RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

La posta dei lettori

La rivolta dei maiali

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Qualche settimana fa sono stato da un mio amico a fare la solita piacevole e massacrante "24 ore della braciola". Ci riuniamo poco prima di pranzo e fino a tarda sera ci facciamo arrosto i più buoni maialini, vitelli, abbacchi e polli alla brace. Tutto annaffiato dal buon vino delle nostre parti.
Arrivati a tarda sera, provato ormai dall'estenuante giornata ho deciso di fare una pausa per ricaricarmi. Mi sono steso sulla sdraio e ho guardato un tg che passava lì per caso. Un servizio parlava del racket degli animaletti domestici; quello subito dopo invece, spiegava che molti cari, dolci e affezionati amici a quattro zampe venivano saltati in padella e serviti nei ristoranti. Il cronista commentava con rabbia che tanti cani e tanti gatti vengono usati per farne pellicce o succulenti banchetti e davanti ad un menù di cane e gatto al forno ognuno di noi avrebbe rabbrividito.
Ditelo a me! Dopo nove chili di maialino alla brace e qualche goccio di troppo, i brividi mi vennero per davvero. Dopo aver accertato la provenienza della carne appena ingollata, mi sono ridisteso pesantemente sulla sdraio e ho preso in braccio Attila, il gatto da 20 chili del padrone di casa. Gli ho detto: "A te non ti mangiamo mica, non aver paura". E l'ho rimesso giù.
A quel punto è successo qualcosa di inenarrabile: i pezzi di maialino ancora sul fuoco si sono ricomposti in un solo ustionato maiale da combattimento, la lepre in aceto per le pappardelle del giorno dopo si è messa in piedi e le ossa spolpate del pollo si sono messe a correre come matte. Mi si è avvicinato il maialino, che tanto "ino" non era, e ha cominciato a girarmi intorno, poi ha preso Attila per le zampe e lo ha squartato. A quel punto è arrivata la lepre e mi ha guardato con gli occhi di fuoco dicendomi: "Sai qual è stato il momento più brutto della mia vita? Quando il cacciatore mi ha sparato e mi ha ferita e subito dopo è arrivato il cane maledetto e mi ha preso coi denti."
Poi il pollo ha smesso di correre qua e là e mi ha urlato:" Sai qual è stato il momento più bello della mia vita? Quando mi hanno preso dalla gabbia e mi hanno tirato il collo. Quei trenta secondi fuori della gabbia prima della morte sono stati gli unici attimi da pollo libero". Infine il maialino con Attila morto in mano mi ha preso per il collo e cuocendomi sulla griglia mi ha detto:" Sai cosa provo cucinando te e il gatto? Provo la piacevole sensazione di decidere cosa si può fare o cosa non si può fare. Per me rosolarti al forno non è un peccato, il gatto allo scottadito è fantastico, ma che nessuno tocchi la lepre o il pollo, perché sono i miei migliori amici (o schiavi) e mangiarli significherebbe che sono un maiale senza cuore, un atroce commerciante di animaletti domestici. Questa è la mia legge e tu sei dall'altra parte. Come ti senti?".
Mentre rosolavo per bene a mille gradi e la forchetta mi bucherellava di qua e di là, l'odore degli arrosticini all'abruzzese mi ha svegliato.
Era un sogno. Avevo fatto un sogno terribile.
Nonostante gli ottimi due chili di arrosticini e la fame del risveglio, non ho mangiato più per quella sera; inoltre non ho guidato e ho deciso che: o comincio a mangiare anche i cani e i gatti oppure porterò un po' più di rispetto verso tutti gli altri organismi viventi dell'universo.

Per la rubrica La posta dei lettori - Numero 25 ottobre 2003