RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

La posta dei lettori

Risposta all’articolo Fahrenheit 451

L'articolo Fahrenheit 451, pubblicato sul Vivavoce di maggio, si chiude con una domanda: "Se Fahrenheit 451 è la temperatura alla quale brucia la carta, vorrei sapere la temperatura alla quale brucia la televisione per poter parlare di un futuro in cui saremo liberi di non guardarla".
Al giovane autore vorrei rispondere che l'uomo pensante possiede uno strumento per poter carbonizzare l'orribile scatola che tenta di annientare le nostre menti: il telecomando. Il coraggio di reagire è racchiuso nella nostra mano. La velocità con la quale il nostro pollice si muove sui tasti del telecomando, passando da un canale ad un altro, potrà sembrare strano, è una forma di libertà. La moglie di Montag, il pompiere di Fahrenheit 451, è "schiava" del sistema perché la televisione è "una": sulle pareti di casa viene proiettato un solo programma. Un osservatore attento, leggendo il romanzo o guardando il film, noterebbe che Mildred non ha possibilità di scegliere cosa guardare: il palinsesto è fissato. Mildred non possiede un telecomando per decidere cosa guardare sulle pareti TV. Noi, uomini pensanti, invece sì.
Quando rientriamo a casa, dopo una giornata passata in ufficio o a scuola, ci sediamo sui nostri comodi divani e accendiamo la scatola. E' semplice: basta spingere un tasto del telecomando per venire sommersi da un fascio di colori e suoni, ma, con altrettanta facilità, possiamo decidere cosa guardare. La cosa migliore, come ci suggerisce Bergonzoni, resta, comunque, guardare la televisione quando è spenta. E questo per un uomo pensante è ancora possibile.
Per concludere vorrei suggerire ai lettori del Viv@voce un romanzo di Martin Page Come sono diventato stupido edito da Garzanti.
Il protagonista, Antoine, dopo vari e fallimentari tentativi di conquistare la felicità, decide di guarire dalla sua malattia, l'intelligenza, diventando stupido.
... "Ora, a venticinque anni, sperando in una vita un po' più dolce, Antoine decise di coprire il proprio cervello con il sudario della stupidità. Troppo spesso aveva osservato che l'intelligenza è parola che designa sciocchezze ben costruite e graziosamente enunciate, ed è talmente traviata che sovente è più vantaggioso essere stupidi che intellettuali doc. L'intelligenza rende infelici, solitari, poveri, mentre mascherarla permette un'immortalità da rotocalco e l'ammirazione di quelli che credono in ciò che leggono."...
Un romanzo piacevole, una divertente satira della società contemporanea.

Per la rubrica La posta dei lettori - Numero 23 agosto 2003