari a pioggia, in altri termini senza distinguere tra meriti e demeriti delle cantine riceventi, risolve problematiche parziali, certamente non quelle di fondo.
Parliamoci chiaramente: aderire o no a "Cantine Aperte", come verso altre simili manifestazioni, rimane una libera scelta del produttore. E' auspicabile, però, una maggiore razionalizzazione e un migliore, stimolante ed armonioso coordinamento delle iniziative da intraprendere da parte di tutti gli addetti ai lavori, compresi gli organismi pubblici.
Oggi risaltano ancora, purtroppo, le forti contraddizioni in cui vive il settore enologico nazionale e in particolare quello dei Castelli Romani.

 

CONOSCIAMO I NOSTRI VINI: COLLI ALBANI D.O.C.

vitigni
Malvasia bianca di Candia (Malvasia rossa) fino ad un massimo del 60%. Trebbiani toscano, romagnolo, giallo e di Soave da soli o congiuntamente dal 25 al 50%.
Malvasia del Lazio (Malvasia puntinata) dal 5 al 45%.
Possono concorrere i vitigni bianchi "raccomandati" o "autorizzati" per la provincia di Roma, fino ad un massimo del 10%.

zona
Ariccia, Albano Laziale e parte di Roma, Pomezia, Ardea, Castel Gandolfo, Lanuvio;
tipologia
bianco, normale e superiore, spumante.

produzione
la produzione media annua delle uve nel periodo 2001 - 2004 è stata di quintali 61.400 circa, corrispondenti a circa 43.000 ettolitri di vino.

caratteristiche organolettiche
colore dal giallo paglierino al paglierino scarico; odore vinoso e delicato. Sapore secco o abboccato o amabile o dolce, caratteristico, fruttato. Alcol minimo per il normale: 10,50%. Alcol minimo per il superiore: 11,50% con obbligo di indicare l'annata di produzione.

abbinamento gastronomico
antipasti di mare, portate a base di pesce e verdure. Ottimo con la porchetta di Ariccia e piatti a base di pollame, lumache alla romana e mozzarella in carrozza.

n.b.
principali proposte di modifica del disciplinare: alcol minimo 11,50% (12% per il superiore), Malvasia del Lazio 50%, 130 q. ad ettaro la produzione massima di uva.

 

GLOSSARIO

vinificazione: trasformazione dell'uva in vino; vinificazione in bianco, fermentazione del solo mosto senza il contatto delle bucce; vinificazione in rosso, fermentazione del mosto con macerazione delle vinacce; vinaccia, le parti solide dell'uva (bucce, raspi, vinaccioli); vigoroso, vino generoso, gradevole, con elevata alcolicità e di giusto corpo; vuoto, vino povero di sostanze estrattive e al palato risulta fiacco, senza consistenza.

Per la rubrica Enogastronomia - Numero 64 luglio 2007