RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Beni culturali

Il Palazzo comunale di Colonna: un progetto per la comunità

L'ex Palazzo Baronale di Colonna è un'opera di dimensioni rilevanti che sovrasta, per la sua mole e per la posizione orografica, l'intero centro urbano uno dei più piccoli dei Castelli Roma-ni. Le vicende che hanno interessato il Palazzo sono strettamente legate a quelle che hanno scandito lo sviluppo dell'intero nucleo abitato fin dalla sua fondazione. Il monumento è sicura-mente individuabile - almeno nelle sue forme originarie - come emergenza architettonica di spicco del primitivo castrum del quale ha seguito le sorti, subendo con esso ripetute distruzioni e ricostruzioni. Le vicissitudini del borgo e delle famiglie nobiliari che l'hanno posseduto (i Co-lonna e i Rospigliosi-Pallavicini) hanno pesantemente inciso sulla morfologia generale, conse-gnandoci oggi una costruzione che pone notevoli problemi di configurazione spaziale urbana, di restauro e di futuro utilizzo. Pur nelle mediocri condizioni conservative nelle quali attualmente si trova, non c'è dubbio alcuno che si tratti di un'opera meritevole di essere tutelata e riconse-gnata alla vita del paese: molti, infatti, sono gli elementi genuini della costruzione che si im-pongono per qualità architettonica e urbana. A tale scopo, da alcuni anni, l'Amministrazione Comunale ne ha avviata la completa acquisizione, promuovendone al contempo, con il suppor-to finanziario dell'Amministrazione Provinciale, lo studio storico e una iniziale valutazione pro-gettuale finalizzata al riuso pubblico. Tali analisi sono state affidate al Dipartimento di Ingegne-ria Civile dell'Università di Roma Tor Vergata che ha pertanto svolto, avvalendosi di molteplici apporti di studiosi ed esperti, un'accurata ricerca esplicitata con una mostra e una conferenza pubbliche tenutesi presso il locale Teatro chiesa vecchia, mentre gli aspetti metodologicamente più significativi e le conoscenze storiche conseguite sono state oggetto di specifici contributi esposti in occasione di vari consessi internazionali.
Dei similari impianti principeschi il Palazzo conserva ancora l'imponenza della mole, la qualità architettonica del loggiato, la raffinatezza di certi dettagli costruttivi e il rapporto percettivo con l'ambiente urbano circostante che lo vede tuttora emergente nel minuto edificato cittadino. Ubicato nella parte più alta della collina, costituiva - fino al secolo XVIII - un intero isolato in parte poggiante su sostruzioni di epoca romana oltre che sul banco tufaceo del colle. Il fronte principale vede riferito all'accesso - marcato da un'ampia svasatura nella parte a scarpa del piano terra, da un grande portale bugnato e quindi, in alto, dalla vela dell'orologio - l'asse via-rio centrale dell'abitato storico (l'attuale via Aldo Moro) che porta fino al vuoto urbano più am-pio e vitale del paese, oggi piazza Vittorio Emanuele II. Il fronte opposto, caratterizzato da un doppio ordine a cinque fornici (alcuni dei quali in parte occlusi), di più evidente impianto cin-quecentesco, chiude parzialmente una piccola corte, per il resto aperta fino a via Plebiscito; tracciato in parte ricalcante il profilo delle antiche mura del Castrum.
Il rilevamento del monumento e la ricerca storico-documentale svolta presso il Dipartimento di Ingegneria Civile hanno portato luce nella conoscenza della plurisecolare storia del Palazzo, in precedenza poco studiata: aspetti significativi delle sue vicende sono così emersi o sono stati meglio definiti. La parziale fondazione su precedenti resti di epoca romana; l'utilizzo di alcuni locali come sede carceraria; la concessione di altri ambienti, da parte dei Pallavicini (storico ca-sato che per ultimo ne è stato a lungo proprietario), in enfiteusi perpetua per l'amministrazione della "Comunità della Colonna"; le diverse trasformazioni avvenute nel dopoguerra: sono que-ste alcune tra le più significative vicende che la ricerca ha evidenziato o meglio definito. L'analisi ricostruttiva, basata su ipotesi sufficientemente attendibili riguardo la sua particolare morfologia (numerose sono le parti apparentemente classificabili come "non finito"), ha con-sentito di pianificare una proposta di restauro per un ottimale utilizzo pubblico del bene e del suo intorno, progettando al suo interno, assieme ai necessari ambiti di servizio, una biblioteca, sale consiliari/convegnistiche/espositive, uffici municipali e per l'associazionismo, un piccolo museo; il tutto pienamente fruibile in ogni suo spazio, diversamente da quanto solitamente avviene intervenendo su strutture così antiche. Lo studio ha dovuto necessariamente tener conto anche dell'incombente serbatoio idrico realizzato quasi all'interno della corte negli anni Cinquanta, dal Consorzio Acquedotto Doganella. Nelle proposte - scaturite anche da ricerche sviluppate in tesi di laurea in ingegneria edile - è emersa così la possibilità di "trasformare" il manufatto (premessa l'impossibilità di eliminarlo) in una moderna "torre di servizio" sulla scor-ta "storica" di quelle che ancora punteggiano il territorio: una struttura di tal genere un tempo doveva essere collocata, come alcune carte storiche dimostrano, anche nel borgo abitato sulla sommità di questo colle. Orograficamente, infatti, questo rilievo, anche se non molto alto, è il più avanzato a settentrione del sistema del Vulcano Laziale, in ottimale posizione per il control-lo sia di buona parte della Campagna Romana che dell'ambito iniziale della Valle del Sacco.

 

INFO-BIBLIO

  • D. Maestri, R.M. Strollo, Analisi grafica propedeutica al restauro: il caso del Palazzo Baronale di Colonna, negli Atti del Seminario Internazionale di Studi "Gli strumenti di conoscenza per il progetto di restauro", Roma, Gangemi, 2003, pp. 267- 275;
  • D. Maestri, R.M. Strollo, Il Palazzo Baronale di Colonna: problematiche di rilevamento, negli Atti del Convegno Internazionale IL RILIEVO DEI BENI ARCHITETTONICI PER LA CONSERVAZIONE, Ro-ma, Kappa, 2005, pp. 537-549;
  • D. Maestri, R.M. Strollo, M. Testa, L'architettura riscoperta: il Palazzo Baronale di Colonna - note storiche e le riqualificazioni guidate, in Castelli Romani, a. XLIV - XII n.s., nn. 2 e 3, 2004, pp. 54-62 e 77-85;
  • L. Donato, D. Maestri, G. Stringa, R.M. Strollo, M. Testa, L'architettura riscoperta e divulgata: il Palazzo Baronale di Colonna - storia e progetti per la comunità, negli Atti del Convegno Inter-nazionale E-Arcom 2004 tecnologie per comunicare l'architettura, Ancona, CLUA, 2004, pp. 390-395.


 

Per la rubrica Beni culturali - Numero 64 luglio 2007