RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

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Luoghi del '900 letterario


l carattere non accademico dell'incontro che si è tenuto il 7 febbraio u. s. nella Biblioteca di Ciampino, nell'ambito del Progetto Luoghi del Novecento Letterario - Letture Immagini - Documenti, ha certamente catturato l'attenzione di un pubblico attento e partecipe: Fabio Pierangeli ha saputo trasmettere, attraverso flash e brevi riferimenti, la complessità del rapporto di Pier Paolo Pasolini con Roma, "Tutta vizio e sole, croste e luce...", ma anche Inferno e Paradiso.
Così in una lettera lo scrittore parla di Roma: "Tu sapessi cosa è Roma! Tutta vizio e sole, croste e luce: un popolo invasato dalla gioia di vivere, dall'esibizionismo e dalla sensualità contagiosi, che riempie le periferie".
Non è stata propriamente una conferenza, nell'accezione stretta del termine, usato dagli organizzatori nella presentazione degli incontri, ma un tentativo, pienamente riuscito, di rendere partecipi i presenti della grande e profonda vicenda umana vissuta da Pasolini a Roma, di quanto lo scrittore abbia assorbito dagli ambienti di quella "stupenda e misera città...": i luoghi, trasfigurati e resi mitici, diventano nelle sue opere un palcoscenico ideale per rappresentare la complessità e la contraddittorietà dell'esistenza dell'uomo, che, seppur orientato verso il bene, si ritrova immancabilmente a ripercorrere le vie del male.
Tra il pubblico qualche ciampinese di mezza età ha osservato: "Siamo un po' tutti pasoliniani..."
Ciampino dei primi anni cinquanta , quando Pasolini percorreva ogni giorno la strada dalla stazione ferroviaria alla Scuola F. Petrarca di Via Pignatelli dove insegnava, è stata in qualche modo un luogo pasoliniano.
In quell'epoca Ciampino aveva qualcosa in comune con le borgate di Roma, soprattutto se si tiene conto del Sacro Cuore, che lo scrittore aveva sotto gli occhi ogni giorno nel suo consueto tragitto per recarsi a scuola. Nel Sacro Cuore, che a molti ancora oggi evoca l'immagine di luogo infernale, erano ricoverati gli sfollati che avevano perso la casa durante la guerra.
Chi viaggiava sul trenino per Roma vedeva le baracche a ridosso dell'acquedotto , sulle quali svettavano le antenne delle televisioni, simbolo della grande omologazione che avrebbe a breve distrutto quel mondo mitico e autentico nel quale Pasolini riponeva le speranze per una salvezza dal falso progresso incombente...

"Che stupendo mattino! A nessun altro / uguale! Ora fili di magra / nebbiolina, ignara tra i muraglioni / dell'acquedotto, ricoperto / da casette piccole come canili, / e strade buttate là, abbandonate, / al solo uso di quella povera gente..." La religione del mio tempo

Molto spazio è stato riservato alla lettura di brani tratti dalle opere di Pasolini, interpretati con grande sensibilità dall'attrice ciampinese Adonella Monaco.
Tra il pubblico anche Graziella Chiarcossi che ci ha fatto sentire la presenza del grande scrittore al quale la biblioteca è intitolata.

Per la rubrica Libri Lettori Biblioteche - Numero 7 marzo 2002