RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Cibo per la mente

Le erme bifronti di aricia”ippolito – virbio e i riti arcaici di iniziazione”

Il rinvenimento, alcuni anni fa in località "Orto di Mezzo", presso Vallericcia, tra l'Appia antica e la rupe dell'antico abitato di Ariccia, ha dato lo spunto ad Alberto Silvestri - Presidente della sede ariccina dell'Archeoclub d'Italia - per un studio sulle erme bifronti ritrovate ad Ariccia nel corso del Novecento, tutte ad eccezione dell' ultima rinvenuta a Vallericcia. Il libro parte da un'indagine archeologico - iconografica di reperti "bicefali", si tratta di "erme doppie" che uniscono due teste divine rivolte in direzioni opposte, che rappresentano varie divinità, ritrovati nel territorio dell'antica città di Ariccia. Questa pubblicazione si inserisce nella ripresa di studi sulle antichità nemorensi; il fulcro di questo studio, ha le sue radici nell' analisi delle fonti letterarie e nella "redazione scritta" del mito di Ippolito - Virbio. L'uomo doppio ( che vive nascondendosi "sotto la maestà di Diana"), o la divinità doppia (in latino "vir - bis" ) , appare come "l'emblema del passaggio, del rinnovamento della società e del mondo". Riguardo le erme di Ariccia, che presentano due figure appaiate di barbati e imberbi, al di là delle varianti iconografiche, vi è il ricorso al mito di Ippolito - Virbio. L'autore mette in evidenza che ad Ariccia le erme bifronti sono presenti con ben otto esemplari; da ciò scaturisce un interrogativo: tale concentrazione è frutto di casualità o costituisce la creazione di un indizio per una "specifica" funzione di queste erme in quel contesto religioso - cultuale?. La prof.ssa Anna Pasqualini, nella prefazione, afferma che la risposta potrebbe essere che Ariccia e il suo territorio furono teatro di un rito praticato per molto tempo e poi abbandonato, successivamente ripristinato da Caligola nel luogo dove era stato praticato fin dall'inizio. Questo rito, non confinato nell'ambito del santuario di Nemi, si svolgeva lungo direttrici viarie che avevano il loro fulcro nell'Appia antica e nei suoi diverticoli. L'autore giunge alla constatazione che le erme bifronti di Ariccia sono state rinvenute lungo l'Appia antica o vicino l'Appia antica; e non è un caso che siano documentate a partire dall'età giulio - claudia. L'autore mette in risalto il bifrontismo diseguale che scandisce "un percorso iniziatico della gioventù, che delega al rex la tutela del suo vigore fisico e la stessa sopravvivenza". Con l'iconografia mediterranea, l'erma "bifronte"giunge nel Lazio centro - meridionale attraverso l'intermediazione sia magnogreca che etrusca, e vi trova la sua rappresentazione. Al centro - sud della penisola, e nell' Etruria, la tradizione aricina di Virbio affonda le radici in riti arcaici di passaggio dei giovani all'età adulta, guidati nella loro "uscita" dalla città da un "figlio di re" (Ippolito). Ippolito che sarebbe rimasto il protagonista dell'iniziazione dei giovani e del rito in rappresentanza dei suoi coetanei. Questo adolescente aspirante rex, doveva, nel viaggio del sole nelle acque infere, fuggire lungo una via stretta che delimitava l'abitato dal non abitato ( "clivus Virbii " ) e rimanere nascosto nel periodo fino alla sua trasformazione in "vir " . L'adolescente, dopo un servizio cultuale alla dea Diana, la sua uccisione rituale e le cure di Egeria, entrava nella comunità degli adulti, mimando il "ritorno" del sole neonato ( "Virbio", figlio di Ippolito ). Così "Virbio" e la sua "strada" ( coincidente, con quel tratto dell'Appia antica dove sono state trovate le doppie erme ) vengono rappresentati come divinità, con l'emblema del "passaggio", del rinnovo del sistema sociale e dell'inizio del mondo. Per concludere, questa ricerca segue una varietà di suggestioni e una ricchezza di motivi, nonché costituisce certamente un contributo alla non facile soluzione di problemi connessi ad un sito di una complessità straordinaria.

Alberto Silvestri, Le erme bifronti di Aricia. Ippolito - Virbio e i riti arcaici di iniziazione, Palombi Editori - Roma, 2005

Per la rubrica Cibo per la mente - Numero 64 luglio 2007